TELEACRAS
Agrigento, al Teatro dell’Efebo inaugurata la stagione 2026 con la “Petite Messe Solennelle” di Rossini
Successo di pubblico al Teatro dell’Efebo per l’apertura della stagione 2026 con l’esecuzione della Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini, proposta nella versione originale dal Coro “Alessandro Scarlatti” diretto dal maestro Alessandra Pipitone. L’esecuzione ha visto la partecipazione dei solisti Katia Ilardo, Lorena Scarlata, Samuele Di Leo e Salvatore Grigoli, accompagnati da pianoforti e armonium. L’evento, ospitato nell’antica cavea del Giardino Botanico, è stato promosso dal presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, che ha sottolineato il valore della musica come strumento di aggregazione e crescita culturale. L’ingresso gratuito ha favorito un’ampia partecipazione di pubblico, mentre la dirigente del settore Affari generali, Maria Antonietta Testone, ha evidenziato il forte richiamo delle iniziative culturali sul territorio. La serata, alla presenza di autorità civili e militari, ha segnato un momento di incontro tra istituzioni, artisti e cittadini, confermando il ruolo del Teatro dell’Efebo come spazio centrale per la promozione culturale agrigentina.
GRANDANGOLO
Successo al Teatro dell’Efebo della “Petite Messe Solennelle” di Rossini per l’apertura 2026
Applausi e consenso unanime del pubblico che ha gremito ieri sera il Teatro dell'Efebo
Applausi e consenso unanime del pubblico che ha gremito ieri sera il Teatro dell’Efebo per l’esecuzione della “Petite Messe Solennelle”, capolavoro di Rossini presentato nella sua versione originale dal Coro “Alessandro Scarlatti” sotto la direzione del Maestro Alessandra Pipitone, ed interpretato dai solisti Katia Ilardo (soprano), Lorena Scarlata (contralto), Samuele Di Leo (tenore) e Salvatore Grigoli (basso), accompagnati da Elia Tagliavia al primo pianoforte, Riccardo Scilipoti al secondo pianoforte e Andrea Gallina all’armonium. La performance ha confermato le attese ed ha costituito una piacevole novità per lo scenario dell’antica cavea del Giardino Botanico, in una serata voluta dal Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, che nel suo intervento ha rimarcato il grande spessore artistico e culturale dell’opera e l’importanza della musica come strumento di aggregazione sociale, crescita culturale e condivisione.
“Proprio per questo – ha detto Pendolino – abbiamo voluto offrire gratuitamente l’evento alla cittadinanza, favorendo la più ampia partecipazione possibile, confermando il Teatro dell’Efebo come punto di riferimento per la promozione artistica e musicale del territorio”. Accanto al presidente Pendolino era presente la Dirigente del Primo Settore Affari Generali del Libero Consorzio Comunale, Maria Antonietta Testone, che ha posto l’accento sulla significativa presenza di pubblico, a conferma del richiamo effettuato da iniziative culturali di qualità e di spessore, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Numerose le autorità presenti: tra queste il Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, il sindaco Michele Sodano, il Consigliere del Libero Consorzio, Vito Terrana, rappresentanti delle istituzioni civili e militari e numerosi esponenti del mondo della cultura.
L’inaugurazione della stagione 2026 del Teatro dell’Efebo, presentata da Rosi Mandracchia, ha rappresentato senz’altro un importante momento di incontro tra istituzioni, artisti e cittadini, confermando il ruolo centrale della cultura e della musica nella vita della comunità agrigentina.
AGRIGENTOOGGI
Successo al Teatro dell’Efebo per “Petite Messe Solennelle” di Rossini
Applausi e consenso unanime del pubblico che ha gremito ieri sera il Teatro dell’Efebo di Agrigento per l’esecuzione della “Petite Messe Solennelle”, capolavoro di Rossini presentato nella sua versione originale dal Coro “Alessandro Scarlatti” sotto la direzione del Maestro Alessandra Pipitone, ed interpretato dai solisti Katia Ilardo (soprano), Lorena Scarlata (contralto), Samuele Di Leo (tenore) e Salvatore Grigoli (basso), accompagnati da Elia Tagliavia al primo pianoforte, Riccardo Scilipoti al secondo pianoforte e Andrea Gallina all’armonium.
La performance ha confermato le attese ed ha costituito una piacevole novità per lo scenario dell’antica cavea del Giardino Botanico, in una serata voluta dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, che nel suo intervento ha rimarcato il grande spessore artistico e culturale dell’opera e l’importanza della musica come strumento di aggregazione sociale, crescita culturale e condivisione.
“Proprio per questo – ha detto Pendolino – abbiamo voluto offrire gratuitamente l’evento alla cittadinanza, favorendo la più ampia partecipazione possibile, confermando il Teatro dell’Efebo come punto di riferimento per la promozione artistica e musicale del territorio”.
Accanto al presidente Pendolino era presente la dirigente del primo settore affari generali del Libero Consorzio Comunale, Maria Antonietta Testone, che ha posto l’accento sulla significativa presenza di pubblico, a conferma del richiamo effettuato da iniziative culturali di qualità e di spessore, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Numerose le autorità presenti: tra queste il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, il sindaco Michele Sodano, il consigliere del Libero Consorzio, Vito Terrana, rappresentanti delle istituzioni civili e militari e numerosi esponenti del mondo della cultura.
L’inaugurazione della stagione 2026 del Teatro dell’Efebo, presentata da Rosi Mandracchia, ha rappresentato senz’altro un importante momento di incontro tra istituzioni, artisti e cittadini, confermando il ruolo centrale della cultura e della musica nella vita della comunità agrigentina.
SCRIVOLIBERO
Successo al Teatro dell’Efebo della “Petite Messe Solennelle” di Rossini per l’apertura 2026
Applausi e consenso unanime del pubblico che ha gremito ieri sera il Teatro dell’Efebo per l’esecuzione della “Petite Messe Solennelle”, capolavoro di Rossini presentato nella sua versione originale dal Coro “Alessandro Scarlatti” sotto la direzione del Maestro Alessandra Pipitone, ed interpretato dai solisti Katia Ilardo (soprano), Lorena Scarlata (contralto), Samuele Di Leo (tenore) e Salvatore Grigoli (basso), accompagnati da Elia Tagliavia al primo pianoforte, Riccardo Scilipoti al secondo pianoforte e Andrea Gallina all’armonium. La performance ha confermato le attese ed ha costituito una piacevole novità per lo scenario dell’antica cavea del Giardino Botanico, in una serata voluta dal Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, che nel suo intervento ha rimarcato il grande spessore artistico e culturale dell’opera e l’importanza della musica come strumento di aggregazione sociale, crescita culturale e condivisione.
“Proprio per questo – ha detto Pendolino – abbiamo voluto offrire gratuitamente l’evento alla cittadinanza, favorendo la più ampia partecipazione possibile, confermando il Teatro dell’Efebo come punto di riferimento per la promozione artistica e musicale del territorio”. Accanto al presidente Pendolino era presente la Dirigente del Primo Settore Affari Generali del Libero Consorzio Comunale, Maria Antonietta Testone, che ha posto l’accento sulla significativa presenza di pubblico, a conferma del richiamo effettuato da iniziative culturali di qualità e di spessore, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Numerose le autorità presenti: tra queste il Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, il sindaco Michele Sodano, il Consigliere del Libero Consorzio, Vito Terrana, rappresentanti delle istituzioni civili e militari e numerosi esponenti del mondo della cultura.
L’inaugurazione della stagione 2026 del Teatro dell’Efebo, presentata da Rosi Mandracchia, ha rappresentato senz’altro un importante momento di incontro tra istituzioni, artisti e cittadini, confermando il ruolo centrale della cultura e della musica nella vita della comunità agrigentina.
LENTEPUBBLICA
Premi di produttività nella PA: i dipendenti possono vedere tutti i calcoli
Premi di produttività nella PA, il TAR Veneto: il dipendente ha diritto a conoscere tutti i criteri di ripartizione. La trasparenza prevale quando è in gioco il trattamento economico.
Quando un lavoratore pubblico riceve un incentivo economico e nutre dubbi sulle modalità con cui è stato calcolato, può chiedere di conoscere non soltanto i dati che lo riguardano direttamente, ma anche l’intero meccanismo utilizzato dall’amministrazione per distribuire le somme. È questo il principio affermato dal Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto con la sentenza n. 621 del 2026, una decisione destinata ad avere effetti significativi sul tema della trasparenza nella Pubblica Amministrazione.
I giudici veneziani hanno infatti chiarito che, nel caso dei premi di produttività o di altri incentivi collegati alle performance dei dipendenti, l’accesso agli atti non può essere limitato a una documentazione parziale. Chi riceve una determinata somma deve poter comprendere in modo completo come si è arrivati a quel risultato economico e verificare che le regole siano state applicate correttamente.
La pronuncia rafforza ulteriormente il ruolo del diritto di accesso come strumento di tutela individuale e di controllo sulla correttezza dell’azione amministrativa.
Il caso nato dalla ripartizione degli incentivi IMU e TARI
La vicenda trae origine da una controversia sviluppatasi all’interno del Comune di Villaverla, in provincia di Vicenza.
Una ex dipendente comunale, andata in pensione nel 2023 dopo aver ricoperto per anni incarichi di responsabilità nell’ambito finanziario e tributario dell’ente, aveva partecipato alle attività di recupero dell’evasione fiscale locale relative ai tributi IMU e TARI.
Nel 2025 il Comune aveva approvato un regolamento destinato a disciplinare l’erogazione degli incentivi economici al personale coinvolto nelle attività di accertamento e riscossione dei tributi. Il sistema prevedeva una distribuzione delle somme sulla base di percentuali prestabilite e di una valutazione delle attività svolte dai diversi componenti dei gruppi di lavoro.
Quando vennero liquidati gli incentivi riferiti all’anno precedente, la dipendente ricevette nel proprio cedolino una somma di appena 36,46 euro. Ritenendo necessario comprendere le ragioni di quell’importo, presentò una richiesta di accesso agli atti per ottenere la documentazione utilizzata dall’ente nella fase di calcolo e distribuzione delle risorse.
Il diniego dell’amministrazione
L’ente locale non negò completamente l’accesso, ma fornì soltanto una parte dei documenti richiesti.
In particolare, vennero trasmessi alcuni prospetti riepilogativi che riportavano importi differenti rispetto a quelli risultanti dal cedolino stipendiale e che, secondo la ricorrente, non consentivano di ricostruire il procedimento seguito dall’amministrazione.
Restarono invece esclusi i documenti più importanti: la relazione contenente i criteri di ripartizione del fondo e le schede di dettaglio utilizzate per determinare le quote spettanti ai singoli partecipanti.
Secondo il Comune, la richiesta si sarebbe tradotta in una forma di controllo generalizzato sull’attività amministrativa, situazione che la normativa in materia di accesso intende evitare.
La dipendente, non ritenendo sufficiente la documentazione ricevuta, si è quindi rivolta al TAR.
Perché il TAR ha dato ragione alla lavoratrice
Nella sentenza, i giudici hanno ricordato che il diritto di accesso previsto dalla legge n. 241 del 1990 spetta a chi possiede un interesse diretto, concreto e attuale collegato ai documenti richiesti.
Nel caso esaminato, questo requisito risultava pienamente soddisfatto.
L’importo assegnato alla lavoratrice non era infatti il risultato di una valutazione isolata, ma derivava da un sistema di distribuzione che coinvolgeva l’intero gruppo di lavoro. La quota riconosciuta a ciascun partecipante dipendeva da criteri percentuali e da valutazioni comparative effettuate dall’amministrazione.
Per tale motivo, secondo il TAR, la dipendente aveva il diritto di conoscere non soltanto i dati riferiti alla propria posizione, ma anche l’intera documentazione sulla quale si fondava la ripartizione delle risorse.
Solo una visione complessiva del procedimento avrebbe infatti consentito di verificare se i criteri previsti dal regolamento fossero stati applicati correttamente e se la somma attribuita fosse effettivamente conforme alle regole interne dell’ente.
Nessun controllo generalizzato sull’operato della PA
Uno degli aspetti più interessanti della sentenza riguarda la distinzione tra accesso documentale e controllo indiscriminato dell’attività amministrativa.
Il TAR ha sottolineato che il divieto di effettuare controlli generalizzati serve a impedire richieste meramente esplorative, avanzate senza uno specifico interesse giuridico da tutelare.
Nel caso di Villaverla, però, la situazione era completamente diversa.
La ricorrente era parte integrante del procedimento che aveva portato alla liquidazione degli incentivi e aveva ricevuto personalmente un importo economico determinato dall’amministrazione. La richiesta non nasceva quindi da semplice curiosità, ma dalla necessità concreta di verificare la correttezza di un provvedimento che incideva direttamente sulla sua sfera patrimoniale.
Secondo i giudici, si tratta di una differenza sostanziale che rende pienamente legittimo l’accesso agli atti.
La trasparenza supera le esigenze di riservatezza
La sentenza affronta anche il delicato tema della tutela dei dati personali.
Il TAR riconosce che possono esistere interessi alla riservatezza dei soggetti coinvolti, ma evidenzia che tali esigenze non giustificano automaticamente il rifiuto dell’accesso.
La soluzione individuata dai magistrati è quella dell’oscuramento dei nominativi e degli elementi identificativi dei colleghi eventualmente presenti nei documenti.
In questo modo si garantisce un equilibrio tra due principi fondamentali: da un lato il diritto del dipendente a verificare la correttezza dell’operato amministrativo, dall’altro la protezione delle informazioni personali dei terzi.
La presenza di dati riservati, quindi, non può trasformarsi in un ostacolo assoluto alla conoscenza degli atti.
Un principio destinato a incidere su molti enti locali
La decisione del TAR Veneto va oltre il singolo caso e offre indicazioni rilevanti per tutte le amministrazioni pubbliche.
Sempre più frequentemente, infatti, i trattamenti accessori del personale risultano determinati attraverso sistemi complessi basati su obiettivi, performance, recupero dell’evasione, produttività o partecipazione a specifici progetti.
In tutti questi casi, la sentenza ribadisce che la trasparenza deve essere effettiva e non soltanto formale. Non è sufficiente fornire dati parziali o documenti incompleti: l’amministrazione è tenuta a mettere il lavoratore nelle condizioni di comprendere il percorso che ha portato alla determinazione della somma percepita.
Il principio affermato dai giudici veneziani rafforza dunque la tutela dei dipendenti pubblici e richiama gli enti a una maggiore accuratezza nella gestione dei procedimenti che incidono sulle retribuzioni accessorie.
L’ordine del giudice al Comune
Accogliendo il ricorso, il TAR ha annullato il diniego opposto dal Comune di Villaverla e ha ordinato all’ente di consegnare alla ricorrente la relazione integrale relativa alla liquidazione degli incentivi e tutte le schede di calcolo collegate.
La documentazione dovrà essere trasmessa entro trenta giorni, con il solo oscuramento dei dati identificativi degli altri componenti dei gruppi di lavoro.
Il Comune risulta inoltre condannato al pagamento delle spese di giudizio, quantificate in 1.000 euro oltre agli accessori di legge.
La pronuncia conferma così un orientamento sempre più consolidato: quando sono in gioco diritti economici e interessi giuridicamente rilevanti, il diritto di accesso rappresenta uno strumento essenziale per garantire trasparenza, correttezza amministrativa e tutela effettiva dei lavoratori pubblici.
GIORNALE DI SICILIA
Invasi pieni d’acqua in Sicilia, timori per il caldo e i guasti
È la prima nel Sud per rialzo del volume idrico contenuto nelle dighe rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dalla nuova indagine presentata a Roma dall’Anbi
Pochissima pioggia a maggio e quasi non pervenuta a giugno, ma l’Isola si conferma, al momento, tra le regioni italiane più ricche d’acqua, prima nel Mezzogiorno per rialzo del volume idrico contenuto nelle dighe rispetto allo scorso anno.
È quanto emerge dalla nuova indagine sugli scenari climatici presentata a Roma dall’Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e tutela del territorio e acque irrigue, che in Sicilia segna un +65% di risorsa presente nei bacini al confronto con il 2025, in un quadro completamente capovolto se si pensa al recente passato, con il Sud del Paese in recupero sul Centro-Nord.
Specialmente al di qua dello Stretto, dove, complici le ondate di maltempo registrate durante l’inverno e nel periodo primaverile, gli invasi «si presentano pressoché al colmo pieni oltre l’80% con 242 milioni di metri cubi in più» rispetto a 12 mesi fa. Eppure, nonostante l’abbondanza, in alcuni territori le riserve continuano a sottostare al paradosso delle perdite registrate di continuo negli acquedotti.
L’ultima in ordine temporale è stata rilevata da Siciliacque in quel di Gela, nella bretella tra il potabilizzatore e il serbatoio San Leo, con conseguente interruzione del servizio per riparazione e sospensione dell’afflusso idrico nel carcere cittadino, mentre da ieri mattina, sempre causa guasti ma all’acquedotto Favara di Burgio, la turnazione dell’acqua ha subito limitazioni e slittamenti in buona parte dell’Agrigentino, tra il capoluogo e i Comuni di Caltabellotta, Cattolica Eraclea, Montallegro, Porto Empedocle, Realmonte, Ribera e Siculiana.
lentepubblica.it
Premi di produttività nella PA: i dipendenti possono vedere tutti i calcoli
Premi di produttività nella PA, il TAR Veneto: il dipendente ha diritto a conoscere tutti i criteri di ripartizione. La trasparenza prevale quando è in gioco il trattamento economico.
Quando un lavoratore pubblico riceve un incentivo economico e nutre dubbi sulle modalità con cui è stato calcolato, può chiedere di conoscere non soltanto i dati che lo riguardano direttamente, ma anche l’intero meccanismo utilizzato dall’amministrazione per distribuire le somme. È questo il principio affermato dal Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto con la sentenza n. 621 del 2026, una decisione destinata ad avere effetti significativi sul tema della trasparenza nella Pubblica Amministrazione.I giudici veneziani hanno infatti chiarito che, nel caso dei premi di produttività o di altri incentivi collegati alle performance dei dipendenti, l’accesso agli atti non può essere limitato a una documentazione parziale. Chi riceve una determinata somma deve poter comprendere in modo completo come si è arrivati a quel risultato economico e verificare che le regole siano state applicate correttamente.La pronuncia rafforza ulteriormente il ruolo del diritto di accesso come strumento di tutela individuale e di controllo sulla correttezza dell’azione amministrativa.
Il caso nato dalla ripartizione degli incentivi IMU e TARILa vicenda trae origine da una controversia sviluppatasi all’interno del Comune di Villaverla, in provincia di Vicenza.Una ex dipendente comunale, andata in pensione nel 2023 dopo aver ricoperto per anni incarichi di responsabilità nell’ambito finanziario e tributario dell’ente, aveva partecipato alle attività di recupero dell’evasione fiscale locale relative ai tributi IMU e TARI.Nel 2025 il Comune aveva approvato un regolamento destinato a disciplinare l’erogazione degli incentivi economici al personale coinvolto nelle attività di accertamento e riscossione dei tributi. Il sistema prevedeva una distribuzione delle somme sulla base di percentuali prestabilite e di una valutazione delle attività svolte dai diversi componenti dei gruppi di lavoro.Quando vennero liquidati gli incentivi riferiti all’anno precedente, la dipendente ricevette nel proprio cedolino una somma di appena 36,46 euro. Ritenendo necessario comprendere le ragioni di quell’importo, presentò una richiesta di accesso agli atti per ottenere la documentazione utilizzata dall’ente nella fase di calcolo e distribuzione delle risorse.Il diniego dell’amministrazione
L’ente locale non negò completamente l’accesso, ma fornì soltanto una parte dei documenti richiesti.In particolare, vennero trasmessi alcuni prospetti riepilogativi che riportavano importi differenti rispetto a quelli risultanti dal cedolino stipendiale e che, secondo la ricorrente, non consentivano di ricostruire il procedimento seguito dall’amministrazione.
Restarono invece esclusi i documenti più importanti: la relazione contenente i criteri di ripartizione del fondo e le schede di dettaglio utilizzate per determinare le quote spettanti ai singoli partecipanti.Secondo il Comune, la richiesta si sarebbe tradotta in una forma di controllo generalizzato sull’attività amministrativa, situazione che la normativa in materia di accesso intende evitare.La dipendente, non ritenendo sufficiente la documentazione ricevuta, si è quindi rivolta al TAR.Perché il TAR ha dato ragione alla lavoratriceNella sentenza, i giudici hanno ricordato che il diritto di accesso previsto dalla legge n. 241 del 1990 spetta a chi possiede un interesse diretto, concreto e attuale collegato ai documenti richiesti.Nel caso esaminato, questo requisito risultava pienamente soddisfatto.L’importo assegnato alla lavoratrice non era infatti il risultato di una valutazione isolata, ma derivava da un sistema di distribuzione che coinvolgeva l’intero gruppo di lavoro. La quota riconosciuta a ciascun partecipante dipendeva da criteri percentuali e da valutazioni comparative effettuate dall’amministrazione.Per tale motivo, secondo il TAR, la dipendente aveva il diritto di conoscere non soltanto i dati riferiti alla propria posizione, ma anche l’intera documentazione sulla quale si fondava la ripartizione delle risorse.Solo una visione complessiva del procedimento avrebbe infatti consentito di verificare se i criteri previsti dal regolamento fossero stati applicati correttamente e se la somma attribuita fosse effettivamente conforme alle regole interne dell’ente.Nessun controllo generalizzato sull’operato della PAUno degli aspetti più interessanti della sentenza riguarda la distinzione tra accesso documentale e controllo indiscriminato dell’attività amministrativa.Il TAR ha sottolineato che il divieto di effettuare controlli generalizzati serve a impedire richieste meramente esplorative, avanzate senza uno specifico interesse giuridico da tutelare.Nel caso di Villaverla, però, la situazione era completamente diversa.La ricorrente era parte integrante del procedimento che aveva portato alla liquidazione degli incentivi e aveva ricevuto personalmente un importo economico determinato dall’amministrazione. La richiesta non nasceva quindi da semplice curiosità, ma dalla necessità concreta di verificare la correttezza di un provvedimento che incideva direttamente sulla sua sfera patrimoniale.Secondo i giudici, si tratta di una differenza sostanziale che rende pienamente legittimo l’accesso agli atti.La trasparenza supera le esigenze di riservatezzaLa sentenza affronta anche il delicato tema della tutela dei dati personali.Il TAR riconosce che possono esistere interessi alla riservatezza dei soggetti coinvolti, ma evidenzia che tali esigenze non giustificano automaticamente il rifiuto dell’accesso.La soluzione individuata dai magistrati è quella dell’oscuramento dei nominativi e degli elementi identificativi dei colleghi eventualmente presenti nei documenti.In questo modo si garantisce un equilibrio tra due principi fondamentali: da un lato il diritto del dipendente a verificare la correttezza dell’operato amministrativo, dall’altro la protezione delle informazioni personali dei terzi.La presenza di dati riservati, quindi, non può trasformarsi in un ostacolo assoluto alla conoscenza degli atti.
Un principio destinato a incidere su molti enti localiLa decisione del TAR Veneto va oltre il singolo caso e offre indicazioni rilevanti per tutte le amministrazioni pubbliche.Sempre più frequentemente, infatti, i trattamenti accessori del personale risultano determinati attraverso sistemi complessi basati su obiettivi, performance, recupero dell’evasione, produttività o partecipazione a specifici progetti.In tutti questi casi, la sentenza ribadisce che la trasparenza deve essere effettiva e non soltanto formale. Non è sufficiente fornire dati parziali o documenti incompleti: l’amministrazione è tenuta a mettere il lavoratore nelle condizioni di comprendere il percorso che ha portato alla determinazione della somma percepita.Il principio affermato dai giudici veneziani rafforza dunque la tutela dei dipendenti pubblici e richiama gli enti a una maggiore accuratezza nella gestione dei procedimenti che incidono sulle retribuzioni accessorie.
PA, le Province puntano sull’efficienza: alta formazione per i dipendenti e modelli innovativi 23 Giugno 2026 di lentepubblica.it 0
Costruzione di modelli organizzativi innovativi per rendere più efficienti le Province nei servizi a favore dei Comuni; oltre 3.000 ore di formazione e alta formazione a favore di più di 4.000 dipendenti delle Province impegnati nelle strutture che si occupano di appalti, di innovazione digitale e degli uffici Europa, dei servizi di supporto ai Comuni in materia di gestione del personale; strutturazione di una comunità professionale nazionale unita da prassi condivise.
Sono questi alcuni degli obiettivi strategici raggiunti dal programma Province&Comuni, progetto che ha coinvolto tutte le 88 Provincie, a regia del Dipartimento della Funzione Pubblica promosso dall’UPI e finanziato con risorse del Programma Operativo Complementare al PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020.“Il progetto – ha detto la Presidente della Provincia di Rieti, Roberta Cuneo, che ha presentato oggi il rapporto finale in un evento a Roma – ha dimostrato che le Province sono una risorsa insostituibile, in particolare per i Comuni medio-piccoli che necessitano di competenze specialistiche ed economie di scala. Un ente di coordinamento dei territori, che semplifica l’amministrazione locale, supporta gli altri enti, a partire dai piccoli Comuni, e promuove la crescita degli investimenti”.“Di fronte alle sfide future, come il consolidamento dei risultati del PNRR, la nuova programmazione europea 2028-2034, la transizione digitale ed ecologica e il ricambio generazionale della PA — ha detto il Direttore Generale di UPI Piero Antonelli – l’UPI si impegna a valorizzare l’eredità del progetto consolidando questo percorso e proseguendo nell’ impegno strategico dell’alta formazione del personale”.