agrigentonotizie.it
Rifiuti in provincia, più spazio per il conferimento: ottenute 22 tonnellate in più al giorno per l’Agrigentino
La Srr Ato 4 annuncia l’aumento dei quantitativi destinati all’impianto Traina dopo il confronto con la Regione.
L'obiettivo è alleggerire le criticità nella raccolta e garantire maggiore continuità al servizio
Ventidue tonnellate in più al giorno per provare a dare respiro al sistema dei rifiuti in una fase che continua a essere delicata per molti Comuni della provincia. È il risultato annunciato dalla Srr Ato 4 Agrigento Est che comunica di avere ottenuto un incremento dei quantitativi conferibili all’impianto Traina.L’aumento della capacità disponibile dovrebbe consentire ai Comuni che fanno parte dell’ambito territoriale di gestire con maggiore continuità le attività di raccolta e smaltimento riducendo il rischio di criticità operative. Il risultato, secondo quanto comunicato dalla società, arriva dopo le interlocuzioni avviate con il dipartimento Acqua e rifiuti della Regione siciliana e dopo un incontro istituzionale che si è svolto a Palermo.Al confronto hanno preso parte il presidente della Srr Ato 4 Agrigento Est Vito Terrana, accompagnato dall’ingegnere Alex Tuttolomondo e dal geometra Pasquale Traina, insieme al direttore generale del dipartimento Arturo Vallone, al dirigente del settore IV, l'architetto Valenza, e all’imprenditore Traina, titolare dell’impianto Tmb.
Secondo la Srr il risultato ottenuto è frutto di un’azione condivisa tra amministratori e istituzioni regionali per affrontare le difficoltà del comparto e garantire una maggiore tenuta del servizio. “L’assegnazione di ulteriori 22 tonnellate giornaliere rappresenta un risultato concreto e importante per il nostro territorio – afferma il presidente Vito Terrana –. In una fase particolarmente delicata per il sistema regionale dei rifiuti, questo incremento consentirà ai Comuni dell’ambito di operare con maggiore serenità e di garantire servizi più efficienti ai cittadini”.Terrana ha inoltre rivolto un ringraziamento all’assessore regionale Francesco Colianni, al direttore generale Arturo Vallone e al dirigente Valenza per il supporto assicurato nel confronto istituzionale.La Srr Ato 4 Agrigento Est annuncia infine che continuerà il lavoro con Regione e Comuni per individuare ulteriori interventi destinati a rafforzare il sistema impiantistico e migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti.
lasicilia.it
Uscire da Siciliacque non è più un tabù: il fronte trasversale per riprendersi l'acquaMaggioranza e opposizione si uniscono all'Ars contro le logiche di profitto.
Di fronte all’ennesima estate di disagi, soprattutto nell’Agrigentino, vacilla un vecchio tabù: l’ipotesi di lasciare Siciliacque non è più impronunciabile.Nel corso di una recente audizione davanti alla Quarta Commissione dell’Assemblea regionale siciliana è emerso un quadro preoccupante. Aica, la società idrica dei Comuni agrigentini, ha denunciato di trovarsi letteralmente "sotto ricatto" da parte di Siciliacque, una situazione che, a suo dire, mette in scacco la gestione pubblica in favore di criteri esclusivamente economici.Il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, ha lanciato un allarme severo: il territorio sarebbe a un passo da una crisi irreversibile, con il rischio di travolgere l’intero tessuto produttivo locale. Il primo cittadino ha sottolineato come quella idrica non possa più essere definita "emergenza", essendo ormai un appuntamento fisso di ogni estate. Ha inoltre accusato apertamente Siciliacque di agire come una società privata interessata soltanto a dividendi e profitti, ribadendo che i pozzi siciliani devono tornare nella disponibilità della collettività. Prende così forma un fronte trasversale per la ripubblicizzazione.La gestione affidata a Siciliacque dal 2004 è stata bollata come un "fallimento" dal deputato Ismaele La Vardera (Controcorrente).E, fatto politicamente rilevante, l’ipotesi di un passo indietro raccoglie consensi oltre gli schieramenti: i deputati Cambiano, La Rocca Ruvolo, Pace e Balsamo hanno sottoscritto un ordine del giorno per valutare l’uscita da Siciliacque.A indicare una possibile via operativa è Angelo Cambiano (M5S), che propone di far acquisire alla Regione il 75% delle quote oggi in mano al socio privato. Un’operazione ritenuta sostenibile grazie ai circa 600 milioni di euro previsti nella prossima variazione di bilancio regionale.L’assessore all’Energia, Colianni, ha già manifestato un’apertura di massima, riconoscendone l’interesse e la valenza strategica per il futuro del sistema idrico isolano.Non mancano, tuttavia, resistenze significative. Stefano Pellegrino, capogruppo di Forza Italia, difende la gestione unificata e bolla l’uscita da Siciliacque come "uno slogan vuoto" che riporterebbe l’Isola al caos e alla frammentazione del passato. A suo avviso, l’attuale crisi non dipende dalla carenza d’acqua — con invasi pieni grazie alle piogge invernali e agli interventi regionali — bensì da una distribuzione inefficiente.
Immediata la replica di La Vardera, che accusa la Regione di stare "dalla parte dei privati e con chi monopolizza la cosa pubblica", ricordando a Pellegrino che sono proprio esponenti della stessa maggioranza a chiedere la rottura con Siciliacque.Il confronto resta acceso, ma il segnale è chiaro: con i rubinetti a secco e cittadini esasperati, blindare i profitti privati sull’acqua dell’Isola non è più un’opzione intoccabile.In serata è arrivata anche la posizione di Siciliacque. “Fermo restando il rispetto per le posizioni espresse dai deputati siciliani in sede di audizione presso la commissione Territorio e Ambiente dell’Ars, Siciliacque ritiene necessario ribadire con forza e la massima chiarezza alcuni punti essenziali. La società vanta crediti di gestione rilevanti: circa 16,3 milioni di euro per sorte capitale nei confronti del gestore unico d’ambito di Agrigento, di cui 10 milioni messi a disposizione dalla Regione potranno essere incassati solo nel 2027 e 19 milioni di euro per la fornitura idrica già effettuata negli ultimi 2 anni e mezzo ai Comuni ex Eas. Una situazione che già nel corso del 2024 ha reso necessario un aumento di capitale e un finanziamento soci per complessivi 40 milioni di euro: misure indispensabili per garantire la stabilità finanziaria e assicurare la continuità del servizio, nonostante il mancato riconoscimento dei pagamenti dovuti che continua a reiterarsi”.“In questo contesto, Siciliacque ha continuato, continua e continuerà a operare con trasparenza ed efficienza, mantenendo la sostenibilità economica necessaria a garantire il servizio previsto – sottolinea l’azienda -. Permangono, tuttavia, criticità significative nel rapporto con Aica, risolte finora solo grazie all'intervento diretto della Regione. Su un punto occorre essere espliciti: i problemi legati alla carenza di risorsa idrica all’interno dell’ambito non rientrano né nelle competenze né nelle responsabilità del gestore di sovrambito, al quale non compete la distribuzione locale. Attribuire a Siciliacque responsabilità che fanno capo ad altri soggetti non contribuisce a risolvere le difficoltà delle comunità interessate. Siciliacque conferma la piena disponibilità al confronto con le istituzioni nazionali, regionali e locali, in ogni sede e in qualsiasi momento”.
neopa.it
Funzioni Locali, passi avanti sul nuovo contratto 2025-2027
Prosegue a ritmo serrato il negoziato per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni Locali per il triennio 2025-2027, con avanzamenti su diversi istituti e un primo importante lavoro anche sul tema dell’intelligenza artificiale. Nella seduta odierna, la delegazione di parte pubblica dell’Aran e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Csa hanno compiuto ulteriori progressi su alcuni punti rilevanti della bozza contrattuale.Il prossimo incontro è fissato per il 7 luglio 2026. Le parti confermano la comune volontà di giungere in tempi celeri alla conclusione di un accordo capace di rispondere alle esigenze del personale degli enti locali e agli obiettivi di modernizzazione della pubblica amministrazione.“Sono soddisfatto dell’andamento del negoziato – commenta il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo -. Stiamo costruendo un contratto moderno, che guarda alle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro pubblico. L’introduzione di un Titolo dedicato all’intelligenza artificiale è un segnale concreto di come la contrattazione collettiva possa e debba accompagnare l’innovazione, tutelando i lavoratori e orientando le amministrazioni verso un uso responsabile delle nuove tecnologie. Allo stesso tempo, i progressi su istituti come le ferie solidali e la parità di trattamento tra i dipendenti dimostrano l’attenzione delle parti verso la qualità del lavoro e la coesione organizzativa. Contiamo di accelerare ulteriormente nelle prossime settimane”.L’ultima bozza di articolato presentata dall’Aran affronta i seguenti temi:
• è stata riformulata la possibilità di integrare ulteriori risorse a favore del finanziamento delle elevate qualificazioni per gli enti senza dirigenza, dando la possibilità di adeguare in aumento il limite minimo nel rispetto dell’art. 23 comma 2 del D. Lgs. 75/2017;
• è stata prevista una semplificazione delle voci di costituzione del fondo per gli Enti privi di dirigenza;
• è stata introdotta una novità nella modalità di calcolo del trattamento economico da riconoscere al personale in ferie, includendo nel calcolo anche una indennità giornaliera commisurata alle indennità di turno e di servizio esterno complessivamente percepite nell’anno solare che precede la fruizione delle ferie;
• come già accaduto per il comparto delle Funzioni Centrali, viene superata la differenziazione del numero di ferie per i neo assunti;
• viene allargata la possibilità di utilizzo dell’istituto delle ferie solidali anche per prestare assistenza al coniuge e ai parenti o affini entro il secondo grado;
• viene rafforzato ed esplicitato l’utilizzo della formazione per esigenze di accrescimento e sviluppo professionale, nonché per la riqualificazione e progressione del personale, anche in conseguenza di innovazioni tecnologiche, quali l’introduzione dell’IA, innovazioni organizzative e normative, processi di mobilità, di reclutamento di nuovo personale, programmi di sviluppo della qualità dei servizi;
• viene integrata la possibilità di finanziare il fondo del lavoro straordinario in applicazione della previsione dell’art. 6, comma 3, del D.L. 23/2026 (c.d. “Sicurezza”);
• analogamente a quanto previsto nell’ipotesi di CCNL per il comparto delle Funzioni Centrali appena sottoscritta, viene proposto un incontro per la verifica congiunta degli andamenti delle retribuzioni contrattuali e delle retribuzioni di fatto basata sui dati Istat e RGS. All’incontro è stato chiarito che verrà inserito il mese di luglio come riferimento del confronto;
• viene richiamata l’attuazione del D. Lgs. 96/2026 per la parità retributiva tra i generi.
AGRIGENTONOTIZIE
Il grande cuore del Lions club: alla Prefettura un nuovo defibrillatore per il territorio
La consegna dell’apparecchiatura salva vita si è svolta nell’aula Giglia del Libero consorzio alla presenza delle autorità e dei soci dell’associazione
Dopo gli arredi per la sala “Iside” della questura, il Lions club Agrigento Chiaramonte dona anche un defibrillatore alla prefettura. Il gesto di altruismo è avvenuto in mattinata nell’aula consiliare del palazzo della ex Provincia.
“Sono gesti significativi per il territorio – dice ai microfoni di AgrigentoNotizie il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo – ,il Lions mette a disposizione un defibrillatore non solo per la prefettura ma è un'apparecchiatura a beneficio di tutto il territorio. Oggi – aggiunge - non è solamente una consegna formale, vogliamo tributare un ringraziamento a chi si adopera per il territorio, a chi fa cultura della prevenzione e soprattutto a chi si adopera per la cittadinanza”.
La sala audizioni protette della polizia cambia volto, il questore Palumbo: “Nelle donne cresce la consapevolezza di essere vittime”
Durante la cerimonia di donazione, il cardiologo Carmelo Vitello ha anche svolto una dimostrazione pratica sul corretto utilizzo dell’apparecchiatura salva vita. “Ci sono doni che si misurano in denaro e doni che si misurano in tempo – dice il presidente del Lions Club Agrigento Chiaramonte, Giuseppe Pullara -, perché purtroppo quando il cuore si ferma il tempo è fondamentale e quindi importante. Il defibrillatore è un presidio silenzioso che sta qui, in attesa, con la speranza di non essere mai utilizzato, ma se ciò dovesse accadere sarà pronto a compiere il suo gesto più semplice e grande, ridare un battito”.
LENTEPUBBLICA
Colpa grave nella PA: la polizza diventa obbligo ma non può pagarla l’entedi Luca Leccisotti
La nuova disciplina della responsabilità amministrativa e del danno erariale, introdotta dalla legge n. 1/2026, apre una fase di profonda riorganizzazione del rischio giuridico all’interno delle pubbliche amministrazioni.
Il tema non è solo assicurativo, né può essere ridotto alla domanda, apparentemente semplice, se i dipendenti pubblici debbano o meno stipulare una polizza per la colpa grave. La questione è molto più ampia: riguarda il rapporto tra responsabilità personale, gestione di risorse pubbliche, giurisdizione della Corte dei conti, obblighi di copertura assicurativa, limiti al danno risarcibile, perimetro soggettivo degli incarichi e, soprattutto, individuazione del soggetto che deve sostenere il costo della polizza.
L’obbligo non autorizza una generalizzata stipulazione di polizze
Il punto di equilibrio è netto e deve essere chiarito senza ambiguità: l’obbligo assicurativo introdotto dalla riforma non autorizza, allo stato, una generalizzata stipulazione di polizze per colpa grave dei dipendenti con oneri a carico dell’ente pubblico. Il divieto posto dall’art. 3, comma 59, della legge n. 244/2007 conserva piena centralità sistematica: è nullo il contratto di assicurazione con il quale un ente pubblico assicuri propri amministratori, e secondo l’elaborazione consolidata anche i propri dipendenti, per rischi connessi alla responsabilità per danni cagionati allo Stato o ad altri enti pubblici e alla responsabilità contabile. La regola serve a evitare che il rischio della responsabilità erariale venga neutralizzato mediante risorse pubbliche, trasferendo sull’ente il costo della copertura del danno arrecato allo stesso ente o alla finanza pubblica.
La polizza per colpa grave, dunque, non può diventare un fringe benefit pubblico, né una voce di spesa ordinaria del bilancio dell’amministrazione. Se il dipendente è tenuto ad assicurarsi per la responsabilità amministrativa da colpa grave, il relativo premio resta, in linea generale, a suo carico. La circostanza che la legge n. 1/2026 abbia introdotto un obbligo assicurativo per chi assume incarichi comportanti gestione di risorse pubbliche non equivale a trasferire automaticamente sull’ente il costo della copertura. Al contrario, proprio il riferimento all’obbligo individuale, da assolvere prima dell’assunzione dell’incarico, conferma la dimensione personale della copertura, coerente con la natura personale della responsabilità amministrativa.
Il nodo della responsabilitò erariale
La riforma interviene su un terreno già attraversato da tensioni. Per anni, la responsabilità erariale è stata percepita come uno dei principali fattori della cosiddetta burocrazia difensiva. Il funzionario, il dirigente, il RUP, il responsabile del servizio, il direttore dell’esecuzione, il componente di commissione, il tecnico che gestisce un intervento pubblico, spesso operano in un contesto normativo ad alta complessità, nel quale l’errore amministrativo può produrre conseguenze patrimoniali significative. Con la legge n. 1/2026 il legislatore ha ridisegnato il sistema, reintroducendo stabilmente la colpa grave dopo la stagione dello scudo erariale emergenziale, ma al tempo stesso tipizzandone i presupposti, introducendo esimenti e fissando limiti quantitativi al danno risarcibile.
La novità più rilevante, sotto il profilo assicurativo, è l’inserimento nell’art. 1 della legge n. 20/1994 del comma 4-bis, secondo cui chiunque assuma un incarico che comporti la gestione di risorse pubbliche, dalla quale discenda la sottoposizione alla giurisdizione della Corte dei conti, è tenuto a stipulare, prima dell’assunzione dell’incarico, una polizza assicurativa a copertura dei danni patrimoniali cagionati all’amministrazione per colpa grave. Nei procedimenti per danni patrimoniali, inoltre, l’impresa di assicurazione assume il ruolo di litisconsorte necessario. Il dato è dirompente, perché la copertura assicurativa viene collegata direttamente alla gestione di risorse pubbliche e alla possibile responsabilità contabile.
Il perimetro normativo
Tuttavia, la stessa norma apre un problema di perimetro. Chi sono i soggetti obbligati? Che cosa significa “gestione di risorse pubbliche”? È sufficiente essere dipendente pubblico? È sufficiente essere sottoposto alla giurisdizione della Corte dei conti? Oppure occorre un incarico effettivo, specifico, formalizzato, che comporti poteri gestori su risorse finanziarie, patrimoniali o strumentali dell’amministrazione? Il nodo è tutt’altro che marginale. Se si facesse coincidere l’obbligo assicurativo con la mera sottoposizione alla giurisdizione contabile, la platea sarebbe vastissima e potenzialmente irragionevole. Se invece si interpreta il concetto in modo più selettivo, l’obbligo riguarderebbe solo chi assume incarichi con concreta gestione di risorse.
La questione è stata colta con chiarezza anche nella riflessione contabile più recente, ove si è evidenziata la difficoltà di definire il concetto di “gestione di risorse pubbliche”. Non tutti coloro che sono sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti gestiscono risorse in senso proprio. Si pensi, ad esempio, a insegnanti, assistenti o segretari comunali che non abbiano anche la preposizione a un servizio dotato di gestione di risorse. La sottoposizione alla giurisdizione contabile è una cosa; l’assunzione di un incarico gestorio è altra cosa. Confondere i due piani significherebbe trasformare un obbligo mirato in un obbligo generalizzato e potenzialmente sproporzionato.
Il settore dei contratti pubblici
Nel settore dei contratti pubblici, il problema assume contorni ancora più concreti. RUP, responsabili di fase, direttori dei lavori, direttori dell’esecuzione, collaudatori, verificatori, progettisti interni, componenti di gruppi di lavoro, dirigenti che approvano atti di affidamento, responsabili finanziari che assumono impegni e liquidazioni, operano tutti in una filiera nella quale la gestione di risorse pubbliche è spesso effettiva. Ma anche qui occorre evitare automatismi. Non ogni partecipazione a un procedimento di appalto equivale automaticamente a gestione di risorse pubbliche in senso assicurativo. Occorre verificare il ruolo, l’incarico, il potere decisionale o gestorio, l’incidenza patrimoniale dell’attività e la riconducibilità alla giurisdizione della Corte dei conti.
La questione del rinvio applicativo
La riforma, peraltro, è stata oggetto di rinvio applicativo. L’obbligo assicurativo è stato differito al 1° gennaio 2027 dal decreto Milleproroghe, proprio perché il sistema richiede chiarimenti attuativi. Il rinvio non è un dettaglio tecnico: è il riconoscimento che il perimetro soggettivo, i contenuti minimi delle polizze, il rapporto con i limiti risarcitori, l’assenza di un obbligo a contrarre in capo alle compagnie assicurative, la quantificazione dei premi e l’interazione con le discipline speciali devono essere definiti con precisione. Un obbligo assicurativo così delicato non può essere lasciato all’improvvisazione del mercato o alle interpretazioni difformi delle singole amministrazioni.
“Le Province nella governance delle autorità portuali”.
Restituire alle Province il ruolo di componenti di diritto del Comitato di gestione e della Conferenza Nazionale di Coordinamento delle autorità di sistema portuale e riconoscere il profilo di queste istituzioni nei processi di programmazione strategica della portualità, prevedendo forme strutturate di coinvolgimento delle Province nella definizione dei fabbisogni infrastrutturali e nell’attuazione degli interventi di maggiore impatto territoriale.
Lo ha chiesto il responsabile delle politiche portuali di UPI, Pierangelo Olivieri, Presidente della Provincia di Savona, intervenendo in audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei deputati sulla proposta di legge di riordino della governance portuale e di rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo.
“Un porto – ha detto – non può essere considerato un’entità autonoma avulsa dal contesto territoriale. La competitività di uno scalo dipende dalla qualità delle connessioni terrestri, dall’efficienza delle reti stradali e ferroviarie, dalla presenza di retroporti adeguati e dalla capacità del territorio di gestire i flussi di merci e persone. Le Province svolgono un ruolo essenziale, amministrando una vasta rete viaria che costituisce, in molti casi, il primo e l’ultimo segmento delle catene logistiche nazionali, assicurando il collegamento tra porti, aree produttive e sistemi di trasporto.
Questa legge deve essere l’occasione per tornare a riconoscere in modo formale ed esplicito il contributo delle Province alla funzionalità delle zone retroportuali, per realizzare infrastrutture non solo moderne, ma anche integrate con il territorio”.