/ Rassegna stampa » 2026 » Luglio » 15 » Rassegna stampa del 15 luglio 2026

Rassegna stampa del 15 luglio 2026

 

GIORNALE DI SICILIA 
Scoperti 131 prof irregolari ad Agrigento, sanzionata una scuola paritaria

La guardia di finanza ha individuato un articolato meccanismo di evasione fiscale e contributiva, sanzioni per oltre 435 mila euro
Evasione fiscale nel settore dell’istruzione privata. Scoperti 131 professori irregolarmente impiegati. I finanzieri del comando provinciale di Agrigento hanno individuato una società cooperativa con sede nel capoluogo, attiva nella conduzione di un istituto privato che assicurava corsi di scuola superiore di secondo grado. Gli approfondimenti condotti dalle Fiamme gialle, con la collaborazione della Direzione provinciale dell’Inps, hanno messo in luce l’irregolarità dei contratti di collaborazione a progetto stipulati dalla coop con tutti i docenti.
Ciò ha determinato la riqualificazione del rapporto lavorativo come subordinato per le 131 posizioni lavorative analizzate, con conseguente addebito, della maggior contribuzione evasa e delle relative sanzioni per, un importo complessivo di oltre 435 mila euro. Il legale rappresentante della cooperativa, ente gestore dell’istituto paritario, è stato denunciato per omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali da parte del datore di lavoro. Sono stati inoltre segnalati all’Agenzia delle entrate, per il recupero a tassazione, ricavi non dichiarati per complessivi 300 mila euro.



GIORNALE DI SICILIA 
Legge elettorale, bocciata la norma sulle preferenze. Meloni: «Ha vinto la palude»

«Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate». Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «L'emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci. P.S. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto», aggiunge la premier.



GIORNALE DI SICILIA 
Sicilia, allerta per il caldo: temperature fino a 44 gradi e rischio incendi

La Protezione civile regionale ha emesso un comunicato di allerta
Il capo della Protezione civile della Regione siciliana, Salvo Cocina, ha diramato un comunicato straordinario anticipando i consueti avvisi di Protezione Civile in vista della prima significativa ondata di calore della stagione, prevista a partire da mercoledì 15 luglio.
L'arrivo dell'anticiclone subtropicale algerino porterà temperature elevate e persistenti almeno fino a domenica. Le massime potranno raggiungere localmente i 42-44 gradi, con il caldo che interesserà inizialmente i settori occidentali dell'Isola, in particolare il Trapanese, per poi estendersi alle aree centro-orientali. Le condizioni meteorologiche, unite alla presenza di un'ampia quantità di vegetazione secca, determineranno un sensibile aumento del rischio incendi, soprattutto quelli di interfaccia, che possono minacciare i centri abitati.
L'alert per le amministrazioni
Nel comunicato, Cocina invita i sindaci, quali autorità locali di Protezione Civile, ad attivare tutte le misure previste dai Piani comunali di emergenza. Tra le principali indicazioni figurano la verifica della piena operatività dei Centri Operativi Comunali (COC), delle attrezzature e dei sistemi di comunicazione, il controllo dei punti di approvvigionamento idrico per i mezzi antincendio e il costante monitoraggio dell'evoluzione della situazione in raccordo con Prefetture, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale e strutture regionali. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle persone più vulnerabili, come anziani, malati cronici, donne in gravidanza, neonati e persone allettate.
Ai Comuni viene inoltre chiesto di verificare la disponibilità di locali climatizzati da destinare a "rifugi climatici", predisporre eventuali servizi di assistenza e, se necessario, organizzare la distribuzione di acqua potabile. Sul fronte della prevenzione incendi, l'invito è a rafforzare la sorveglianza nelle aree a rischio, lungo la viabilità urbana ed extraurbana, nei parchi e nelle riserve naturali, valutando anche la sospensione di attività che possano rappresentare un pericolo per la popolazione.
Le raccomandazioni ai cittadini
La Protezione civile raccomanda infine ai cittadini di evitare le attività all'aperto durante le ore più calde della giornata, di rimanere in ambienti climatizzati, soprattutto per le persone fragili, e di mettere in sicurezza beni e attrezzature nelle zone esposte al rischio incendi. In caso di emergenza è possibile contattare il numero unico 112, il 115 o il 1515 per gli incendi e il 1500 per le informazioni legate alle ondate di calore. Le organizzazioni di volontariato di Protezione Civile sono già state preallertate e invitate a mantenersi pronte a intervenire, in coordinamento con il Dipartimento regionale della Protezione Civile, a supporto dei sindaci e delle strutture di soccorso.



GIORNALE DI SICILIA 
Vincoli paesaggistici, la Regione rassicura: “Nessun declassamento automatico delle aree tutelate”

Nessun declassamento automatico delle aree tutelate, vincoli non negoziabili e supremazia del paesaggio sull'urbanistica oltre che pieno riconoscimento del ruolo delle Soprintendenze. Lo precisa in una nota l’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, in riferimento ai Piani paesaggistici d’ambito della Regione ed ai contenuti del decreto del 10 giugno 2026, per smentire le voci diffuse sui vincoli e l’inversione della gerarchia delle norme a favore dell’urbanistica.
«Il provvedimento - afferma l’assessore Paolo Scarpinato - nasce su input dell’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio e del dipartimento regionale per garantire una rigorosa standardizzazione, chiarezza e allineamento nei contenuti prescrittivi di tutti i Piani paesaggistici d’ambito della Regione, risolvendo dubbi interpretativi». E in quest’ottica «l'assessorato prosegue con determinazione il suo mandato che è quello di proteggere in modo rigoroso il patrimonio dell’Isola, dotando l’amministrazione di norme trasparenti. Nessun arretramento sui vincoli, ma strumenti chiari capaci di bilanciare la tutela assoluta del paesaggio con l'indispensabile adeguamento delle infrastrutture pubbliche strategiche al servizio della comunità siciliana». Tra le altre cose si sottolinea che «è destituita di ogni fondamento l’idea che le aree di massima tutela possano essere automaticamente declassate qualora uno strumento urbanistico ne preveda una destinazione edificatoria».



GIORNALE DI SICILIA 
Schifani: «L’acqua in Sicilia c'è ma dobbiamo lavorare sulle perdite della rete»

«In Sicilia l’acqua raccolta c’è, è raccolta negli invasi. Abbiamo aumentato, tra l’altro, la produzione di acqua potabile attraverso un investimento di un piano di 270 milioni ed abbiamo recuperato 202.100 litri al secondo perché abbiamo recuperato dei pozzi non neutilizzati, nuovi pozzi. In questi mesi abbiamo sistemato alcune dighe, abbiamo messo in funzione tre dissanatori in Sicilia, a Porto Empedocle, Trapani, Gela, che producono quotidianamente 300 litri al secondo. In tutto, quindi, ci siamo dotati ormai di una capienza tale che non dovrebbe preoccuparci». Lo ha detto il presidente della Regione Renato Schifani a Start su Sky Tg 24, sottolineando che sul tema idrico «il tema è un altro: secondo la Cga di Mestre, la media di perdita di acqua durante la immissione nelle reti di distribuzione è del 41%. In Sicilia se ne perde, credo, il 48, 50%. E lì occorrerà naturalmente intervenire, in Sicilia come nel resto d’Italia. Quindi il nostro piano adesso è quello di finanziare, cosa che stiamo facendo, alcune riparazioni e reti di distribuzione. L’abbiamo fatto per Agrigento, abbiamo stanziato 50 milioni, i lavori sono in corso. Lavorare su queste perdite che effettivamente non possono più essere accettate».



AGRIGENTONOTIZIE.IT
Fabbriche Chiaramontane nel silenzio e l’eco di Capitale italiana della cultura, Pumilia: “Perse due grandi occasioni”

L’ultimo libro dell’ex deputato è lo spunto per riflettere sul rapporto tra cultura e potere, sull’eredità lasciata da Agrigento 2025 e sul destino di un luogo di riferimento per l’arte contemporanea in città. Ad AgrigentoNotizie racconta la sua esperienza da presidente della Fondazione Orestiadi e lancia un appello alla nuova amministrazione
e Fabbriche Chiaramontane sono chiuse. Gli spazi che fino a poco tempo fa ospitavano mostre, concerti, presentazioni di libri e dibattiti oggi sono immersi nel silenzio. E secondo Calogero Pumilia, che ne è stato la guida fino ai primi di gennaio 2025 quando decise di dimettersi da presidente della Fondazione Orestiadi, la loro sorte racconta meglio di qualsiasi bilancio ciò che è rimasto di Agrigento Capitale italiana della cultura: un’altra grande occasione che la città non è riuscita a trasformare in un progetto duraturo. L’ex deputato della Democrazia Cristiana non usa mezzi termini quando lo abbiamo intervistato: “La città ha perso due grandi occasioni”, dice ad AgrigentoNotizie mettendo sullo stesso piano il fallimento dell’anno da Capitale italiana della cultura e l’interruzione dell’esperienza delle Fabbriche Chiaramontane che proprio sotto la sua presidenza erano tornate a vivere come centro dedicato all’arte contemporanea.
Il punto di partenza della sua riflessione è il suo ultimo libro, “Il palazzo e la scena. Gibellina, di Corrao e oltre”, pubblicato da Rubbettino. Un volume che ripercorre l’esperienza maturata accanto a Ludovico Corrao e dentro la Fondazione Orestiadi, ma che diventa anche una riflessione più ampia sul rapporto tra cultura e potere, sulle opportunità che la Sicilia continua a sprecare e sul ruolo che la politica dovrebbe avere nella costruzione di una visione culturale. La nostra conversazione con Corrao si focalizza inevitabilmente su Agrigento, sul dopo 2025, sulla chiusura delle Fabbriche Chiaramontane, sulle responsabilità che, secondo Puilia, hanno portato all’interruzione del progetto e su ciò che, ancora oggi, potrebbe essere recuperato.
Il suo ultimo libro nasce dalla lunga esperienza alla Fondazione Orestiadi. Perché ha sentito il bisogno di raccontare questa storia proprio adesso?
“Nasce dalla mia lunga permanenza alla Fondazione Orestiadi, prima come segretario generale e poi, per dieci anni, come presidente. Da segretario generale collaborai direttamente con Ludovico Corrao che della Fondazione è stato l’ideatore e il fondatore. Dentro il libro c’è naturalmente lui, ma c’è soprattutto la mia esperienza e il modo in cui quella esperienza si è conclusa. Ho voluto lasciare una testimonianza di un’attività diversa da quella che aveva caratterizzato la parte principale della mia vita. Io ho fatto politica per molti anni, ma l’organizzazione della cultura è stata un altro modo di svolgere un impegno civile verso la mia terra. Per questo il titolo mette insieme il palazzo e la scena: il palazzo della politica e la scena dell’arte, due mondi che hanno accompagnato sia Corrao sia me. Non è un libro celebrativo. È piuttosto il tentativo di raccontare una stagione, di conservarne la memoria e di riflettere su ciò che quella esperienza ha insegnato, nel bene e nel male”.
Nel libro emerge una riflessione molto netta sul rapporto tra cultura e potere. È un rischio che riguarda soltanto Gibellina oppure è un problema più generale?
“È un rischio che vedo ovunque. Basta guardare la realtà siciliana. Non tanto la cultura in sé quanto l’organizzazione degli eventi culturali, o presunti tali, che è diventata spesso terreno di costruzione del potere politico. Si finanziano iniziative prive di reale valore culturale soltanto perché appartengono a un determinato circuito. C’è perfino una discussione, a mio avviso paradossale, sull’egemonia culturale che qualcuno vorrebbe conquistare semplicemente gestendo il potere. Ma l’egemonia culturale non nasce così. Si costruisce nel tempo, attraverso le persone, le idee, la qualità delle proposte. L’uomo di potere ha sempre cercato di utilizzare la cultura, e questo non è nuovo. Oggi però c’è un’aggravante: la qualità della proposta culturale è spesso sempre più scadente e finisce per assomigliare alla qualità della proposta politica. Quando poi la cultura viene subordinata a interessi elettorali, a logiche di consenso o di appartenenza, tradisce la propria natura. Dovrebbe essere uno spazio libero, aperto, capace di interrogare la società e non di servire il potere”.
Guardando oggi Agrigento, dopo l’anno da Capitale italiana della cultura, ritrova gli stessi meccanismi che descrive nel libro?
“Purtroppo sì. Agrigento ha smarrito completamente quell’opportunità. Quella che avrebbe dovuto rappresentare la consacrazione di una città capace di diventare davvero Capitale della cultura si è trasformata in un’occasione perduta e, per molti aspetti, in un danno d’immagine. È stata la dimostrazione dell’inadeguatezza della classe dirigente locale, ma anche di quella regionale. A un certo punto il presidente della Regione ha sottratto la gestione agli amministratori locali affidandola a persone a lui vicine, senza che questo cambiasse realmente il corso degli eventi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ed è un peccato, perché Agrigento aveva tutte le condizioni per costruire qualcosa di duraturo. Aveva il patrimonio archeologico, aveva il riconoscimento nazionale, aveva risorse importanti. Sarebbe stato il momento giusto per creare una vera rete culturale permanente. Invece tutto questo non è accaduto”.
“Per oltre un anno abbiamo lavorato con convinzione per trasformare le Fabbriche Chiaramontane in un centro dedicato all’arte contemporanea. Non era soltanto uno spazio espositivo. L’idea era molto più ampia. Abbiamo rilanciato un luogo di straordinaria bellezza e di grande tradizione culturale. Con Beniamino Biondi, che è stato fondamentale in quel percorso, abbiamo organizzato mostre, presentazioni di libri, concerti, dibattiti, incontri culturali, anche in collaborazione con il centro Pasolini. C’era una sinergia importante con il Parco della Valle dei Templi: da una parte il patrimonio archeologico, dall’altra il contemporaneo nel cuore della città. Avevamo immaginato un vero centro di elaborazione culturale. Non soltanto arte contemporanea ma anche filosofia, teologia, riflessioni sull’intelligenza artificiale, musica, letteratura. Un luogo vivo, capace di offrire qualcosa anche a chi, dopo aver visitato la Valle dei Templi, potesse essere invogliato a salire nel centro storico.
Ci lamentiamo da sempre del fatto che i visitatori restino nella Valle e non raggiungano la città. Ma se non si costruisce un’offerta culturale, se non si crea un motivo per salire, è evidente che quel flusso non arriverà mai. Poi tutto si è fermato. Chi mi ha sostituito alla guida della Fondazione Orestiadi ha scelto un’altra strada e quel progetto è stato interrotto. Oggi le Fabbriche sono chiuse. Si stanno degradando e non riesco a capire perché il Parco continui ad avere la disponibilità di quello spazio senza utilizzarlo. È questo che mi addolora di più: non una delusione personale, ma la perdita di un’opportunità che aveva già dimostrato di poter funzionare”.
Pensa che esistano ancora le condizioni per rilanciare quell’esperienza?
“Ne parlerò con il nuovo sindaco, ma non è mia abitudine andare a propormi. Alla mia età non cerco incarichi e tengo a precisare che la mia eventuale collaborazione sarebbe stata, come in passato, completamente gratuita. Quello che mi ha profondamente deluso è stato soprattutto il modo in cui si sono interrotti i rapporti. Per mesi ci sono stati incontri, appuntamenti rinviati, promesse di riprendere il progetto e poi, improvvisamente, il silenzio. Non è un comportamento corretto. Ma, al di là dell’aspetto umano, ciò che conta è il progetto. Avevamo sperimentato per oltre un anno una proposta culturale che funzionava. Sarebbe bastato riprenderla, magari aggiornandola, ampliandola. Invece si è scelto di rinunciare completamente. Il rammarico nasce soprattutto da questo. Agrigento aveva finalmente un luogo dedicato al contemporaneo nel centro storico e oggi quel luogo non c’è più”.
Dopo aver chiuso l’ultima pagina del suo libro, quale riflessione spera rimanga a chi legge il suo libro?
“Credo che le riflessioni siano due. La prima è che bisogna imparare a fare le cose senza aspettarsi riconoscimenti. Si offre quello che si può offrire, si mette a disposizione la propria esperienza e poi non bisogna attendersi nulla in cambio. Questa è forse la lezione più personale che traggo dalla mia vicenda. La seconda riguarda invece la cultura. Mi auguro che il lettore comprenda quanto sia difficile, ancora oggi, ottenere dalla politica l’attenzione che la cultura meriterebbe. Troppo spesso viene utilizzata per fini di potere, per convenienze elettorali, per costruire consenso. Quando accade questo, la cultura viene tradita. E invece dovrebbe rimanere uno spazio libero, aperto, condiviso, capace di far crescere una comunità senza essere subordinato agli interessi di chi governa”.



AGRIGENTONOTIZIE.IT
Otto milioni per far correre l'Isola: la Regione blinda il futuro di federazioni e associazioni

L'assessorato al Turismo ripartisce le risorse per la stagione 2026 puntando sul benessere della comunità e sulla coesione sociale. Tra fondi al Coni e sostegno agli enti di promozione, il provvedimento punta a trasformare l'attività fisica in un diritto accessibile a ogni cittadino
l motore dello sport nell'Isola riceve una spinta decisiva con il riparto di 8,5 milioni di euro destinati a federazioni, associazioni e comitati riconosciuti dal Coni. Il decreto del dirigente generale dell'assessorato regionale dello Sport definisce una mappa precisa delle risorse per la stagione 2026, puntando a potenziare le attività istituzionali e il funzionamento dei centri di addestramento su tutto il territorio siciliano.
La fetta più consistente delle somme, pari a oltre 6 milioni e 300 mila euro (il 75% del totale), è stata assegnata ai comitati regionali delle federazioni sportive nazionali e delle discipline associate per sostenere l'attività agonistica e l'organizzazione di manifestazioni. Una quota di 1,2 milioni di euro è invece riservata agli enti di promozione sportiva, mentre i restanti 850 mila euro andranno direttamente al comitato regionale del Coni in Sicilia.
L'iniziativa viene rivendicata come una scelta politica precisa dal governo regionale. “Si rafforza costantemente – sottolinea l’assessore regionale del Turismo, dello sport e dello spettacolo, Elvira Amata – l’impegno concreto del governo Schifani in favore delle discipline e della pratica sportiva quale pilastro fondamentale per la crescita sociale, culturale e per il benessere della nostra comunità. In coerenza con lo spirito della norma di riferimento, che punta al potenziamento delle attività, continuiamo così a sostenere significativamente lo sport siciliano, settore che riteniamo strategico, con l’obiettivo di renderlo sempre più un diritto accessibile a tutti e un'occasione di coesione sociale”.
Per ottenere la liquidazione effettiva delle somme, i beneficiari dovranno ora rispettare i tempi della burocrazia: le singole realtà avranno 90 giorni di tempo dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale per trasmettere la rendicontazione dettagliata delle attività svolte.

Valuta questo sito: RISPONDI AL QUESTIONARIO