AGRIGENTONOTIZIE
Dal palco di "Io Canto Senior" al teatro dell'Efebo: Pino Minio in concerto con Sasà Salvaggio
Dopo il successo ottenuto a "Io Canto Senior", Pino Minio arriva al teatro dell'Efebo di Agrigento per uno degli appuntamenti del cartellone estivo promosso dal Libero consorzio comunale. Il concerto è in programma martedì 11 agosto alle 21 e vedrà protagonista il cantante reduce dalla finale del talent show di Canale 5 condotto da Gerry Scotti.
Minio proporrà uno spettacolo dedicato ai grandi successi della musica italiana e internazionale, accompagnato dalla sua band composta da musicisti di grande esperienza. A rendere ancora più ricca la serata sarà la partecipazione di Sasà Salvaggio, tra i comici siciliani più conosciuti e apprezzati dal pubblico televisivo. Con la sua comicità e la sua ironia, l'artista alternerà momenti di spettacolo alle esibizioni musicali.
AGRIGENTONOTIZIE
Lavori sul viadotto Milena, chiude nella notte un tratto della statale 189: ecco i percorsi alternativi
Il provvedimento di Anas sarà in vigore dalle 20 di oggi alle 6 di domani per consentire interventi di pavimentazione sull'infrastruttura
Disagi alla circolazione nella notte tra oggi, 6 agosto, e domani, 7 agosto, lungo la strada statale 189 "Della Valle dei Platani". Anas ha disposto la chiusura al traffico di un tratto dell'arteria in entrambe le direzioni di marcia e su tutte le corsie.
Il provvedimento sarà in vigore dalle ore 20 di oggi fino alle ore 6 di domani e si rende necessario per consentire interventi di pavimentazione sul viadotto Milena, finalizzati a migliorare la sicurezza e la percorribilità dell'infrastruttura. Per limitare i disagi, Anas ha predisposto percorsi alternativi.
Chi viaggia da Palermo verso Agrigento dovrà uscire al bivio di Acquaviva Platani (km 29+500), proseguire lungo la strada provinciale 20 in direzione Casteltermini e successivamente imboccare la strada provinciale 21 verso Agrigento, rientrando sulla statale 189 al bivio Passofunnuto Casteltermini, all'altezza del km 42+300.
In direzione opposta, da Agrigento verso Palermo, sarà invece necessario uscire al bivio Passofunnuto Casteltermini (km 42+300), percorrere la strada provinciale 21 fino a Casteltermini e proseguire sulla strada provinciale 20 in direzione Palermo, per poi rientrare sulla statale 189 al bivio Acquaviva Platani, al km 29+500.
Anas invita gli automobilisti a prestare attenzione alla segnaletica temporanea e a programmare gli spostamenti tenendo conto dei possibili rallentamenti lungo le strade provinciali interessate dalle deviazioni.
LENTEPUBBLICA
Anzianità di servizio nella PA: cosa resta e cosa si perde cambiando ente o contratto
Un dipendente pubblico che cambia amministrazione, che viene stabilizzato dopo anni di precariato o che punta a un avanzamento economico interno si trova quasi sempre davanti a una domanda: gli anni di lavoro già alle spalle valgono qualcosa, oppure si azzerano ogni volta che cambia l’ente di riferimento?
La risposta arriva dalla giurisprudenza ed è diversa a seconda dello scenario concreto.
Anzianità di servizio, un diritto non assoluto
L’anzianità di servizio misura il tempo durante il quale un lavoratore ha prestato la propria attività. Nel pubblico impiego, tuttavia, non funziona come una sorta di tesoretto che si trasferisce automaticamente e per intero ogni volta che cambia il datore di lavoro. Il rapporto può proseguire dal punto di vista giuridico, ma questo non cancella la differenza tra le varie fasi della carriera di un dipendente. Ogni amministrazione può decidere discrezionalmente quanto valorizzare l’esperienza pregressa e la giurisprudenza ha più volte chiarito che non esiste un obbligo generale di sommare sempre e comunque gli anni maturati altrove.
Il confine che la legge protegge sempre: lo stipendio già maturato
Esiste però un limite che nessuna amministrazione può superare. Se il mancato riconoscimento dell’anzianità pregressa comporta una riduzione dello stipendio già percepito, quella riduzione non è ammessa. È il principio dell’irriducibilità della retribuzione, che si applica anche quando il rapporto di lavoro cambia titolare.
La differenza fondamentale è tra un diritto acquisito e una semplice aspettativa. Un diritto acquisito, come lo stipendio già consolidato nel patrimonio del lavoratore, va sempre conservato. Un’aspettativa, come la speranza di ottenere in futuro un avanzamento di carriera grazie agli anni già maturati, non gode della stessa protezione. Per verificare se c’è stato un peggioramento reale, occorre un confronto complessivo tra quanto il dipendente avrebbe continuato a percepire restando presso il vecchio ente e quanto percepisce dopo il passaggio, senza che rilevino eventuali differenze con i colleghi già in servizio presso la nuova struttura.
Le progressioni economiche orizzontali e il peso della contrattazione collettiva
Un discorso a parte riguarda le progressioni economiche orizzontali, ossia le procedure che permettono di ottenere un aumento di stipendio restando nella stessa area professionale. All’interno del lavoro pubblico contrattualizzato, i criteri per accedere a questi passaggi non discendono più da una disciplina legislativa uniforme, ma vengono negoziati e fissati dalle parti sociali attraverso gli accordi di categoria, purché rispettino il principio di selettività ed evitino aumenti concessi indistintamente a tutti.
In questo quadro, le fonti contrattuali possono discostarsi dalla disciplina generale, come espressamente previsto dal D.P.R. n. 497/1994. Un’intesa firmata dalle organizzazioni sindacali può quindi legittimamente subordinare l’ammissione a una procedura di avanzamento interno al possesso di un periodo minimo di servizio prestato specificamente presso quell’amministrazione, senza che questo configuri una discriminazione nei confronti di chi proviene da un altro ente.
Perché il nuovo ente può ripartire da zero, il caso della sanità
L’esempio più chiaro arriva dal settore sanitario. In passato il personale apparteneva a ruoli regionali unitari, ma con le riforme dei primi anni ‘90, in particolare il d.lgs. n. 502/1992, le aziende sanitarie e ospedaliere hanno acquisito una propria autonomia giuridica e imprenditoriale. Da allora l’anzianità maturata non confluisce più in un conteggio unico e uniforme, valido allo stesso modo in ogni azienda. Un infermiere che dopo un decennio di lavoro in un’azienda passa a un’altra, tramite concorso o mobilità, può imbattersi in una procedura di avanzamento economico aperta soltanto a chi abbia già maturato un certo numero di anni all’interno di quella specifica struttura, senza poter far pesare gli anni accumulati altrove. L’ente che eroga lo stipendio, in altre parole, può scegliere di premiare in modo esclusivo chi contribuisce già alla sua organizzazione, alle sue procedure e ai suoi obiettivi specifici.
La stabilizzazione, quando le mansioni pregresse non bastano
Un secondo scenario, distinto dalla mobilità tra enti, riguarda i lavoratori che da un contratto a tempo determinato passano, tramite stabilizzazione, a un rapporto a tempo indeterminato. In questi casi la giurisprudenza considera i due contratti come rapporti giuridicamente distinti, non come un’unica prosecuzione. Se il periodo di lavoro a termine è già servito come requisito per accedere alla stabilizzazione, cioè come titolo che ha permesso di ottenere il posto stabile, quello stesso periodo non deve essere conteggiato una seconda volta anche ai fini della progressione di carriera nel nuovo ruolo. Farlo significherebbe valorizzare due volte la stessa esperienza, a scapito di chi ha ottenuto lo stesso posto vincendo un concorso ordinario, con un effetto discriminatorio a rovescio nei suoi confronti.
È proprio questa esigenza di evitare il doppio conteggio a costituire la ragione oggettiva che consente di escludere il pieno riconoscimento dell’anzianità, senza violare il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE. La Corte di giustizia UE, in una pronuncia della Sesta Sezione del 18 ottobre 2012, ha comunque precisato che l’esclusione non è automatica in ogni caso, perché l’attività pregressa, per essere valorizzata come quella prestata a tempo indeterminato, deve consistere in mansioni identiche o quantomeno simili.
L’onere della prova, chi chiede deve dimostrare
Spetta al lavoratore dimostrare, con documentazione concreta come atti formali o pubblicazioni riconosciute, che le mansioni svolte durante il periodo precario coincidono sostanzialmente con quelle esercitate dopo la stabilizzazione. È un’applicazione diretta del principio generale di cui all’art. 2697 del Codice civile, per cui chi rivendica un diritto deve provarne il fondamento. Il giudice non può colmare d’ufficio le lacune probatorie del ricorrente e, quando manca un solido aggancio ai fatti, la domanda viene respinta.
La conferma della Cassazione nel 2023
A completare il quadro si inserisce l’ordinanza della Cassazione n. 1101 del 16 gennaio 2023. Il caso riguardava alcuni lavoratori che, passati da un ente locale al Ministero dell’Istruzione ai sensi della legge n. 124/1999, chiedevano il pieno riconoscimento dell’anzianità maturata in precedenza, comprese alcune voci retributive accessorie come un premio incentivante previsto dal CCNL del comparto regioni ed enti locali. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, ribadendo gli stessi principi generali già visti sopra. Lo stipendio già consolidato resta intoccabile, mentre i premi legati a incrementi di produttività non certi nell’esistenza né nell’importo non entrano nel calcolo del cosiddetto “maturato economico” e l’anzianità pregressa non può essere invocata per pretendere una posizione di miglior favore rispetto alle regole del nuovo datore.
ILSICILIA
E' già l'ora dei malumori
La manovrina non accontenta tutti, penalizzati lavoro e Asacom
Adesso la pausa estiva può ufficialmente prendere il via. Nel pomeriggio di ieri la giunta regionale convocata a Palazzo d’Orleans dal presidente della Regione Renato Schifani ha archiviato il primo step della variazione di bilancio. Le risorse ci sono, l’articolato c’è e non mancano nemmeno le polemiche. Ma per quest’ultime ci sarà tempo a settembre (CLICCA QUI).
La manovrina da 221 milioni di euro non avrebbe soddisfatto tutti. Tra i vari assessorati, infatti, c’è chi avrebbe rivendicato una certa disparità di trattamento. Per comprendere meglio basta scorrere tra le righe del testo, comparando i fondi assegnati ad ogni dipartimento. Certamente non finirà qui. Gli esclusi potrebbero essere accontentati durante la seconda fase, quella tra le mura dei Palazzo dei Normanni, dove saranno esaminate tutte le proposte di iniziativa parlamentare. A disposizione altri 200 milioni. Ulteriori 100 milioni rimarranno nella disponibilità dell’Assemblea regionale. Per un totale di oltre mezzo miliardo di euro.
Tra le tensioni della maggioranza, l’ampio spazio lasciato agli stralci dell’ultima Finanziaria e l’attesa delle risorse rese disponibili dall’approvazione dei rendiconti, il governo regionale è giunto al mese di agosto senza l’impiego di nessuno strumento finanziario. Una direzione ben diversa rispetto al 2025, quando le variazioni di bilancio sono state ben quattro. Insomma, quest’ultima altro non sarà che un assaggio della prossima Legge di Stabilità, l’ultima della legislatura. Ma chi realmente si è trovato a bocca asciutta?
Andiamo per ordine. La necessità di dare spazio in prima battuta alla richiesta degli assessorati nasce principalmente per rimpinguare capitoli già esistenti e adempiere alle spese obbligatorie a cui incorrono le singole strutture. Soddisfare tutti non sarebbe stato possibile, ma alcuni numeri risultano più evidenti di altri. E’ il caso emblematico dell’assessorato Famiglie, Politiche sociali e Lavoro guidato da Nuccia Albano. Secondo indiscrezioni le polemiche non sarebbero mancate nel corso della riunione di giunta. Ma vediamo perché. Per il Lavoro sono stati previsti solo 100mila euro da destinare al funzionamento di Ispettorati e Centri per l’impiego. E se per la Famiglia sono stati finanziati 10 milioni per il fondo disabili, in realtà il bacino previsto resta scarno. Le richieste dell’assessorato, infatti sarebbero state molto più alte: circa 70 milioni di euro per le coperture essenziali. Un esempio che rende limpido un quadro che registra non pochi malumori, tra coperture essenziali disattese ed eccessivi sbilanciamenti.
Nel serata di ieri i toni si sono inaspriti, con la dura nota congiunta del presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate e del capogruppo all’Ars della Democrazia Cristiana Carmelo Pace. “Si tratta di impegni che spettano al governo regionale e non possono essere delegati, per mancanza di iniziativa e indirizzo politico, al Parlamento“. Hanno tuonato i due deputati della DC, che hanno aggiunto: “Si sta scegliendo, in modo del tutto incomprensibile, di favorire alcuni capitoli sponsorizzati da qualche assessore a scapito delle reali esigenze dei comparti e dei territori disattendendo gli impegni presi con la coalizione di centrodestra“.
Lavoro, famiglia, Asacom e disabili sono così i grandi penalizzati. Ma non sono gli unici. Alcuni esempi? Tante promesse non sono state mantenute in agricoltura, ad esempio sulla crisi del grano. Per non parlare delle marinerie e il comparto pesca in ginocchio. Uno scenario che non avrebbe fatto sorridere neanche i deputati all’Ars. Considerando qualche mugugno dagli assessorati, i circa 300 milioni a disposizione del Parlamento saranno in parte destinati a soddisfare altre richieste riducendo la fetta di torta?
ILSICILIA
Il Consiglio dei Ministri riunitosi nella giornata di ieri, ha impugnato la norma del blocco Assunzioni, approvata nel maggio scorso in occasione del DDL stralcio della Prima Commissione Affari Istituzionali. Nata come un emendamento aggiuntivo a prima firma del Presidente della Commissione Antimafia Antonello Cracolici, la norma aveva fatto discutere negli ultimi mesi e nelle scorse settimane dopo l’esonero per AST e SEUS.
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, “ha esaminato trentaquattro leggi delle regioni e delle province autonome e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione Siciliana n. 13 del 28/05/2026, recante ‘Norme in materia di personale ed enti locali. Disposizioni varie'”. La norma non sarebbe stata bocciata del tutto, ma sotto la lente d’ingrandimento sarebbero finiti quattro articoli del vasto testo.
La decisione è stata presa “in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di ordinamento civile, previdenza sociale e coordinamento della finanza pubblica, violano l’articolo 117, secondo comma, lettere l) e o), e terzo comma, i principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione di cui agli articoli 3 e 97 della Costituzione, nonché l’articolo 81 della Costituzione relativamente alla copertura finanziaria“. È quanto si legge nel comunicato finale del Cdm.
“L’impugnativa della Presidenza del Consiglio dei ministri su alcune disposizioni della legge regionale n. 10/30 – stralcio A chiama il presidente Schifani a una precisa assunzione di responsabilità. È il momento di far valere nei confronti di Roma le prerogative dello Statuto siciliano e difendere norme di buon senso che rispondono a esigenze concrete dell’amministrazione regionale e dei cittadini”. Lo dichiara Mario Giambona, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana.
“Tra le norme impugnate – prosegue Giambona – c’è l’articolo 1, comma 2, sul trattamento del personale regionale. Rimane salva la parte che equipara i dipendenti del contratto 2 a quelli del contratto 1, consentendo anche a questi ultimi di accedere all’anticipazione, ma viene contestata la previsione che fissa in dodici mesi il termine per il pagamento. È una norma che il Partito Democratico ha fortemente sostenuto per rendere più attrattivo il lavoro nella pubblica amministrazione regionale e che riteniamo rientri pienamente nelle competenze attribuite alla Sicilia dal suo Statuto speciale. Su questo punto la Regione non può arretrare: deve resistere all’impugnativa e difendere le proprie prerogative”.
“Viene poi impugnato l’articolo 14, che consente l’attivazione dei corsi del CEFPAS dedicati alla salute mentale. La motivazione è il permanere del piano di rientro sanitario. Ma allora è legittimo chiedersi fino a quando la Sicilia dovrà restare ostaggio di questi vincoli, rinunciando a investire nella formazione e nel potenziamento di servizi essenziali come quelli per la salute mentale. Non possiamo continuare a penalizzare i cittadini siciliani”.
“L’impugnativa riguarda inoltre l’articolo 15, che introduce una possibilità di cumulo in materia pensionistica per il personale transitato dal gennaio 2001, e l’articolo 20, che sancisce l’incompatibilità tra gli incarichi di direttore generale e direttore sanitario delle ASP e le cariche di sindaco, amministratore o consigliere comunale. Anche in questo caso si tratta di disposizioni improntate alla trasparenza, alla corretta amministrazione e alla separazione tra funzioni amministrative e incarichi politici”.
“Chiediamo al presidente Schifani – conclude Giambona – di aprire immediatamente un confronto con il Governo nazionale per salvaguardare le norme che ricadono nelle competenze della Regione Siciliana, a partire dall’articolo 1. Difendere l’autonomia speciale non significa rivendicare privilegi, ma tutelare strumenti utili a rendere più efficiente la macchina amministrativa e migliori i servizi ai cittadini. È questa la battaglia che il Governo regionale deve condurre con determinazione. Resta invece in vigore la norma sul blocco delle assunzioni, così come modificata nell’ultimo stralcio della legge”.
LIVESICILIA
Il governo vara la manovrina, via libera al ddl ‘Coesione e crescita’
PALERMO – Approvata dalla giunta Schifani la manovrina estiva, che ora sarà trasmessa all’Ars per essere calendarizzata alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva. Una accelerazione improvvisa quella del governo, che ha voluto mettere subito nero su bianco il testo base di una manovrina che sarà ‘completata’ poi in Aula con gli emendamenti dei partiti. Il governo ha ribattezzato il ddl “Coesione e crescita”.
Manovrina, strategia in due tempi
Le misure approvate in Giunta valgono 221 milioni di euro, ma altrettanti saranno a disposizione di Sala d’Ercole per le proposte provenienti dai gruppi parlamentari. Da Palazzo d’Orleans, però, l’indicazione è chiara: dovranno essere suggerimenti “di ampio respiro”. Il testo venuto fuori dalla Giunta è stato concordato anche con i partiti, così come la strategia in due tempi che consentirà all’Esecutivo di mettere in cassaforte le norme più importanti per poi lasciare spazio anche al Parlamento, opposizioni comprese. In serata, però, spunta la grana Dc: “Impegni disattesi”, dicono il capogruppo all’Ars Carmelo Pace e il collega Ignazio Abbate che aprono un nuovo scontro con il Mpa sulla nomina di Sabrina Cillia al Cefpas.
Le misure contenute nella manovrina
All’interno del testo misure in favore dei giovani, delle famiglie, delle imprese e investimenti nella sanità per ridurre le liste d’attesa, aumentare le prestazioni e costruire ospedali nuovi ed efficienti. Ma anche fondi per pulire i bordi delle autostrade e prevenire gli incendi e per garantire la manutenzione di dighe e fiumi.
Schifani: “Il modello Sicilia funziona”
“La stabilità finanziaria, raggiunta in questi anni con un lavoro costante e condiviso – dice Schifani – consente di poter disporre di risorse fondamentali per sostenere le famiglie, le imprese e, in generale, consolidare sempre di più lo sviluppo della Sicilia. Abbiamo deciso di continuare a sostenere le aziende del territorio con finanziamenti agevolati nel settore del commercio, alleviando la pressione dei mutui e supportando le vittime del racket che denunciano”.
Schifani poi aggiunge: “Abbiamo incrementato tutte le misure già avviate in precedenza con Irfis per sostenere i consumi delle famiglie e ridurre l’aumento dei tassi di interesse sui mutui e che hanno riscosso molto successo, con un occhio rivolto ai giovani che decidono di acquistare casa e vivere nell’Isola. Con questa manovra dimostriamo che il modello Sicilia, fondato sul risanamento dei conti e su una visione strategica di lungo periodo, continua a produrre risultati concreti e positivi nella vita dei cittadini”.
Rifinanziate una serie di misure su mutui e imprese
A fronte dell’innalzamento dei tassi, il governo mette in campo nove milioni di euro per introdurre una nuova edizione del bando per contributi destinati ad abbattere gli interessi per gli anni 2024 e 2025 sui mutui per la prima casa. Altri nove milioni vanno a incrementare il plafond per il credito al consumo, rimborsando gli interessi sugli acquisti di beni durevoli non di lusso.
Stanziati poi dieci milioni per scorrere la graduatoria del bando Irfis contro il caro-mutui sopportato dalle imprese. In questo modo si aumenta la platea di chi ha diritto di godere di questo intervento e non ne ha ancora beneficiato. Altri quattro milioni permetteranno di aumentare il plafond per i finanziamenti agevolati per gli investimenti delle micro, piccole e medie imprese del commercio.
Mutui agevolati per i giovani under 35
Una nuova misura riguarda poi l’erogazione di mutui agevolati ai giovani con meno di 35 anni e un Isee inferiore a 35mila euro. Per l’attuazione di questo provvedimento è stata prevista la creazione di un fondo ad hoc di nove milioni di euro.
Sanità, fondi per prestazioni e contro liste d’attesa
Corposo anche il capitolo della sanità. Il governo interviene con 15 milioni di euro per gli incrementi tariffari delle prestazioni sanitarie della specialistica, convenzionata e non. Per il contrasto alle liste d’attesa nel sistema sanitario vengono stanziati tre milioni che permetteranno di finanziare prestazioni aggiuntive realizzate dai privati.
corsia ospedale
Via libera al nuovo ospedale di Gela
Quasi 27 milioni sono destinati all’edilizia sanitaria: 16 milioni per la progettazione del nuovo ospedale di Gela. Altri 10,8 milioni tra il 2026 e il 2027 per il cofinanziamento di interventi di edilizia, tra cui il nuovo Policlinico di Palermo e il nuovo ospedale di Siracusa. “Come avevamo assicurato – afferma Schifani – il mio governo non ha mai fatto venir meno il proprio impegno sull’ospedale di Gela e ne sta garantendo integralmente la copertura finanziaria. Manteniamo gli impegni assunti con i cittadini e con il territorio, perché crediamo in una sanità più moderna, efficiente e vicina ai bisogni delle comunità. Non realizzeremo un semplice presidio medico, ma un hub multispecialistico integrato, capace di rafforzare l’offerta sanitaria e di rappresentare un punto di riferimento per un’area strategica ella Sicilia”.
Sostegno alle imprese colpite dal racket
All’interno del ddl varato dalla Giunta anche una risposta alla ripresa del preoccupante fenomeno del racket. L’Esecutivo ha voluto dare un segnale alle imprese danneggiate dal pizzo, stanziando due milioni di euro. Un milione sarà destinato al ristoro dei danni subiti e un altro milione per agire in maniera preventiva e installare sistemi di videosorveglianza.
Fondi per le famiglie contro il caro-affitti
Otto milioni sono stati messi sul piatto per combattere il caro-affitti e sostenere le famiglie siciliane in disagio economico, con un Isee fino a 13.659,88 euro. Confermati per il 2026 i contributi contro il caro-voli, con uno stanziamento di 6,5 milioni. Altri quattro milioni garantiranno la manutenzione e il consequenziale funzionamento della flotta di 52 treni della Regione. Altri cinque milioni serviranno per interventi di pulizia e la manutenzione delle zone limitrofe alle autostrade, nelle quali spesso si innescano degli incendi. E sempre sul fronte della prevenzione dagli incendi, il governo ha stanziato due milioni destinati ai parchi archeologici regionali.
Pulizia dei fiumi e manutenzione dighe
C’è poi il capitolo della cura del territorio e della prevenzione. Tre milioni vanno per le manutenzioni ordinarie e straordinarie dei fiumi e degli argini, sei per gli interventi di prima assistenza in caso di calamità e 3,7 per i danni causati dai roghi nel 2023 agli immobili di privati e imprese della provincia di Siracusa. Per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle dighe sono stati previsti cinque milioni.
Gela
Due milioni per le bollette dell’acqua non pagate ad Agrigento
Il pacchetto degli impianti idrici comprende, inoltre, lo stanziamento di due milioni per avviare nell’Ambito territoriale ottimale di Agrigento interventi di “risoluzione strutturale del problema del mancato pagamento dell’acqua da parte di alcuni cittadini attraverso il finanziamento per la fornitura dei contatori”.
Rifiuti, 18 milioni per i progetti degli impianti
Finanziata con 18 milioni anche la redazione dei progetti di fattibilità tecnico-economica, l’esecuzione delle indagini e degli studi specialistici e altre attività tecniche legate alla realizzazione della rete impiantistica prevista dal Piano regionale di gestione dei rifiuti.
Regionali, 10 milioni per il salario accessorio
“Facendo fronte a un impegno assunto con i sindacati dei lavoratori”, come precisano da palazzo d’Orleans, viene poi incrementato il fondo per il salario accessorio dei dipendenti regionali del comparto di 10 milioni all’anno. Una mossa per colmare le differenze stipendiali con le altre amministrazioni pubbliche. Plauso dei sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Sadirs, Ugl e Uil Fpl: “L’inserimento di questa misura nella manovra rappresenta un segnale di serietà istituzionale e di attenzione nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori della Regione”, dice una nota dei sindacati che esprimono “apprezzamento” nei confronti di Schifani “per avere mantenuto gli impegni assunti”.
Venti milioni in più ai Comuni
Un altro intervento riguarda, per quest’anno, l’aumento di 20 milioni degli stanziamenti a favore di Comuni sul fondo dei trasferimenti ordinari. Una misura accolta con favore dall’Anci, che con il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano parla di “primo e significativo passo nel percorso di progressivo rafforzamento della finanza locale”.
Cinque milioni per i parchi e gli orti urbani
Sul fronte ambientale, cinque milioni andranno a finanziare la realizzazione di parchi e orti urbani, iniziativa che era stata avviata già nel 2025. Ulteriori 1,5 milioni, invece, sono stati stanziati per l’acquisto di opere d’arte da destinare ai musei siciliani.
GRANDNANGOLOAGRIGENTO.IT
Ecco il “Costanza I”, il nuovo traghetto che collegherà Porto Empedocle a LampedusaIl nuovo traghetto, interamente costruito nei cantieri navali di Palermo, garantira' il servizio quotidiano tra Porto Empedocle e l'arcipelago delle Pelagie
Con il taglio del nastro inaugurale da parte del presidente Renato Schifani, è ufficialmente operativo il Costanza I di Sicilia, il primo traghetto di proprietà della Regione Siciliana. La cerimonia ufficiale si è svolta al molo di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Presenti anche gli assessori regionali alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò e al Territorio e ambiente Giusi Savarino, il prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo, il sindaco di Porto Empedocle Calogero Martello, il presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale Annalisa Tardino, rappresentanti della Fincantieri e altre autorità del territorio.A mezzanotte in punto la prima corsa, con destinazione Lampedusa, dopo uno scalo a Linosa. La nave sarà impiegata per i collegamenti quotidiani con le isole Pelagie. “Oggi – ha dichiarato Schifani – è un giorno importante per la Sicilia. L’entrata in servizio del Costanza I è il risultato concreto di una precisa scelta politica: investire nelle infrastrutture per garantire collegamenti più efficienti, sicuri e sostenibili con le isole minori. Dimostriamo che la Regione sa trasformare gli impegni in risultati, rispettando i tempi e valorizzando le eccellenze del territorio. Il traghetto è stato interamente costruito a Palermo, a conferma della qualità della cantieristica siciliana. Il nostro impegno continua: stiamo lavorando per reperire le risorse necessarie alla realizzazione di un secondo traghetto, che vogliamo costruire ancora una volta in Sicilia, rafforzando i collegamenti e sostenendo sviluppo, lavoro e industria regionale”.“Questo – ha affermato Aricò – è un giorno storico per la nostra Isola. Il Costanza I di Sicilia è un sogno che diventa realtà, un obiettivo perseguito e centrato con determinazione dal governo Schifani. La prima nave di proprietà della Regione segna una svolta epocale nei collegamenti con le isole siciliane e migliorerà la mobilità di residenti e turisti diretti nelle Pelagie. Il nuovo traghetto made in Sicily, grazie alle sue tecnologie innovative, consentirà di ridurre in modo considerevole i tempi di percorrenza della tratta tra Porto Empedocle e Lampedusa, garantendo un comfort elevato e senza eguali ai passeggeri. Al contempo abbatterà le emissioni inquinanti, grazie ai suoi motori green. Una scelta ineludibile per assicurare il diritto alla mobilità, servizi di trasporto efficienti e moderni e rispetto assoluto dell’ambiente”.
LENTEPUBBLICA.IT
Buoni pasto in ferie ai dipendenti pubblici, il decreto ferma gli arretrati da 2 miliardi
Un dipendente pubblico può chiedere il buono pasto per un giorno di ferie già goduto in passato? Fino a poco tempo fa la risposta sembrava, sempre più spesso, essere affermativa, in base a una serie di sentenze che avevano fatto breccia nelle finanze pubbliche. Ora il Consiglio dei Ministri ha deciso di chiudere quella breccia.Il 4 agosto, a Palazzo Chigi, il Governo ha approvato un provvedimento dedicato alla Pubblica amministrazione, una sorta di decreto omnibus che tocca ferie, personale, enti locali e altri ambiti. Particolarmente rilevante è il tema dei buoni pasto in ferie, per un rischio che il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sulla base dell’allarme lanciato in precedenza dalla Conferenza delle Regioni, ha quantificato fino a 2 miliardi di euro.
Da dove nasce il paradosso dei buoni pasto in ferieTutto parte da un principio giusto in sé. La direttiva europea 2003/88/CE stabilisce che durante il periodo di riposo la busta paga non venga intaccata in modo sensibile, per non scoraggiare chi vorrebbe semplicemente prendersi le ferie. È il cosiddetto principio di effettività della tutela feriale, più volte ribadito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.I giudici italiani hanno applicato questo orientamento prima nel settore privato, poi anche nel pubblico impiego, riconoscendo il diritto a percepire alcune voci retributive pure nei periodi di riposo. Tra le pronunce più citate in questi mesi figurano l’ordinanza della Cassazione n. 25840 del 27 settembre 2024 e la più recente n. 5051 del 6 marzo 2026, entrambe in linea con l’orientamento della Corte di giustizia Ue.Il cortocircuito tra ferie e giornate effettivamente lavorateIl problema è che i buoni pasto, per contratto, spettano solo nelle giornate di presenza effettiva, quando l’orario raggiunge le 7,2 ore. Applicando letteralmente il principio europeo, però, un dipendente potrebbe rivendicare il buono anche per un giorno di ferie, mentre non gli spetterebbe in una giornata lavorata, ma ridotta da un permesso.Cosa stabilisce ora il decreto sui buoni pastoIl testo interviene proprio su questo punto e chiarisce che il concetto di ferie retribuite comprende la normale retribuzione, ma esclude i compensi legati allo svolgimento effettivo delle mansioni e quelli che non vengono corrisposti per 12 mensilità, categoria in cui rientrano appunto i buoni pasto. Le indennità legate a turni, disagio e servizi esterni, già confermate anche in ferie dai rinnovi contrattuali più recenti, restano invece garantite. Sul fronte dei ticket, la regola pratica non cambia rispetto a quanto già previsto dai contratti collettivi. Il buono spetta solo nelle giornate di lavoro davvero svolto, sia in presenza sia da remoto, per cui lo smart working non fa perdere questo diritto a circa 3 milioni di dipendenti pubblici.Gli arretrati e l’eccezione delle sentenze passate in giudicatoSul passato, il decreto sceglie una linea piuttosto netta. La nuova disposizione ha infatti portata retroattiva ed esclude il riconoscimento degli arretrati sui buoni pasto maturati nei periodi di ferie, fatte salve solamente le cause già chiuse con una sentenza definitiva. Una scelta che il Governo giustifica con i numeri. Secondo la Ragioneria generale dello Stato, nel pubblico impiego si accumulano ogni anno oltre 65 milioni di giornate di ferie, con un valore che si attesta intorno ai 21 giorni a testa. Un riconoscimento generalizzato degli arretrati, per questi volumi, avrebbe potuto tradursi proprio nella cifra vicina ai 2 miliardi segnalata dalle Regioni. Per il resto, la disciplina di dettaglio risulta demandata alla contrattazione collettiva.La novità sulla monetizzazione delle ferie non goduteIl decreto interviene anche su un fronte diverso, cioè la possibilità di monetizzare le ferie non godute. Il divieto assoluto in vigore fino a oggi risulta attenuato. Il dipendente pubblico potrà ottenere una somma sostitutiva per i giorni non utilizzati, ma solo nel momento in cui il rapporto di lavoro si conclude e a condizione che la mancata fruizione non sia dipesa da una sua libera scelta. L’onere di dimostrare che il lavoratore ha scelto liberamente di non andare in ferie resta a carico dell’amministrazione datrice di lavoro, che dovrà quindi invitarlo formalmente e per tempo a utilizzarle, avvertendolo che altrimenti andranno perse senza possibilità di compenso economico.
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Al Teatro dell’Efebo arrivano Pino Minio e Sasà Salvaggio
Prosegue il cartellone degli spettacoli estivi del Teatro dell’Efebo, promosso dal Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Il prossimo martedì 11 agosto, alle ore 21, il suggestivo teatro all’aperto ospiterà il concerto di Pino Minio, reduce dallo straordinario successo ottenuto a “Io Canto Senior”, il talent show di Canale 5 condotto da Gerry Scotti, dove ha conquistato la finale grazie alla sua voce e alle sue intense interpretazioni.Sul palco dell’Efebo, Pino Minio proporrà uno spettacolo ricco di emozioni, interpretando alcuni dei brani più amati della musica italiana e internazionale. Ad accompagnarlo ci sarà la sua band, composta da musicisti di grande esperienza, per una serata all’insegna della qualità musicale e dell’intrattenimento.Ad arricchire l’evento sarà la partecipazione dell’amatissimo Sasà Salvaggio, protagonista di numerosi programmi televisivi e tra i comici più apprezzati della Sicilia, che porterà sul palco la sua irresistibile ironia, regalando al pubblico momenti di grande divertimento. L’appuntamento si inserisce nel ricco programma estivo del Teatro dell’Efebo, che continua a proporre eventi di alto livello artistico in una delle location più affascinanti della città.Musica, spettacolo, emozioni e comicità si fonderanno in un’unica serata che si preannuncia tra gli appuntamenti più attesi dell’estate agrigentina, pronta a richiamare spettatori da tutta la provincia e non solo.