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Rassegna stampa dal 14 al 17 agosto 2026

 

AGRIGENTOOGGI
“Non mi interessa lasciare promesse, ma risultati”. Pendolino racconta i 16 mesi alla guida del Libero consorzio

AGRIGENTO. C’è un filo conduttore che attraversa il racconto di Giuseppe Pendolino: riportare il Libero Consorzio Comunale di Agrigento alla normalità. Una normalità fatta di strade percorribili, scuole sicure, immobili pubblici recuperati, turismo valorizzato e servizi che funzionano. A poco più di un anno dall’insediamento, il presidente traccia il bilancio di un percorso che definisce «di programmazione», nel quale sono state gettate le basi per opere destinate a cambiare il volto della provincia. Dalla viabilità all’edilizia scolastica, dal rilancio del patrimonio culturale all’aeroporto di Agrigento, fino alla risposta all’emergenza incendi e al sostegno ai quarantatré comuni del territorio, Pendolino rivendica un metodo fondato sul dialogo e sulla concretezza.
Presidente, nell’aprile di un anno fa iniziava questa esperienza amministrativa. Oggi che bilancio sente di poter fare? 
«Abbiamo voluto raccontare pubblicamente ciò che è stato fatto perché chi amministra ha il dovere della trasparenza. È stato un anno molto intenso, forse meno visibile agli occhi dei cittadini perché gran parte del lavoro si è svolta negli uffici, tra progettazioni, finanziamenti, gare d’appalto e programmazione. Non è stato l’anno delle inaugurazioni, ma quello in cui, con la collaborazione dell’intero Consiglio, abbiamo costruito le fondamenta. Molti degli interventi programmati stanno entrando adesso nella fase realizzativa e nei prossimi mesi i cittadini inizieranno a vedere concretamente i risultati.»
Quali sono gli interventi che considera più importanti?
«Sicuramente quelli destinati all’edilizia scolastica. Abbiamo stanziato quattro milioni e mezzo di euro che si aggiungono ai quattro milioni già investiti lo scorso anno. Per noi la sicurezza degli studenti rappresenta una priorità assoluta. Accanto a questo abbiamo previsto circa tre milioni di euro per recuperare il patrimonio immobiliare del Libero Consorzio. Penso soprattutto all’ex convento di San Domenico di Sciacca, un edificio di straordinario valore storico che vogliamo restituire alla città trasformandolo in uno spazio museale aperto ai cittadini e ai visitatori.»
La viabilità continua a rappresentare una delle emergenze della provincia.
«È probabilmente la sfida più importante. Per anni le strade provinciali hanno sofferto una carenza di manutenzione e oggi stiamo cercando di recuperare il tempo perduto. Abbiamo previsto un investimento di circa un milione e mezzo di euro per illuminare tutti gli svincoli della provincia e sostituire integralmente la segnaletica stradale ormai deteriorata o assente. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Una segnaletica moderna, leggibile e uniforme significa sicurezza per chi vive qui e accoglienza per chi arriva da fuori. Anche questi sono servizi che qualificano un territorio.»
Tra gli interventi ci sono anche quelli dedicati all’accessibilità.
«Abbiamo finanziato l’acquisto di pedane che saranno installate negli undici comuni costieri della provincia, da Lampedusa fino a Menfi, per consentire alle persone con disabilità di raggiungere il mare in piena autonomia. Non considero questo un risultato eccezionale. È semplicemente ciò che un ente pubblico deve garantire. Credo che la normalità passi anche attraverso piccoli gesti che migliorano concretamente la qualità della vita.»
L’estate è stata segnata dai devastanti incendi nei Monti Sicani. Come avete affrontato l’emergenza?
«Sono stati giorni difficilissimi. Abbiamo visto bruciare un patrimonio naturalistico straordinario e tante aziende agricole si sono ritrovate senza il foraggio necessario per alimentare il bestiame.
Di fronte a questa emergenza abbiamo assistito però a una bellissima risposta del territorio. Molti agricoltori hanno donato spontaneamente fieno e paglia ai colleghi colpiti dagli incendi.
Il Libero Consorzio, attraverso la Protezione Civile e i cantonieri, ha messo gratuitamente a disposizione uomini e mezzi per raccogliere e distribuire questi aiuti.
Parallelamente stiamo intensificando i controlli grazie ai droni con telecamere termiche utilizzati dalla Protezione Civile e dalla Polizia Provinciale, con l’obiettivo di prevenire nuovi incendi e contrastare l’azione dei piromani.»
Cultura e turismo sembrano essere un’altra direttrice importante della sua amministrazione.
«Assolutamente sì. Il turismo non può vivere soltanto di mare o della Valle dei Templi. Deve diventare un sistema.
La stagione del Teatro dell’Efebo e quella del teatro classico stanno dimostrando che il pubblico risponde con entusiasmo quando vengono proposte iniziative di qualità.
Abbiamo inoltre avviato un importante progetto di valorizzazione del Giardino Botanico, dove nasceranno percorsi naturalistici, spazi dedicati agli artigiani e ai produttori locali e aree per l’accoglienza dei visitatori.
L’obiettivo è creare nuove occasioni di permanenza sul territorio e promuovere le nostre eccellenze.»
Tra i progetti più ambiziosi rimane quello dell’aeroporto. Oggi, alla luce dei problemi che stanno interessando lo scalo di Catania a causa dell’attività eruttiva dell’Etna, con voli dirottati e pesanti disagi per i passeggeri, la realizzazione di un aeroporto nell’Agrigentino assume un significato ancora più strategico?
«Assolutamente sì. Quello che sta accadendo in questi giorni a Catania dimostra, ancora una volta, quanto sia importante disporre di una rete aeroportuale distribuita e capace di garantire alternative concrete ai cittadini e ai turisti.
L’attività dell’Etna e i conseguenti problemi logistici stanno provocando disagi a tanti passeggeri. Penso, in particolare, agli agrigentini che, dopo essere stati dirottati su Palermo, si sono trovati nella necessità di rientrare nel nostro territorio con mezzi pubblici o taxi, sostenendo costi aggiuntivi, per poi dover tornare a Catania a recuperare le proprie automobili lasciate nei parcheggi dello scalo. Sono situazioni che dimostrano quanto la distanza dagli aeroporti rappresenti ancora oggi un problema concreto per il nostro territorio. Per questo motivo sono ancora più convinto che la realizzazione dello scalo aeroportuale agrigentino non debba essere considerata soltanto un’opera utile alla nostra provincia, ma una vera e propria infrastruttura strategica per l’intera Sicilia. Un aeroporto ad Agrigento significherebbe maggiore accessibilità, maggiore resilienza del sistema aeroportuale regionale e soprattutto la possibilità di offrire ai cittadini e ai visitatori un’alternativa concreta quando uno degli altri scali siciliani si trova in difficoltà. Noi ci abbiamo creduto sin dal primo giorno. Abbiamo finanziato il business plan e lo studio di fattibilità perché siamo convinti che questa infrastruttura possa cambiare il futuro dell’intero territorio. Dopo l’estate chiederò un incontro con ENAC e con il Ministero dell’Economia per comprendere quali siano gli ultimi passaggi necessari. Da parte nostra c’è la massima volontà di andare avanti. Da operatore turistico, conosco bene quanto la presenza di un aeroporto possa incidere sulle scelte dei visitatori e degli investitori. Oggi più che mai dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre i confini provinciali: l’aeroporto di Agrigento può diventare un volano straordinario non soltanto per il turismo agrigentino, ma per lo sviluppo economico e infrastrutturale dell’intera Isola».
Lei ha spesso ribadito che il Libero Consorzio non deve essere “agrigentocentrico”.
«Lo penso oggi come lo pensavo durante la campagna elettorale. La provincia è composta da quarantatré comuni e tutti devono sentirsi protagonisti. Con tutto il Consiglio abbiamo sostenuto iniziative culturali e turistiche in tutto il territorio, distribuendo le risorse disponibili attraverso bandi pubblici e partecipando a manifestazioni nazionali come TuttoFood e la Fiera dell’Artigianato di Milano insieme alle imprese agrigentine. Quando cresce un comune cresce tutta la provincia. Questa è la nostra idea di amministrazione.»
Se dovesse immaginare il giorno in cui lascerà questo incarico, quale eredità vorrebbe consegnare?(Pendolino si concede una breve pausa prima di rispondere).«Vorrei che i cittadini potessero dire che il Libero Consorzio è tornato ad essere un ente utile. Vorrei lasciare strade più sicure, scuole migliori, edifici recuperati, servizi efficienti e un territorio più attrattivo. Ma soprattutto vorrei lasciare un metodo: quello della programmazione, della collaborazione con i sindaci e dell’ascolto dei territori. Le opere si realizzano nel tempo. Quello che conta è avere il coraggio di iniziarle e la determinazione di portarle avanti. Se riusciremo a fare questo, avremo dato un contributo concreto al futuro della nostra provincia.»



GRANDANGOLO
Sigfrido Ranucci al teatro dell’Efebo di Agrigento con “Diario di un trapezista”

Il volto e il conduttore di Report, nella prima uscita ufficiale dopo le note vicende degli scorsi mesi e degli ultimi giorni, sul palco di Agrigento sabato 29 agosto 2026, per un atteso incontro-spettacolo che svela ciò che accade a telecamere spente: inchieste, rischi, sfide, attacchi e retroscena inediti della professione
Da Redazione
Nell’affascinante cornice naturale del Teatro dell’Efebo, ricavato all’interno dell’antico Giardino Botanico di Agrigento, va in scena un grande appuntamento con l’informazione d’autore e il racconto civile. Sabato 29 agosto 2026, alle ore 21, sarà protagonista Sigfrido Ranucci, uno dei volti più noti, stimati e coraggiosi del giornalismo d’inchiesta italiano, con il suo acclamato spettacolo “Diario di un trapezista”.
Noto al grande pubblico come conduttore e anima della trasmissione televisiva Report, Ranucci condurrà gli spettatori in un viaggio intenso e ravvicinato dentro le dinamiche di un mestiere complesso e spesso pericoloso. Lo spettacolo rappresenta una vera e propria lente d’ingrandimento su tutto ciò che normalmente resta al di fuori dell’inquadratura: il lavoro oscuro di ricerca, la tutela delle fonti, le pressioni e gli attacchi subiti, le battaglie legali e le decisioni etiche vissute sul filo dell’equilibrio — proprio come un trapezista sospeso nel vuoto senza rete di protezione.
In Diario di un trapezista, Ranucci ripercorre incontri decisivi, inchieste storiche e momenti intimi che hanno segnato la sua vita professionale e personale. Con uno stile narrativo schietto, personale, diretto e autentico, il giornalista proporrà una riflessione profonda sul valore imprescindibile della libertà di stampa, sul diritto dei cittadini ad essere informati e sull’importanza del giornalismo indipendente come presidio fondamentale della democrazia.
L’evento offre una serata straordinaria per ascoltare direttamente dalla voce di uno dei suoi protagonisti “le storie dietro le storie”, in una location d’eccezione che fonde la bellezza della storia millenaria di Agrigento con l’impegno sociale e culturale contemporaneo.
 I biglietti per lo spettacolo sono già disponibili per l’acquisto attraverso i canali ufficiali: sul sito www.giardinoefebo.it.  Punto vendita e prevendita fisica: Box Office di Via Imera, 27 – 92100 Agrigento.


LIVESICILIA
L’Etna riattiva la voglia di aeroporti in Sicilia: tutti sognano uno scalo

L'emergenza cenere ha riportato in primo piano il dibattito su una nuova aerostazione
PALERMO – L’emergenza cenere provocata dall’eruzione dell’Etna tiene sotto scacco l’aeroporto di Catania da oltre una settimana e così l’ipotesi di un nuovo scalo in Sicilia torna al centro del dibattito. Ad aprire le danze è stato il ministro della protezione civile, Nello Musumeci: “Già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, avevo evidenziato i limiti di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata all’Etna”, ha ricordato Musumeci che inserì la proposta di delocalizzazione dello scalo nel piano territoriale provinciale.
La Sicilia e il sogno di un nuovo aeroporto
Ne nacque anche uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella piana tra Catania ed Enna ma “quella mia idea – ha preso atto Musumeci – non trovò sostegno”. L’ex presidente della Regione ha così sollecitato una nuova riflessione sul tema ma la nascita di un quinto aeroporto siciliano, senza considerare gli scali di Lampedusa e Pantelleria, è un sogno non nuovo. Secondo questa visione i tandem Palermo-Trapani e Catania-Comiso non sarebbero sufficienti.
I progetti di due nuovi aeroporti
Due, in particolare, le aree della Sicilia dove da qualche tempo si cerca di avviare l’iter per la nascita di un nuovo aeroporto: la provincia di Agrigento e la valle del Mela, lungo la fascia tirrenica della provincia di Messina. Due iniziative diverse per genesi: la prima è legata ad un iter con il classico intervento pubblico, la seconda più vicina all’iniziativa privata. Il caos provocato dall’emergenza cenere a Catania, con Fontanarossa chiuso almeno fino a Ferragosto, ha riportato interesse sui due progetti che però, al momento, restano sulla carta mentre spunta anche una terza proposta: un aeroporto nell’area di Catenanuova-Dittaino, in provincia di Enna.
L’aeroporto Valle dei Templi di Agrigento
Ad Agrigento il sogno di un aeroporto che possa servire la parte centro-meridionale dell’Isola viene portato avanti dal deputato di Fratelli d’Italia Calogero Pisano. Il primo passo è stato l’inserimento della possibilità di realizzazione dello scalo nel decreto Sud del 2023. L’Articolo 8 bis del decreto, creato con un emendamento di Pisano, parla infatti di “strutture strategiche per l’area centro-meridionale della Sicilia”.
Il percorso è poi continuato con l’inserimento dell’aeroporto di Agrigento nel Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035. Sul documento – redatto da Enac in collaborazione con la Direzione generale per gli aeroporti, il trasporto aereo e i servizi satellitari del ministero delle Infrastrutture e trasporti – un breve cenno alla possibilità di realizzare l’aeroporto. “Potrà essere effettuata una valutazione politico-istituzionale sulla realizzazione di un nuovo scalo nell’area di Agrigento qualora se ne dimostrasse la sostenibilità economico-finanziaria”, si legge.
Il progetto di massima dell’aeroporto ‘Valle dei templi’, che dovrebbe sorgere tra Palma di Montechiaro e Licata, è stato realizzato dal Libero consorzio di Agrigento, e lo studio di fattibilità con il business plan sono firmati dalla società ‘Kpmg’. Il potenziale dello scalo si aggirerebbe tra i 2,5 e i tre milioni di passeggeri all’anno. L’iter, in questo momento, è fermo al ministero dell’Ambiente per le procedure Via/Vas.
Schifani: “Tema che merita attenzione”
Sul progetto c’è anche l’attenzione da parte della Regione. “Si tratta di un tema certamente rilevante per il territorio, che merita di essere affrontato con la dovuta attenzione, attraverso una programmazione basata su dati concreti”, ha affermato recentemente il governatore Renato Schifani.
Pisano: “Agrigento merita di sviluppare il suo turismo”
“Siamo ad un punto molto avanzato dell’iter – dice Pisano -. Bisogna prendere atto dell’esigenza di un’area importante della Sicilia, come quella centro-meridionale, di sviluppare al meglio il proprio settore turistico e commerciale. L’aeroporto non è un capriccio: Agrigento ha la valle dei templi, un grande catalizzatore di visitatori che merita di essere valorizzato al massimo”.
Nella valle del Mela l’Aeroporto del Mediterraneo
A poco meno di 300 chilometri a nord-ovest, però, c’è un altro progetto di aeroporto che cerca di ‘decollare’: quello della valle del Mela, ribattezzato ‘Aeroporto intercontinentale del Mediteraneo’. L’idea, questa volta, arriva da una società, la ‘Sciara Holding Ltd’, che ha sede a Londra e che ha progettato uno scalo nella piana tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese.
Nelle scorse ore il ceo dell’azienda, Fabio Bertolotti, è tornato alla carica annunciando “l’avvio ufficiale della fase di manifestazione di interesse relativa alle aree e agli immobili situati nei territori dei Comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Merì e Milazzo”. Il maanger ha poi aggiunto: “La Sciara Holding da mesi, ha depositato e protocollato, anche come soluzione tecnica, tutelandola quindi sotto ogni diritto, tutta la documentazione utile, terminando l’iter burocratico di propria competenza, dimostrando la rilevanza strategica internazionale e la piena sostenibilità economica e ambientale dell’aeroporto”.
“Il progetto – ha sottolineato ancora Bertolotti – ha riscosso l’interesse concreto degli enti preposti e della stessa cittadinanza; la fase di acquisizione preventiva delle aree nelle quali sorgerà la struttura è già iniziata con un’ottima disponibilità da parte dei proprietari finora raggiunti”. Nel febbraio di quest’anno lo stesso Bertolotti aveva lanciato la previsione: “Se tutto va come previsto, tra due anni e mezzo inaugurazione e primo volo”.
Sul sito della società, intanto, alcuni dettagli del progetto, che prevede anche un’area commerciale con 310 negozi e un centro congressi. All’interno è previsto anche un polo logistico per lo stoccaggio merci e la filiera del fresco.


LENTEPUBBLICA
Orario multiperiodale: l'ARAN chiarisce come si calcolano i permessi personali

Orario multiperiodale nel CCNL Funzioni Locali: arrivano nuove tutele per genitori e caregiver, chiarimenti ARAN sui permessi personali.
La disciplina dell’orario multiperiodale continua a evolversi con l’obiettivo di rendere più flessibile l’organizzazione del lavoro senza sacrificare i diritti dei dipendenti. Dopo la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo del nuovo CCNL delle Funzioni Locali, emergono importanti precisazioni sia sul piano dell’equilibrio tra esigenze organizzative e vita privata, sia sulle modalità di gestione dei permessi retribuiti.
Da un lato, il nuovo testo contrattuale rafforza la funzione sociale dell’istituto, indicando come prioritarie le richieste avanzate dai genitori con figli in età scolastica e dai lavoratori che svolgono attività di caregiver. Dall’altro, una recente risposta dell’ARAN chiarisce come debba essere calcolata l’incidenza dei permessi per motivi personali quando il dipendente opera con un orario multiperiodale caratterizzato da giornate lavorative ridotte.
Si tratta di due novità che interessano direttamente migliaia di lavoratori del comparto pubblico e che contribuiscono a definire in modo più preciso il funzionamento di uno degli strumenti di flessibilità più utilizzati nelle amministrazioni.
Cos’è l’orario multiperiodale e come funziona
L’orario multiperiodale rappresenta una particolare modalità di organizzazione del tempo di lavoro che consente all’amministrazione di distribuire diversamente l’orario durante l’anno, adattandolo alle reali esigenze del servizio.
In pratica, nei periodi caratterizzati da un’intensificazione dell’attività lavorativa il personale può prestare un numero maggiore di ore, mentre nei mesi in cui il carico di lavoro diminuisce viene previsto un corrispondente recupero attraverso una riduzione dell’orario ordinario.
Il principio che ispira questo sistema è semplice: mantenere invariato il monte ore complessivo previsto dal contratto, distribuendolo però in maniera più funzionale alle esigenze operative dell’ente.
Questa soluzione è ormai adottata da numerose amministrazioni, soprattutto nei servizi che registrano picchi di attività durante specifici periodi dell’anno.
La bozza del nuovo CCNL introduce una priorità per la conciliazione vita-lavoro
Tra gli aspetti più significativi della bozza di rinnovo contrattuale sottoscritta nei giorni scorsi figura un’integrazione dell’articolo dedicato proprio all’orario multiperiodale.
Pur confermando l’impianto già previsto dal precedente contratto, il nuovo testo aggiunge un elemento di particolare rilievo: nell’applicazione dell’istituto dovranno essere privilegiate le esigenze di conciliazione tra attività lavorativa e vita familiare.
In particolare, viene espressamente indicata la necessità di dare priorità:
ai genitori con figli in età scolastica;
ai dipendenti che svolgono il ruolo di caregiver, ossia che assistono familiari in condizioni di fragilità o non autosufficienza.
La previsione rafforza un orientamento ormai consolidato nella contrattazione pubblica, sempre più attenta ai temi del welfare organizzativo e della sostenibilità dei tempi di lavoro.
L’obiettivo è quello di favorire un’organizzazione più flessibile che tenga conto non solo delle esigenze dell’amministrazione, ma anche delle necessità personali e familiari dei dipendenti.
Il quesito posto all’ARAN
Accanto alle novità contenute nella bozza contrattuale, è arrivato anche un importante chiarimento interpretativo dell’ARAN attraverso la risposta protocollo n. 5026 del 2026.
Il quesito riguardava un caso molto pratico.
Un’amministrazione aveva chiesto come dovesse essere calcolato un permesso per motivi personali fruito per l’intera giornata quando il lavoratore si trova nel periodo di minor carico di lavoro previsto dall’orario multiperiodale.
In questa fase, infatti, il recupero delle ore precedentemente lavorate può avvenire mediante una riduzione giornaliera dell’orario ordinario. Da qui nasceva il dubbio: se in quella giornata il dipendente utilizza un permesso retribuito per l’intera giornata, quante ore devono essere sottratte dal suo monte ore?
La riduzione giornaliera potrebbe infatti essere inferiore alle tradizionali sei ore convenzionali previste dal contratto, facendo sorgere possibili interpretazioni differenti.
La risposta dell’ARAN: il criterio delle sei ore resta invariato
L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni ha fornito una risposta chiara, eliminando ogni incertezza applicativa.
Secondo l’ARAN, anche quando il recupero dell’orario multiperiodale avviene attraverso una riduzione quotidiana dell’orario di lavoro, il permesso per motivi personali utilizzato per l’intera giornata continua a seguire il criterio già previsto dal contratto.
In altre parole, l’incidenza dell’assenza sul monte ore del dipendente rimane convenzionalmente pari a sei ore.
Non rileva quindi il numero effettivo di ore che il lavoratore avrebbe dovuto prestare in quella specifica giornata: continua ad applicarsi la regola generale stabilita dall’articolo 32 del CCNL.
Perché il chiarimento è importante
La risposta dell’ARAN assume particolare rilievo perché garantisce uniformità di comportamento tra tutte le amministrazioni pubbliche.
Senza questo chiarimento si sarebbe potuto assistere a prassi differenti tra enti diversi, con possibili disparità di trattamento tra lavoratori appartenenti allo stesso comparto.
La conferma del criterio convenzionale delle sei ore evita inoltre complicazioni nei sistemi di gestione delle presenze e rende più semplice l’applicazione della disciplina contrattuale.
Dal punto di vista operativo, gli uffici del personale possono continuare ad applicare una regola unica anche nelle situazioni caratterizzate da una diversa articolazione dell’orario giornaliero.
Maggiore attenzione alle esigenze familiari
Se il chiarimento dell’ARAN riguarda un profilo tecnico della gestione dei permessi, la modifica introdotta nella bozza del nuovo CCNL assume invece una portata più ampia.
La scelta di valorizzare le esigenze dei genitori con figli in età scolastica e dei caregiver conferma una tendenza ormai evidente nella contrattazione del pubblico impiego: utilizzare gli strumenti organizzativi anche come leve di inclusione e benessere lavorativo.
L’orario multiperiodale non viene più considerato esclusivamente una modalità per soddisfare le esigenze dell’amministrazione, ma diventa anche uno strumento capace di favorire un migliore equilibrio tra responsabilità professionali e vita privata.
In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle attività di assistenza familiare e dalle difficoltà di conciliazione dei tempi di cura dei figli, questa impostazione potrebbe incidere concretamente sull’organizzazione quotidiana del lavoro pubblico.
Cosa cambia per i dipendenti delle Funzioni Locali
Le novità delineano un quadro più definito sotto due profili distinti.
Da una parte, la futura disciplina contrattuale orienta le amministrazioni verso una gestione dell’orario multiperiodale che tenga maggiormente conto delle situazioni familiari più delicate, attribuendo una particolare attenzione ai lavoratori con figli in età scolastica e a chi assiste persone fragili.
Dall’altra, il chiarimento interpretativo dell’ARAN conferma che, anche nei periodi in cui l’orario ordinario viene ridotto per effetto del recupero delle ore precedentemente lavorate, i permessi per motivi personali fruiti per l’intera giornata continuano a incidere convenzionalmente per sei ore.
Due interventi diversi ma complementari che contribuiscono a rendere più certa l’applicazione delle regole contrattuali e a rafforzare l’equilibrio tra flessibilità organizzativa, tutela dei lavoratori e uniformità interpretativa all’interno delle amministrazioni pubbliche.



LENTEPUBBLICA.IT 

La pubblica amministrazione che cambia: verso servizi più efficienti 

La pubblica amministrazione cambia con digitale, servizi efficienti, sostenibilità e nuove tecnologie: ecco come si trasforma la PA.L’efficienza della pubblica amministrazione non è una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori. Riguarda la vita quotidiana di cittadini e imprese, la qualità dei servizi che riceviamo e, in ultima analisi, il buon uso delle risorse di tutti. Negli ultimi anni, spinta anche dalle risorse europee e dalla trasformazione digitale, la macchina pubblica italiana ha avviato un percorso di modernizzazione che sta lentamente cambiando il modo in cui gli enti lavorano e rispondono alle esigenze del territorio.Perché l’efficienza pubblica riguarda tuttiQuando un ufficio pubblico funziona bene, i benefici si diffondono a cascata. Le imprese ottengono autorizzazioni più rapide, i cittadini risparmiano tempo e la collettività spende meglio le proprie risorse. Al contrario, l’inefficienza si traduce in ritardi, costi più alti e sfiducia verso le istituzioni.Per questo la modernizzazione della pubblica amministrazione è considerata una priorità strategica. Non si tratta solo di ridurre la burocrazia, ma di ripensare i processi in un’ottica di servizio, mettendo al centro le esigenze reali di chi quei servizi utilizza ogni giorno. Un’amministrazione più efficiente, del resto, libera risorse che possono essere reinvestite in servizi migliori, innescando un circolo virtuoso a beneficio di tutti.Le leve della modernizzazioneIl rinnovamento della macchina pubblica passa attraverso diversi ambiti, alcuni più visibili di altri.Digitalizzazione dei serviziLa possibilità di svolgere pratiche online, senza recarsi fisicamente agli sportelli, ha già cambiato il rapporto tra cittadini e amministrazione. Portali, identità digitale e pagamenti elettronici rendono i servizi più accessibili e riducono i tempi di attesa, con vantaggi tanto per gli utenti quanto per gli uffici.Gestione efficiente delle risorseUna PA moderna è anche una PA che conosce e ottimizza l’uso delle proprie risorse, dagli edifici ai consumi energetici fino ai mezzi in dotazione. Misurare per gestire meglio è un principio che vale per il settore pubblico esattamente come per quello privato.Mezzi e servizi sul territorioMolti enti gestiscono flotte di veicoli per erogare servizi essenziali, dalla manutenzione delle strade alla raccolta dei rifiuti, dall’assistenza sociale ai controlli sul territorio. Strumenti come la localizzazione furgoni permettono di coordinare questi mezzi in modo più efficiente, ottimizzare gli interventi e rendere conto in modo trasparente dell’attività svolta. È un modo concreto di offrire servizi migliori senza aumentare i costi a carico della collettività.Il nodo della sostenibilitàUn capitolo cruciale della modernizzazione è quello ambientale. Le amministrazioni sono chiamate a dare l’esempio nella transizione verso una mobilità più pulita, ma il rinnovo dei parchi mezzi pubblici procede a rilento. I dati dell’ISPRAmostrano come una quota rilevante dei veicoli commerciali circolanti in Italia appartenga ancora a classi ambientali datate, con un impatto significativo sulle emissioni.Ridurre questo divario richiede investimenti e pianificazione, ma anche una gestione più intelligente dei mezzi esistenti. Ottimizzare i percorsi ed eliminare gli spostamenti inutili riduce consumi ed emissioni fin da subito, in attesa che il rinnovo delle flotte completi la transizione. È un esempio di come efficienza economica e sostenibilità ambientale, lungi dall’essere in contrasto, possano procedere nella stessa direzione.Gli ostacoli da superareIl cammino verso una PA più efficiente non è privo di difficoltà. La resistenza al cambiamento, la carenza di competenze digitali e la complessità delle procedure rappresentano freni concreti. Modernizzare non significa solo introdurre nuove tecnologie, ma accompagnare le persone in un cambiamento di mentalità e di metodo.Per questo i percorsi di formazione e il coinvolgimento del personale sono tanto importanti quanto gli strumenti tecnologici. Senza il contributo di chi lavora ogni giorno negli uffici, anche l’innovazione meglio progettata rischia di restare sulla carta.

telemontekronio.it
Complesso San Domenico. Al suo interno l'Urp e spazi di promozione turistica

Spazi destinati alla promozione turistica della città. È quanto, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, intende realizzare all'interno del complesso monumentale di San Domenico. Com'è noto, infatti, l'ex Provincia, ha stanziato 2 milioni di euro per avviare il recupero dell'immobile dallo straordinario valore storico e architettonico, risalente al '500, abbandonato e preda all'incuria e al deperimento ormai da parecchi anni, che per la sua collocazione nel cuore del centro storico di Sciacca – spiega il presidente Giuseppe Pendolino – si presta a divenire un centro al servizio dei cittadini e dei turisti.










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