SICILIATARGET
Liceo M. L. King, i consiglieri Castronovo e Fanara si attivano dopo la protesta degli studenti per la presenza dei topi
Dopo la protesta degli studenti del Liceo “Martin Luther King” di Favara, scesi in sciopero per la presenza di topi all’interno della scuola, si muovono anche le istituzioni. Appresa la notizia della protesta, il consigliere provinciale Rino Castronovo, che è anche consigliere comunale a Favara, insieme al consigliere comunale Salvatore Fanara, si sono recati nella scuola dove hanno incontrato la dirigente scolastica Mirella Vella.
Al termine del colloquio, Castronovo ha interessato gli uffici competenti del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, ente da cui dipende l’istituto, che hanno manifestato la propria disponibilità a intervenire qualora se ne ravvisasse la necessità.
È stata inoltre interessata la ditta che lo scorso 12 settembre aveva già effettuato un intervento di derattizzazione e disinfestazione all’interno della scuola. Alla ditta è stato chiesto di effettuare un nuovo sopralluogo, che sarà fatto nel pomeriggio, per verificare la situazione ed eventualmente procedere con un ulteriore intervento di sanificazione.
Ma l’attenzione si è spostata anche sull’area esterna dell’istituto. Castronovo e Fanara hanno chiesto all’amministrazione comunale di Favara di effettuare una pulizia straordinaria del perimetro della scuola, dove sarebbero presenti rifiuti che, oltre a rappresentare un problema di decoro, possono costituire un elemento di attrazione per i roditori. Dunque, dopo la protesta degli studenti, si apre una fase di verifica e di interventi che coinvolge scuola, Libero Consorzio e Comune. L’obiettivo è affrontare il problema sia all’interno dell’edificio scolastico sia nelle aree circostanti, eliminando le possibili condizioni che possono favorire la presenza dei topi.
SCRIVOLIBERO
DAL COMUNE ALLA PROVINCIA: AGRIGENTO ACCOGLIE “READING THE LEOPARD”, IL TOUR INGLESE SULLE TRACCE DEL GATTOPARDO
Una settimana dedicata a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e al suo capolavoro Il Gattopardo, attraverso i luoghi, le atmosfere e la storia della Sicilia raccontata nel romanzo.
È il progetto “Reading the Leopard”, organizzato da Sicilia Illimitata e guidato da Geoff Andrews, storico, biografo e studioso di politica italiana e britannica, autore di numerosi libri. Andrews è Senior Lecturer in Politics presso The Open University e ha collaborato anche con l’Università di Oxford nell’ambito dell’Oxford Lifelong Learning. Tra le sue opere figura Not a Normal Country: Italy After Berlusconi, pubblicato nel 2005, oltre a The Slow Food Story.
Il gruppo inglese, accompagnato dal già Presidente regionale FAI Sicilia, Giuseppe Taibi, è stato ricevuto al Comune di Agrigento dal Presidente del Consiglio comunale Giovanni Civiltà e successivamente alla Provincia dallo staff del Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino. PrenotaTour Locali
Al Palazzo della Provincia gli ospiti hanno visitato gli ambienti istituzionali dell’Ente, l’Aula Consiliare “Luigi Giglia” e la Biblioteca, dove hanno avuto modo di conoscere anche una delle preziose testimonianze della cultura europea custodite dall’istituzione: l’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert.
Il programma di “Reading the Leopard” prevede, durante la settimana, incontri e approfondimenti sul romanzo al mattino e visite ai luoghi che compaiono nell’opera nel pomeriggio, seguendo le tracce di Tomasi di Lampedusa e del mondo narrato nel Gattopardo.
Tra le tappe del viaggio anche Palma di Montechiaro e gli altri luoghi della provincia agrigentina legati all’immaginario del romanzo.
Non mancheranno inoltre la visione e la discussione degli adattamenti cinematografici e televisivi de Il Gattopardo e un percorso gastronomico attraverso alcuni dei piatti e dei sapori citati o evocati nel libro.
Un viaggio particolare, dunque, nel cuore della Sicilia del Gattopardo, che parte dai libri per arrivare ai luoghi reali e che porta ancora una volta Agrigento al centro dell’interesse culturale internazionale
AGRIGENTONOTIZIE
Giovani “in servizio” con forze dell’ordine e soccorritori: una settimana sul campo e poi la notte della movida
Il progetto nazionale prenderà il via lunedì 28 settembre e coinvolgerà ragazzi con più di 16 anni in un’esperienza diretta accanto a polizia, carabinieri, polizie locali, operatori dell’emergenza sanitaria e volontari. Gran finale sabato 3 ottobre con i controlli serali sul territorio
Per una settimana non si limiteranno ad ascoltare lezioni sulla legalità e sulla sicurezza stradale, ma potranno vedere direttamente cosa accade sul campo affiancando chi ogni giorno si occupa di controlli, emergenze e assistenza alla popolazione. Arriva ad Agrigento “On The Road”, il progetto nazionale che trasforma i giovani in osservatori privilegiati del lavoro svolto dagli operatori al servizio della comunità.
L'iniziativa prenderà il via lunedì 28 settembre ed è promossa dal ministero dell'Interno, d'intesa con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, nell'ambito del protocollo sottoscritto con l'associazione “Ragazzi on the road Aps”. La Prefettura di Agrigento ha aderito attraverso un protocollo territoriale che coinvolge forze di polizia, enti locali e diversi partner istituzionali impegnati nella prevenzione, nel controllo del territorio, nel soccorso e nell'assistenza.
Il progetto è rivolto a ragazzi con più di 16 anni e punta soprattutto sull'esperienza diretta. Nel corso della settimana i partecipanti potranno osservare da vicino le attività delle forze dell'ordine, delle polizie locali, del sistema dell'emergenza sanitaria, del volontariato e degli altri soggetti che operano nel campo della sicurezza stradale e della tutela della collettività. L'obiettivo è avvicinare i più giovani al valore delle regole, alla responsabilità civica e al servizio pubblico attraverso un coinvolgimento concreto, consentendo loro di conoscere attività che normalmente vengono osservate soltanto dall'esterno.
La presentazione ufficiale è prevista lunedì 28 settembre alle 17 nell'aula Giglia del palazzo del Governo e del Libero consorzio comunale di Agrigento. Sarà il momento che darà formalmente il via alle attività della settimana.
Il passaggio più particolare arriverà sabato 3 ottobre. Alle 20,30, nell'atrio storico della Prefettura, si terrà un momento conclusivo durante il quale saranno condivise le esperienze maturate dai ragazzi. Subito dopo scatterà la cosiddetta “Notte on the road”: i giovani affiancheranno gli operatori impegnati nei servizi di prevenzione e controllo collegati alla movida cittadina, osservando direttamente le attività messe in campo per garantire sicurezza e legalità sul territorio.
LENTEPUBBLICA
La Cassazione avverte gli enti: senza revisori il contratto integrativo è nullo
Un contratto integrativo non può diventare una semplice formalità amministrativa, soprattutto quando da quell’accordo dipendono compensi aggiuntivi destinati ai dipendenti.
La Corte di cassazione, sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 24887 depositata il 31 agosto 2026, ha ribadito un principio di grande rilievo per enti locali, organismi pubblici e strutture che applicano il contratto del comparto Funzioni locali: l’assenza del controllo preventivo dell’organo di revisione rende invalida la contrattazione decentrata e impedisce di riconoscere le somme previste dall’intesa.
La pronuncia riguarda il caso di un dipendente di una Ipab siciliana che aveva chiesto il pagamento di oltre 29 mila euro per attività svolte nell’ambito di alcuni “progetti obiettivo”, realizzati tra il 2012 e il 2016. La richiesta era stata inizialmente accolta con decreto ingiuntivo, ma la vicenda ha poi avuto un esito diverso in appello e, infine, davanti alla Suprema Corte. Il punto decisivo non è stato tanto l’effettivo svolgimento delle attività, quanto la mancanza di una valida fonte contrattuale per attribuire il trattamento accessorio richiesto.
Per la Cassazione, il passaggio del controllo economico-finanziario non è un adempimento successivo o sostituibile con valutazioni informali. È una condizione che precede la firma dell’accordo e serve a verificare che le clausole negoziate siano sostenibili, rispettino le risorse disponibili e non producano impegni di spesa incompatibili con i vincoli normativi e contrattuali.
Il controllo dei revisori viene prima della firma
Nel caso esaminato, il lavoratore sosteneva che il controllo sulla sostenibilità dell’accordo fosse stato comunque effettuato dal ragioniere dell’ente, figura che, a suo avviso, avrebbe potuto svolgere una funzione equivalente. La Corte, però, ha dato rilievo alla disciplina applicabile e allo statuto dell’istituzione, nel quale era previsto espressamente un collegio dei revisori.
Quando l’ordinamento dell’ente individua l’organo deputato alla verifica, non è possibile sostituirlo con una diversa figura interna, anche se dotata di competenze contabili. Il controllo deve essere compiuto dall’organo di revisione, o da quello analogo previsto dalle regole applicabili, e deve avvenire prima della sottoscrizione del contratto integrativo.
La Cassazione ha richiamato sia gli articoli 40 e 40-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001 sia la disciplina collettiva del comparto Regioni-Autonomie locali. Quest’ultima stabilisce che la compatibilità dei costi della contrattazione decentrata e la certificazione dei relativi oneri siano affidate all’organo di revisione. Non si tratta, dunque, di un controllo meramente documentale: è un presidio destinato a proteggere l’equilibrio finanziario dell’amministrazione e la correttezza dell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il ragionamento della Corte offre una lezione concreta anche alle amministrazioni che affrontano la contrattazione integrativa in tempi stretti. La fretta di definire il fondo, chiudere una trattativa o erogare premi non può comprimere la sequenza degli adempimenti prevista dalla legge e dal contratto collettivo. Un accordo firmato senza il necessario vaglio preventivo rischia infatti di non produrre effetti, esponendo l’ente e gli uffici coinvolti a contenziosi evitabili.
Perché i compensi non possono essere riconosciuti
La parte più delicata della vicenda riguarda proprio il destino delle somme richieste dal dipendente. Il ricorrente aveva invocato l’articolo 2126 del Codice civile, norma che tutela chi ha svolto una prestazione lavorativa nell’ambito di un rapporto invalido. In sostanza, l’argomento era semplice: il lavoro era stato svolto e, perciò, doveva essere retribuito.
La Cassazione ha escluso che questa disposizione possa risolvere il problema. L’articolo 2126 tutela il lavoratore quando il rapporto di lavoro, nella sua origine o nella sua costituzione, presenta un vizio. Ma la controversia in esame era diversa: il rapporto fondamentale non era nullo, mentre mancava un valido titolo per attribuire emolumenti accessori ulteriori.
Nel pubblico impiego contrattualizzato, la retribuzione non può essere costruita attraverso accordi locali che aggirino i limiti della contrattazione nazionale o le regole imperative poste a tutela della finanza pubblica. Il trattamento economico deriva dall’inquadramento e dai contratti collettivi applicabili; eventuali miglioramenti, incentivi o compensi devono trovare una base normativa e contrattuale pienamente valida.
In altre parole, la prestazione effettivamente resa non trasforma automaticamente in un diritto esigibile una somma prevista da un’intesa invalida. La Suprema Corte ha ribadito che non esiste un diritto a mantenere o ottenere trattamenti economici non conformi alla disciplina collettiva, neppure quando il dipendente abbia svolto attività aggiuntive confidando nell’accordo decentrato.
Cosa devono verificare enti, segretari e uffici del personale
L’ordinanza n. 24887/2026 merita attenzione perché rafforza un principio che va oltre il caso specifico dell’Ipab. Per gli enti che applicano la contrattazione decentrata, il messaggio è netto: la correttezza procedurale è parte integrante della validità dell’accordo, non un dettaglio da regolarizzare in un secondo momento.
Prima di sottoscrivere un contratto integrativo, occorre quindi verificare con precisione la costituzione del fondo, la copertura delle voci di spesa, la coerenza con il CCNL e la presenza della certificazione dell’organo competente. È altrettanto importante conservare una documentazione chiara dell’intero percorso, dalla proposta negoziale alla relazione illustrativa, fino al parere o alla certificazione dei revisori.
La sentenza conferma inoltre che le amministrazioni non possono confidare nella sola assenza di uno sforamento di bilancio. Anche se non emerge un danno finanziario immediato, l’omesso controllo preventivo resta decisivo, perché la verifica di compatibilità è richiesta proprio prima che l’impegno economico venga assunto.
Per dirigenti, responsabili finanziari, segretari e componenti delle delegazioni trattanti, la pronuncia suggerisce una cautela ulteriore: ogni intesa destinata a incidere sulla busta paga del personale deve essere costruita con rigore, rispettando competenze, tempi e vincoli. Diversamente, un accordo apparentemente utile per valorizzare il lavoro dei dipendenti può trasformarsi in una fonte di contenzioso, con richieste economiche destinate a essere respinte.
La regola fissata dalla Cassazione è dunque chiara: senza il controllo preventivo dell’organo di revisione, la contrattazione integrativa non può sostenere l’erogazione di compensi accessori. Una garanzia per i conti pubblici, ma anche un richiamo alla necessità di rendere più ordinati e solidi i procedimenti interni delle amministrazioni.
LENTEPUBBLICA
Scuola, dalla soglia del 30% di alunni stranieri alla sicurezza degli edifici: il paradosso dei due tetti
Alunni stranieri o sicurezza degli edifici scolastici, qual è la vera emergenza a valle del PNRR?
Mentre il dibattito sulla scuola si concentra sul possibile limite del 30% alla presenza di studenti stranieri in alcune classi e sull’abbigliamento delle studentesse musulmane, una questione ben più allarmante riguarda il tetto reale sotto il quale gli studenti trascorrono buona parte della giornata: la sicurezza degli edifici scolastici.
Il brillante parallelismo è di Gianluca Oreto su LavoriPubblici.it con il gioco di parole “tetto degli alunni stranieri” e “tetto degli edifici scolastici”. E si torna inesorabilmente alla cruciale questione: in che stato versano le scuole a valle del PNRR?
Il tetto del 30% tra lingua, cittadinanza e demografia
Sul primo fronte, per essere chiari e precisi, il Governo ha annunciato un provvedimento destinato a intervenire sulla distribuzione degli studenti stranieri nelle classi. La misura, attesa in Consiglio dei ministri il 24 settembre, secondo le anticipazioni dovrebbe concentrarsi soprattutto sugli alunni neoarrivati che non possiedono una conoscenza sufficiente dell’italiano e prevedere deroghe dove la composizione demografica del territorio rende difficile rispettare il limite.
Perché di questione demografica si tratta: la sproporzione tra salari bassi e costo della vita alle stelle è un ostacolo significativo se si vuol mettere su famiglia. Da qui il calo delle nascite, la fuga dei cervelli e via dicendo. E si tratta anche di cittadinanza ancora non conferita a tanti bambini nati in Italia che l’italiano lo parlano benissimo. Curare le conseguenze o curare le cause? Più allarmi “invasione” o più politiche giovanili e del lavoro? Il Ministero ha anche annunciato 14 milioni di euro a regime per rafforzare l’insegnamento della lingua italiana.
Il criterio del 30% comunque non nasce oggi. La circolare ministeriale n. 2 del 2010 lo indicava già come soglia ordinaria, consentendo però di innalzarla in presenza di studenti con adeguate competenze linguistiche e di ridurla nei casi opposti. Dunque non in presenza di studenti stranieri tout court, ma di chi ha difficoltà con la lingua italiana.
I numeri aiutano a definire la dimensione del fenomeno. Gli studenti senza cittadinanza italiana sono oggi circa 930 mila, pari a poco più dell’11% della popolazione scolastica e circa il 65% è nato in Italia. Nei dati più recenti del Ministero, inoltre, le classi nelle quali gli alunni con cittadinanza non italiana superano il 30% sono circa il 5% del totale; considerando soltanto quelli nati all’estero, la quota scende allo 0,7%.
Sicurezza edifici scolastici, il 57% non ha ancora la verifica sismica
Mentre siamo distratti dalla composizione delle classi, sfugge il problema materiale degli edifici. Il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente, basato sui dati 2025 forniti da 96 Comuni capoluogo, prende in esame 7.188 edifici scolasticifrequentati da oltre 1,27 milioni di studenti.
Il dato più significativo riguarda la vulnerabilità sismica: il 57,2% degli edifici monitorati non risulta ancora sottoposto alla relativa verifica. Quasi un edificio su tre, il 31,7%, necessita inoltre di interventi urgenti. La percentuale sale al 45,2% nel Sud e al 54,2% nelle Isole.
Anche le certificazioni mostrano margini di miglioramento. Il certificato di agibilità riguarda il 53,5% degli edifici analizzati, mentre il collaudo statico è presente nel 47,7% e il certificato di prevenzione incendi nel 56%. I dati segnano progressi rispetto agli anni precedenti, ma descrivono un patrimonio nel quale la sicurezza degli edifici scolastici continua a procedere con velocità differenti da territorio a territorio.
La manutenzione rende ancora più evidente il divario. Legambiente rileva che nel quinquennio circa il 51,7% degli edifici ha beneficiato di lavori straordinari. Al Sud, tuttavia, gli importi effettivamente spesi risultano molto inferiori a quelli programmati: a fronte di una media annuale di 24.586 euro stanziati per edificio, ne sono stati utilizzati 5.658, meno di un quarto.
Il tema non riguarda quindi soltanto la quantità delle risorse disponibili. Conta anche la capacità amministrativa di trasformare finanziamenti e stanziamenti in progettazioni, gare e lavori eseguiti.
Dal rischio sismico al caldo nelle aule
La sicurezza edifici scolastici comprende ormai anche aspetti che fino a pochi anni fa venivano considerati secondari. Il cambiamento climatico e le temperature elevate registrate durante l’inizio e la fine dell’anno scolastico hanno portato in primo piano il comfort termico delle aule.
Secondo Ecosistema Scuola, soltanto il 36,3% degli edifici monitorati possiede un attestato di prestazione energetica. Tra quelli certificati, il 67,5% appartiene alle classi E, F o G. Gli interventi di efficientamento realizzati negli ultimi cinque anni hanno interessato il 19,4% delle strutture.
A settembre il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 20 milioni di euro per l’acquisto e l’installazione di apparecchi destinati al raffrescamento e al miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti didattici. Le domande sono state raccolte attraverso una procedura a sportello tra il 7 e l’11 settembre.
È un intervento immediato, mentre la riqualificazione energetica degli edifici richiede inevitabilmente una programmazione più ampia, che comprenda involucri, schermature, ventilazione e impianti.
PNRR scuola, molti investimenti ma i nuovi edifici sono ancora in cantiere
Il principale strumento utilizzato negli ultimi anni per intervenire sull’edilizia scolastica è stato il PNRR scaduto lo scorso giugno con flessibilità fino ad agosto.
Per inciso, una questione che comunque non riguarda soltanto il completamento dei cantieri, per cui si è aperto il tema di cosa resterà del PNRR alla Pubblica Amministrazione dopo il 2026. Tornando alle cinque misure dedicate al settore edifici scolastici, queste hanno finanziato oltre 9.500 progetti con 11,65 miliardi di euro. I risultati però cambiano sensibilmente in base alla tipologia degli interventi.
I dati di Italia Domani aggiornati a giugno 2026 e analizzati da Legambiente mostrano un avanzamento più consistente per messa in sicurezza e riqualificazione, mentre le nuove costruzioni procedono più lentamente.
Dei 206 interventi per nuove scuole, soltanto quattro risultavano conclusi, pari all’1,9%. Il 37,9% era nella fase di collaudo e il 58,7% ancora in esecuzione. Anche sugli asili nido il percorso rimane aperto: dei 3.841 progetti finanziati, il 18,1% risultava concluso e il 45,5% ancora in fase realizzativa.
Il quadro non è quindi quello di un patrimonio rimasto immobile. Agibilità, collaudi e interventi energetici sono cresciuti e il PNRR ha mobilitato risorse senza precedenti.
Allo stesso tempo, vulnerabilità sismica, manutenzione e completamento dei cantieri mostrano che il processo è ancora lontano dall’essere concluso.
Con questi dati il gioco di parole tra i due “tetti” diventa un evidente paradosso. Il dibattito sulla composizione delle classi riguarda organizzazione e integrazione di inermi bambini che desiderano essere italiani come i loro compagni e per la maggior parte hanno perfetta padronanza della lingua. Quello sulla sicurezza degli edifici scolastici riguarda invece le condizioni di rischio grave che corrono tutti i bambini, anche quelli considerati “più italiani”, di rimanerci sotto quel tetto.
UNIONEPROCINCEITALIANE.IT
Decreto PA: emendamento unifica elezioni Presidenti e Consigli provinciali. Lattuca: “Segnale positivo da tutte le forze politiche, ora riforma organica”
Per le prossime scadenze elettorali delle Province, le elezioni del Presidente di Provincia e del Consiglio provinciale si svolgeranno nello stesso giorno, ponendo così fine al caos causato dalla differente durata dei mandati. Ad oggi, infatti, il mandato del Presidente di Provincia dura quattro anni, mentre quello del Consiglio Provinciale dura due anni: un disallineamento che ha prodotto negli anni il duplicarsi di votazioni per la stessa Provincia a distanza di pochi mesi.È su questo scostamento che è intervenuto un emendamento approvato ieri in Commissione alla Camera al cosiddetto Decreto PA – oggi al voto definitivo in Aula – che riallinea le scadenze con effetti fino al 2030.Il commento del Presidente UPI Lattuca“Siamo molto soddisfatti del risultato – commenta il Presidente di UPI Enzo Lattuca – soprattutto perché l’emendamento è stato sostenuto in maniera trasversale da tutte le forze politiche: segno che la necessità di intervenire sulla riforma delle Province è ormai una questione condivisa e soprattutto non divisiva. É un segnale di attenzione importante, ma è solo l’inizio per restituire certezze ad una istituzione costituzionale della Repubblica. Il fatto che tutte le forze politiche riconoscano questa necessità ci fa ben sperare sulla ripresa, nella prossima legislatura, di un confronto sereno e costruttivo per arrivare ad una riforma profonda delle Province.Ribadiamo – aggiunge Lattuca – che per noi non si tratta solo di risolvere le pesanti incongruenze legate al modello elettorale. C’è il tema, ancora più urgente, di definire un quadro chiaro ed omogeneo di funzioni su tutto il territorio, che valorizzi il ruolo delle Province nelle politiche di sviluppo territoriale, con risorse certe per assicurare servizi e investimenti e il personale necessario per elevare l’efficienza degli enti a favore di cittadini e imprese.
Tutti temi che affronteremo nell’Assemblea Nazionale UPI, in programma ad Imperia il 19 e 20 ottobre prossimi, dove lanceremo la nostra piattaforma programmatica che presenteremo a tutte le forze politiche affinché ne riconoscano l’importanza nei loro programmi elettorali per la prossima legislatura”.