grandangoloagrigento.it
Avvicinare i giovani alle regole e alla sicurezza sulle strade: parte il progetto “On the Road” presentato al Libero consorzio di AgrigentoI 21 ragazzi scelti scenderanno concretamente in strada e saranno coinvolti, al fianco delle forze dell’ordine, Istituzioni, e operatori di soccorso, nei servizi dedicati alla sicurezza e alla prevenzione.
Inizia l’ avventura per 21 ragazzi, di età compresa tra 16 e 18 anni, che saranno protagonisti del progetto “On the Road”, il format dedicato all’educazione stradale e alla legalità che punta a rivoluzionare il tradizionale modo di avvicinare i giovani alle regole e alla sicurezza sulle strade. L’iniziativa è stata fortemente voluta dal prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, e vede tra i coorganizzatori l’Aci, con l’obiettivo di offrire ai ragazzi un’esperienzaconcreta e diretta, capace di affiancare alla formazione teorica il confronto con le realtà che ogni giorno operano sul territorio; infatti i 21 ragazzi scenderanno concretamente in strada e saranno coinvolti, al fianco delle forze dell’ordine, Istituzioni, e operatori di soccorso, nei servizi dedicati alla sicurezza e alla prevenzione.
““On the Road” punta a trasformare i ragazzi da semplici destinatari di messaggi sulla sicurezza stradale a protagonisti di un percorso educativo basato sulla responsabilità e sulla consapevolezza. Un modo per conoscere più da vicino i rischi legati alla circolazione stradale e, allo stesso tempo, il ruolo delle istituzioni nella tutela della sicurezza dei cittadini”, dichiara Alessandro Invernici vicepresidente e fondatore dell’associazione Ragazzi On the Road APS.Un’esperienza sul campo dunque che consentirà ai partecipanti di osservare da vicino il lavoro degli operatori impegnati nei controlli stradali e di comprendere, attraverso l’esperienza diretta, l’importanza del rispetto delle regole.“Per i ragazzi si apre un percorso che mette insieme formazione, esperienza e confronto diretto con chi ogni giorno è impegnato sulle strade. Un’avventura che potrà lasciare nei giovani non soltanto nuove conoscenze, ma anche una maggiore consapevolezza del significato di legalità e responsabilità”, ha dichiarato il prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo.Di maggiore rilievo la serata di sabato 3 ottobre 2026 la ”Notte on the road”, dove tutti i ragazzi affiancheranno le varie Forze di Polizia ai servizi di controllo e sicurezza in occasione della ‘movida agrigentina’. “Vivendo la complessità delle tecniche di prevenzione e soccorso sul campo, i “ragazzi on the road” comprendono l’importanza delle regole, superando i pregiudizi che hanno per le stesse e per il ruolo delle Autorità. Un modo per “accorciare le distanze” tra loro e le Istituzioni“, dichiara Salvatore Bellanca, presidente ACI Agrigento.
Anas ha aderito al protocollo d’intesa condividendone gli obiettivi di prevenzione e sensibilizzazione, con l’intento di avvicinare le nuove generazioni al lavoro quotidiano di chi si occupa della sicurezza della circolazione e della gestione della rete stradale. “Dietro ogni intervento sulla strada ci sono persone che lavorano per proteggere la vita degli altri, ha dichiarato Nicola Montesano, Responsabile della Struttura Territoriale Anas Sicilia. Con “On the Road” vogliamo far conoscere ai giovani questo impegno, coinvolgendoli in un’esperienza concreta accanto al nostro personale. Dal monitoraggio della rete alle attività in cantiere, potranno comprendere perché ogni procedura e ogni comportamento responsabile fanno la differenza. La sicurezza stradale si costruisce insieme, attraverso la collaborazione tra istituzioni e la consapevolezza di ciascuno: aiutare le nuove generazioni a riconoscere il valore delle proprie scelte significa contribuire a salvare vite”. Nell’ambito del programma, mercoledì 30 settembre sei ragazzi saranno coinvolti nelle attività della sede Anas di Agrigento, attraverso un percorso che alternerà momenti formativi ed esercitazioni pratiche.
lentepubblica.it
Il DL PA 2026 è stato approvato alla Camera: tutte le novità
Il Dl PA 2026 entra nella fase decisiva del suo percorso parlamentare. La Camera ha approvato il provvedimento dedicato alla funzionalità della Pubblica Amministrazione e degli enti territoriali.Il passaggio di Montecitorio, tuttavia, non chiude l’iter: il decreto dovrà completare l’esame parlamentare in tempo utile per la conversione in legge.Dietro una formula apparentemente tecnica si trova un pacchetto di interventi che interessa direttamente dipendenti pubblici, Comuni, Regioni e amministrazioni. Il provvedimento interviene infatti su materie molto diverse tra loro: dalle ferie non utilizzate alla gestione del personale, dai permessi sindacali alla riscossione delle entrate locali, fino agli investimenti pubblici e alle misure contro lo sfruttamento dei lavoratori agricoli.La chiave per comprendere il decreto è quindi guardare oltre il suo iter parlamentare. Molte delle disposizioni contenute nel testo incidono infatti sull’organizzazione quotidiana degli uffici e sulla capacità degli enti di gestire personale, risorse e crediti.
Dl PA 2026, la Camera approva la fiducia e il testoLa questione di fiducia sul Dl PA ha ottenuto alla Camera 167 voti favorevoli e 93 contrari, con un astenuto. Dopo questo passaggio l’Assemblea ha proceduto con gli ulteriori adempimenti previsti, compresi gli ordini del giorno, le dichiarazioni di voto e il voto finale sul provvedimento.Il testo adesso dovrà proseguire il proprio percorso parlamentare. Il provvedimento nasce dal decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo. Il titolo ufficiale chiarisce già l’ampiezza dell’intervento: “Disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile“.Non si tratta, dunque, esclusivamente di un nuovo intervento sul pubblico impiego. Il decreto riunisce disposizioni destinate a incidere su diversi livelli dell’apparato pubblico e affronta anche alcune criticità finanziarie degli enti territoriali.Ferie non godute dei dipendenti pubblici: cambiano le regoleUno dei punti di maggiore interesse per il personale riguarda le ferie non godute dai dipendenti pubblici. Il decreto modifica la disciplina introdotta nel 2012, intervenendo sul divieto di monetizzazione delle ferie non utilizzate.Il principio di fondo rimane quello secondo cui le ferie devono essere effettivamente fruite. Al tempo stesso, però, la nuova disciplina attribuisce un peso maggiore alle circostanze che hanno impedito al lavoratore di utilizzarle prima della conclusione del rapporto.Il testo stabilisce infatti che il datore di lavoro è responsabile, attraverso i propri poteri organizzativi, di garantire al personale la possibilità di fruire pienamente delle ferie annuali retribuite. Assume quindi particolare importanza la capacità dell’amministrazione di dimostrare di avere concretamente consentito al dipendente di esercitare tale diritto.Alla cessazione del rapporto può entrare in gioco il trattamento economico sostitutivo quando la mancata fruizione non sia imputabile al lavoratore. La questione si sposta quindi dal semplice dato delle ferie residue alle ragioni che hanno determinato il loro mancato utilizzo.Per gli uffici del personale la novità rende ancora più importante una corretta programmazione delle assenze e una documentazione puntuale delle comunicazioni rivolte ai lavoratori. Per i dipendenti, invece, diventa essenziale distinguere i casi nei quali le ferie non sono state utilizzate per scelta personale da quelli in cui la fruizione è stata resa impossibile da circostanze indipendenti dalla propria volontà.Assunzioni, contratti e permessi sindacali nella Pubblica AmministrazioneUn altro capitolo riguarda il personale delle amministrazioni pubbliche. Il decreto contiene disposizioni che consentono, in specifici settori, nuove assunzioni e la prosecuzione di rapporti a tempo determinato, con l’obiettivo di evitare vuoti negli organici e garantire continuità alle attività istituzionali.È un tema particolarmente rilevante per quelle strutture che negli ultimi anni hanno dovuto gestire contemporaneamente carenze di personale, ricambio generazionale e nuovi adempimenti amministrativi.Il provvedimento interviene anche sulle relazioni sindacali. Per le confederazioni rappresentative viene prevista la possibilità di cumulare i monte ore relativi ai permessi sindacali. Si tratta di una modifica di natura organizzativa che può incidere sulle modalità attraverso le quali viene esercitata l’attività sindacale nel settore pubblico.Parallelamente viene ampliato il perimetro entro il quale le amministrazioni possono avvalersi di Cassa depositi e prestiti e delle società da essa controllate per la realizzazione di interventi sostenuti da risorse pubbliche nazionali.Enti locali, cambia anche la riscossione delle entrateUna parte particolarmente significativa del Dl PA riguarda i Comuni e la finanza degli enti territoriali. Il provvedimento contiene misure destinate alle amministrazioni che si trovano in condizioni finanziarie difficili e disposizioni relative al ripiano dei disavanzi delle Regioni a statuto ordinario.Ma una delle innovazioni più rilevanti riguarda la riscossione. Il decreto prevede la possibilità di affidare ad AMCO – Asset Management Company le funzioni relative alla riscossione coattiva delle entrate tributarie ed extratributarie degli enti locali.La disciplina va però oltre una semplice facoltà generalizzata. Per determinate amministrazioni caratterizzate da risultati particolarmente deboli nella gestione dei residui attivi, l’affidamento può diventare obbligatorio. Il testo individua, tra i parametri, una soglia del 35% riferita al tasso di smaltimento dei residui attivi, calcolata secondo le modalità stabilite dalla norma.È un passaggio di rilievo perché la capacità di trasformare i crediti iscritti nei bilanci in entrate effettivamente riscosse rappresenta uno dei problemi strutturali di numerosi enti. Una massa elevata di residui difficilmente esigibili può infatti condizionare gli equilibri finanziari e ridurre gli spazi disponibili per servizi e investimenti.I crediti rimangono nella titolarità degli enti locali, mentre AMCO potrà svolgere le attività previste attraverso gli operatori individuati secondo le procedure stabilite dalla normativa. Per i Comuni interessati, quindi, il nuovo sistema potrebbe determinare un cambiamento sostanziale nell’organizzazione della riscossione coattiva.Dagli investimenti ferroviari al contrasto dello sfruttamento agricoloIl raggio d’azione del decreto non termina con pubblico impiego e bilanci locali. Nel testo trovano spazio anche interventi rivolti al contrasto degli insediamenti abusivi connessi allo sfruttamento dei lavoratori agricoli, inseriti in una strategia che punta ad affrontare situazioni di degrado abitativo e vulnerabilità sociale legate al lavoro nei campi.Un ulteriore fronte riguarda gli investimenti infrastrutturali. Sono previste disposizioni finalizzate a consentire l’attuazione degli interventi ferroviari interessati dalla proposta italiana di riprogrammazione del PNRR trasmessa alla Commissione europea.La presenza nello stesso decreto di personale, finanza locale, riscossione, infrastrutture e protezione civile restituisce l’immagine di un provvedimento molto ampio. Proprio per questo le conseguenze non riguarderanno soltanto gli uffici centrali dello Stato, ma potranno arrivare direttamente nelle amministrazioni territoriali.Per dipendenti e Comuni gli effetti si misureranno nell’applicazioneIl passaggio parlamentare del Dl PA è quindi importante soprattutto per ciò che accadrà dopo la conversione. La vera partita sarà l’applicazione delle nuove disposizioni: dalla gestione delle ferie residue alle politiche sul personale, fino alla capacità degli enti locali di migliorare la riscossione delle proprie entrate.Per le amministrazioni si apre una fase nella quale sarà necessario verificare procedure interne, organizzazione degli uffici e conseguenze finanziarie delle nuove norme. Per i lavoratori pubblici, invece, uno dei temi da seguire con maggiore attenzione sarà quello delle ferie non utilizzate alla cessazione del rapporto, soprattutto quando la mancata fruizione non dipenda dalla volontà dell’interessato.
agrigentooggi.it
Catania si ferma, Agrigento aspetta: l’aeroporto della Piana di Licata decollerà davvero?
Catania è ancora alle prese con i disagi provocati dalla cenere dell’Etna. E Agrigento torna a porsi la stessa domanda: perché non ha ancora un aeroporto?La sospensione dei voli e i dirottamenti hanno costretto passeggeri e compagnie a riorganizzare i collegamenti, mentre gli altri scali siciliani hanno dovuto assorbire parte del traffico.È un problema di sicurezza, prima di tutto. Ma è anche la dimostrazione di quanto sia importante una rete aeroportuale capace di offrire alternative quando uno scalo diventa indisponibile.Per Agrigento, l’alternativa potrebbe avere un nome preciso: la Piana di Licata, l’area individuata per realizzare il nuovo aeroporto della provincia.Un progetto che è andato avantiDopo anni di ipotesi, il progetto ha compiuto nuovi passi. Il dossier è stato trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e aggiornato con gli approfondimenti tecnici ed economici richiesti. Nel 2026 sono stati consegnati ulteriori elaborati, compreso il business plan.Il progetto è quindi più concreto rispetto al passato, ma non significa che l’opera sia già finanziata.Il nuovo Piano nazionale degli aeroporti è ancora nel suo iter e restano da definire questioni decisive: risorse, finanziamento, autorizzazioni e tempi di realizzazione.Per Agrigento sarebbe una svolta territorialeIl valore di uno scalo nella Piana di Licata andrebbe ben oltre la possibilità di prendere un aereo vicino casa.Significherebbe ridurre l’isolamento geografico della provincia, rendere più semplice raggiungere Agrigento dall’Italia e dall’estero e facilitare gli spostamenti di residenti, lavoratori e imprese.Per il turismo potrebbe voler dire ampliare i flussi oltre la stagione estiva. Per le attività economiche, maggiore accessibilità significa anche più possibilità di attrarre investimenti e collegarsi ai mercati.E per la Sicilia significherebbe aggiungere un nuovo nodo a una rete oggi concentrata soprattutto su pochi aeroporti.Il progetto, dunque, non riguarda soltanto un aeroporto. Riguarda il ruolo che Agrigento vuole avere nella Sicilia dei prossimi anni.La Piana di Licata diventerà finalmente la porta d’ingresso aerea dell’Agrigentino, oppure resterà ancora una volta il luogo di un aeroporto che non decolla?
lentepubblica.it Rinnovo CCNL Enti Locali 2025-2027: retribuzione di posizione e retribuzione di risultato
Il rinnovo del CCNL Enti Locali 2025-2027 interviene anche sul trattamento economico dei dipendenti: uno dei passaggi più rilevanti riguarda la retribuzione di posizione e di risultato.Infatti per la prima componente si può arrivare fino a una soglia lorda annua, mentre una quota specifica delle risorse deve essere riservata alla seconda.Non si tratta, però, di un aumento automatico destinato indistintamente ai funzionari degli enti locali. Il meccanismo è più articolato: il valore economico dell’incarico dipende dalla sua graduazione, dalle responsabilità attribuite e dalle scelte organizzative dell’amministrazione. Per comprendere gli effetti concreti del nuovo contratto occorre quindi distinguere tra stipendio tabellare, retribuzione di posizione, retribuzione di risultato e ulteriori compensi eventualmente riconoscibili.Le disposizioni sono contenute nella pre-intesa sottoscritta il 21 luglio 2026 tra Aran e le organizzazioni sindacali rappresentative. Il rinnovo interessa oltre 403 mila dipendenti di Comuni, Regioni, Camere di commercio e degli altri enti appartenenti al comparto.
CCNL Enti Locali, come funziona la retribuzione di posizione e di risultatoIl punto di partenza è l’articolo 20, dedicato proprio alla retribuzione di posizione e di risultato degli incarichi di Elevata Qualificazione. Il trattamento economico accessorio riconosciuto al titolare dell’incarico è costituito da queste due componenti e, come regola generale, assorbe le altre competenze accessorie e le indennità previste dal contratto collettivo nazionale, compreso il compenso per il lavoro straordinario.La prima voce remunera essenzialmente il peso organizzativo dell’incarico, mentre la seconda è collegata ai risultati e al sistema di valutazione. Una distinzione importante perché le due somme seguono criteri differenti e non devono essere confuse con gli incrementi dello stipendio tabellare previsti dal rinnovo contrattuale.Per la retribuzione di posizione viene stabilita una forbice compresa tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di 22.000 euro lordi annui per tredici mensilità. La presenza di un limite superiore non significa quindi che ogni dipendente titolare di un incarico di Elevata Qualificazione abbia automaticamente diritto a percepire 22.000 euro.È infatti ciascuna amministrazione a graduare le diverse posizioni attraverso criteri stabiliti preventivamente. Devono essere considerate, in particolare, la complessità dell’incarico e l’importanza delle responsabilità amministrative e gestionali attribuite al lavoratore.Negli enti dotati di dirigenza entra nella valutazione anche un ulteriore elemento: l’ampiezza delle eventuali funzioni delegate al titolare dell’EQ, soprattutto quando comportano poteri di firma di provvedimenti finali con rilevanza esterna, secondo quanto previsto dalla normativa e dai regolamenti applicabili.Questo significa che due incarichi appartenenti formalmente alla stessa tipologia possono ricevere una valorizzazione economica differente quando cambiano il livello di responsabilità, l’autonomia decisionale e la complessità delle attività gestite.Per le particolari situazioni disciplinate dall’articolo 19, comma 4, il contratto stabilisce invece valori diversi: la retribuzione di posizione è compresa tra 3.000 e 9.500 euro annui lordi, sempre per tredici mensilità e tenendo conto delle ulteriori disposizioni contrattuali applicabili.Retribuzione di risultato, almeno il 15% delle risorseAlla componente collegata alla posizione si affianca la retribuzione di risultato. In questo caso il CCNL non individua una cifra identica per tutti i titolari di Elevata Qualificazione, ma stabilisce una regola precisa sulla distribuzione delle risorse.Gli enti devono definire i criteri attraverso i quali determinare ed erogare annualmente questa voce, destinandole una quota non inferiore al 15% delle risorse complessivamente finalizzate alla retribuzione di posizione e di risultato di tutti gli incarichi previsti dal proprio ordinamento.Una parte della remunerazione viene così collegata alla valutazione dei risultati raggiunti. È un elemento essenziale per interpretare correttamente gli importi previsti dal contratto: ai 22.000 euro massimi della posizione non può essere semplicemente aggiunto un premio standard uguale per tutti.L’importo effettivamente riconosciuto dipende dal sistema adottato dall’amministrazione, dalle risorse disponibili e dagli esiti della valutazione della performance. Il nuovo quadro contrattuale mantiene quindi una netta distinzione tra ciò che viene riconosciuto in ragione del peso dell’incarico e quanto viene corrisposto sulla base dei risultati conseguiti.Incarichi ad interim, compenso aggiuntivo dal 15% al 25%Una disciplina specifica riguarda gli incarichi ad interim. Può infatti accadere che un dipendente già titolare di un incarico di Elevata Qualificazione debba assumere temporaneamente anche le responsabilità relative a un’altra EQ.In questa situazione, per la durata dell’incarico aggiuntivo, al lavoratore può essere attribuito, nell’ambito della retribuzione di risultato, un ulteriore importo compreso tra il 15% e il 25% del valore economico della retribuzione di posizione prevista per l’incarico di EQ assunto ad interim.Anche qui non opera un automatismo verso la percentuale più elevata. Per individuare l’importo, l’ente deve considerare la complessità delle attività, il livello di responsabilità connesso all’incarico aggiuntivo e gli esiti della valutazione della performance individuale.Il principio seguito è dunque quello di riconoscere economicamente il maggiore carico organizzativo assunto dal dipendente, graduando però il compenso in relazione alle caratteristiche effettive delle funzioni temporaneamente esercitate.Nuove risorse per finanziare posizione e risultato delle EQUn altro aspetto significativo del rinnovo CCNL Enti Locali 2025-2027 riguarda il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato. Le risorse destinate a queste due componenti continuano ad essere corrisposte a carico dei bilanci degli enti secondo il sistema delineato dalla disciplina contrattuale.La pre-intesa introduce però uno strumento ulteriore. Per consentire una più completa attuazione della disciplina degli incarichi di Elevata Qualificazione, le amministrazioni possono destinare una quota dei risparmi permanenti ottenuti attraverso assunzioni a tempo indeterminato effettuate in misura inferiore rispetto a quelle consentite dalla legislazione vigente.La possibilità non è priva di limiti. I risparmi devono essere asseverati dagli organi di controllo e l’incremento delle risorse destinate agli incarichi EQ non può essere superiore al 10% delle risorse previste dalla disciplina contrattuale.La novità può assumere particolare importanza per quegli enti nei quali la struttura organizzativa richiede incarichi caratterizzati da responsabilità elevate, ma la disponibilità finanziaria ha rappresentato finora un limite alla loro valorizzazione economica.Non significa, tuttavia, che la capacità assunzionale inutilizzata possa trasformarsi automaticamente in salario accessorio. Devono esistere risparmi permanenti effettivamente conseguiti, occorre rispettare i limiti fissati dal contratto e resta necessaria l’asseverazione degli organi di controllo.Quali compensi possono aggiungersi alle retribuzioni delle EQUn’altra questione riguarda ciò che può essere corrisposto oltre alla retribuzione di posizione e di risultato. La regola generale resta quella dell’assorbimento delle competenze accessorie, ma l’articolo 22 individua diversi trattamenti che, quando ricorrono le condizioni previste, possono essere riconosciuti anche ai titolari di incarichi EQ.Tra questi rientrano l’indennità di vigilanza, i compensi ISTAT e quelli relativi allo straordinario elettorale. Il contratto contempla anche il lavoro straordinario elettorale prestato nel giorno del riposo settimanale.Possono inoltre essere corrisposti i compensi per attività straordinarie connesse a calamità naturali o emergenze pubbliche di carattere igienico-sanitario, purché nell’ambito delle risorse finanziarie specificamente assegnate agli enti attraverso i provvedimenti adottati per affrontare tali emergenze.Restano possibili anche determinati trattamenti previsti direttamente dalla legge. Tra gli esempi indicati dalla disciplina contrattuale figurano gli incentivi per funzioni tecniche previsti dall’articolo 45 del decreto legislativo 36/2023 e i compensi professionali degli avvocati secondo le condizioni stabilite dalla normativa.Rientrano tra le fattispecie contemplate anche gli incentivi collegati alle attività di recupero dell’evasione dei tributi locali, i compensi relativi a determinati progetti in materia di condono edilizio e quelli eventualmente spettanti per lo svolgimento di servizi aggiuntivi nei casi previsti dalla legge.La distinzione è importante: essere titolari di Elevata Qualificazione non impedisce in assoluto di percepire ulteriori somme, ma non qualsiasi indennità può essere cumulata con posizione e risultato. È necessario verificare che il compenso rientri tra quelli espressamente ammessi dal contratto oppure trovi fondamento in una specifica disposizione legislativa.CCNL Enti Locali 2025-2027, perché i 22.000 euro non spettano automaticamenteIl limite dei 22.000 euro della retribuzione di posizione è probabilmente uno degli elementi destinati ad attirare maggiormente l’attenzione, ma deve essere letto nel suo corretto contesto. Non rappresenta un incremento generalizzato delle buste paga e neppure una somma automaticamente spettante a tutti i dipendenti appartenenti all’area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione.Il valore concreto dipende dall’incarico conferito e dalla graduazione effettuata dall’amministrazione. A sua volta, la retribuzione di risultato segue criteri differenti ed è legata alle risorse disponibili, alle regole stabilite dall’ente e alla valutazione della performance.La chiave di lettura del nuovo sistema è dunque più ampia della sola cifra massima. Il rinnovo mette in relazione responsabilità organizzativa, autonomia gestionale, risultati e trattamento economico accessorio, lasciando agli enti il compito di tradurre questi principi nella propria struttura organizzativa.