LENTEPUBBLICA
Congedi e part time verticale, l’ARAN chiarisce le nuove regole
Il part time verticale non comporta automaticamente una riduzione di tutte le tutele riconosciute ai genitori che lavorano nella Pubblica Amministrazione.
È questo uno degli aspetti più importanti che emerge dai chiarimenti forniti dall’ARAN sul nuovo contratto del comparto Funzioni Locali. Congedo di maternità e paternità, congedo parentale e riposi giornalieri, infatti, non seguono la medesima regola quando il dipendente presta servizio soltanto in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno.
A fare chiarezza è l’orientamento applicativo ARAN del 23 settembre 2026, n. 39099, che prende in esame le novità introdotte dal CCNL Funzioni Locali 2022-2024. Il punto centrale è proprio questo: lavorare con un part time verticale non significa applicare indistintamente una percentuale di riduzione a ogni istituto collegato alla genitorialità.
La disciplina cambia a seconda della natura della tutela. In alcuni casi il periodo viene riconosciuto integralmente anche quando comprende giornate nelle quali il dipendente non avrebbe dovuto lavorare; in altri, invece, occorre procedere a un calcolo proporzionale. Per i riposi giornalieri viene adottata ancora una terza soluzione.
Part time verticale, perché non tutte le assenze possono essere trattate allo stesso modo
Per comprendere il chiarimento dell’Agenzia occorre partire dalle caratteristiche del rapporto di lavoro a tempo parziale verticale. A differenza del part time orizzontale, nel quale la prestazione viene generalmente resa ogni giorno ma per un numero inferiore di ore, quello verticale concentra l’attività soltanto in alcuni periodi.
Un lavoratore potrebbe, ad esempio, essere in servizio soltanto per alcuni giorni della settimana oppure per determinati periodi dell’anno. Proprio questa particolare distribuzione dell’orario rende più complessa l’applicazione di ferie, permessi e congedi.
Il nuovo CCNL del comparto Funzioni Locali 2022-2024, sottoscritto il 23 febbraio 2026, è intervenuto sull’argomento modificando l’articolo 55 dedicato al trattamento economico e normativo del personale part time.
In particolare, il nuovo comma 9-bis detta criteri specifici per le assenze e per gli istituti utilizzabili in maniera frazionata. L’obiettivo è evitare che la semplice riduzione della presenza lavorativa produca automaticamente lo stesso effetto su diritti che hanno natura e finalità differenti.
È proprio su questo meccanismo che interviene l’ARAN. L’orientamento applicativo distingue nettamente tre situazioni: congedo di maternità o paternità, congedo parentale e riposi giornalieri.
Congedo di maternità e paternità: il periodo resta interamente riconosciuto
La tutela più ampia riguarda il congedo di maternità e di paternità disciplinato dal D.Lgs. 151/2001, il Testo unico che regola le principali misure a sostegno della maternità e della paternità.
Nel caso di un dipendente con rapporto a tempo parziale verticale, il periodo di congedo viene riconosciuto per intero. La tutela comprende anche la parte che ricade nei giorni o nei periodi nei quali, sulla base dell’articolazione individuale del part time, il lavoratore non avrebbe dovuto prestare servizio.
Il principio è significativo perché separa la durata del congedo dalla concreta distribuzione dell’orario settimanale o annuale. In altre parole, la discontinuità della prestazione lavorativa non interrompe né comprime il periodo protetto
La previsione è contenuta nell’articolo 55, comma 9-bis, lettera d), del nuovo contratto collettivo. Si tratta quindi di un’eccezione importante rispetto al normale criterio di proporzionalità che caratterizza diversi istituti applicabili ai rapporti a tempo parziale.
Per gli uffici del personale degli enti locali il chiarimento assume particolare rilievo pratico. Nel calcolo del periodo di maternità o paternità non è infatti corretto eliminare le giornate non lavorative previste dal contratto part time verticale soltanto perché il dipendente, in condizioni ordinarie, in quelle date non sarebbe stato presente in servizio.
Congedo parentale: qui entra in gioco il riproporzionamento
La situazione cambia quando si passa al congedo parentale. In questo caso il nuovo CCNL applica un criterio proporzionale legato alla quantità di giornate lavorative teoricamente previste nell’arco dell’anno.
Il numero di giorni spettanti deve essere determinato confrontando le giornate teoriche annuali del dipendente part time con quelle previste per un lavoratore a tempo pieno. La disciplina, quindi, non guarda semplicemente alla percentuale formale indicata nel contratto individuale, ma alla concreta articolazione della prestazione.
È una differenza sostanziale rispetto al congedo di maternità e paternità. Nel primo caso prevale la continuità del periodo di tutela; nel congedo parentale, invece, il contratto considera la minore presenza lavorativa annuale e adegua conseguentemente il numero delle giornate disponibili.
Questo passaggio è particolarmente importante per le amministrazioni, perché il calcolo deve essere effettuato utilizzando il rapporto fra le giornate di lavoro teoriche del part time verticale e quelle del corrispondente rapporto a tempo pieno. Non si tratta dunque di una riduzione indiscriminata dei diritti legati alla famiglia, ma dell’applicazione della regola prevista per uno specifico istituto.
Riposi giornalieri per maternità: contano i periodi effettivamente lavorativi
Ancora diverso è il meccanismo previsto per i riposi giornalieri collegati alla maternità. Anche in questo caso non è possibile utilizzare automaticamente la stessa formula prevista per il congedo parentale.
Secondo il chiarimento dell’ARAN, i riposi spettano per intero, ma esclusivamente nei periodi coincidenti con quelli lavorativi. È quindi la presenza di una giornata nella quale il dipendente sarebbe tenuto a svolgere la propria attività a determinare la possibilità di utilizzare il beneficio.
La logica è coerente con la natura stessa del riposo giornaliero. Diversamente dal congedo di maternità, che individua un periodo continuativo di protezione, il riposo interviene sulla singola giornata lavorativa riducendone la prestazione. Se quel giorno, per effetto dell’articolazione verticale del contratto, non è prevista attività, manca la prestazione sulla quale il riposo potrebbe incidere.
Il quadro che emerge è quindi più articolato di quanto possa sembrare. Part time non è sinonimo di riduzione automatica delle tutele: occorre verificare di volta in volta quale istituto viene richiesto e quale criterio il contratto collettivo gli associa.
Una regola diversa per ogni tutela: cosa devono verificare gli enti
L’orientamento ARAN offre soprattutto una chiave operativa agli uffici che gestiscono il personale delle amministrazioni locali. Davanti a una richiesta presentata da un dipendente con part time verticale, non basta conoscere la percentuale di lavoro indicata nel contratto. Occorre prima individuare esattamente la tipologia di assenza o beneficio richiesto.
Se si tratta del congedo di maternità o paternità previsto dal D.Lgs. 151/2001, il periodo è riconosciuto integralmente anche quando comprende fasi non lavorative. Per il congedo parentale, invece, il numero delle giornate va determinato attraverso il rapporto tra le giornate teoriche annuali del part time e quelle del tempo pieno. I riposi giornalieri, infine, sono utilizzabili integralmente soltanto quando coincidono con giornate nelle quali è prevista la prestazione.
È proprio questa distinzione a rappresentare l’elemento più rilevante del chiarimento. La nuova disciplina del CCNL Funzioni Locali prova infatti a superare una lettura puramente matematica del lavoro a tempo parziale, distinguendo fra istituti che proteggono un periodo della vita familiare e strumenti collegati invece alla concreta presenza in servizio.
Per dipendenti e amministrazioni il messaggio è dunque preciso: prima di applicare qualsiasi riproporzionamento è necessario verificare quale tutela viene utilizzata, quale disposizione contrattuale la disciplina e come è articolato il singolo rapporto di lavoro. Una distinzione che può evitare conteggi errati e interpretazioni troppo restrittive dei diritti riconosciuti ai genitori nel pubblico impiego.
SCRIVOLIBERO
Progetto “On the road”: domani 1 ottobre attività con l’Ufficio di Protezione Civile del Libero Consorzio Comunale di Agrigento
Si svolgerà domani, 1 ottobre, secondo un programma già definito la tappa del progetto “On The Road”, promosso dal ministero dell’Interno d’intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’ambito del Protocollo sottoscritto con l’Associazione “Ragazzi On The Road” APS, che coinvolge anche l’Ufficio di Protezione Civile del Libero Consorzio Comunale. Ricordiamo che l’iniziativa è promossa e coordinata dalla Prefettura di Agrigento attraverso un protocollo territoriale con istituzioni e varie organizzazioni della provincia.
Per una settimana 21 giovani di età superiore ai 16 anni avranno l’opportunità di affiancare gli operatori impegnati nei servizi di prevenzione, controllo del territorio e soccorso, entrando in contatto diretto con le istituzioni a tutela della collettività, seguendo le attività di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale, e confrontandosi anche con gli operatori dei Vigili del Fuoco, della Capitaneria di Porto, del sistema di emergenza sanitaria, della Protezione civile e delle organizzazioni di volontariato coinvolte.
La tappa di domani partirà alle ore 14:30 dalla sala operativa di Protezione Civile del Libero Consorzio Comunale di Agrigento (sede di via Acrone) con dieci ragazzi suddivisi in due gruppi che si alterneranno nei ruoli di cittadino, operatore e responsabile registrazione eventi. Saranno presenti il Presidente del Libero Consorzio Giuseppe Pendolino, il Dirigente del Settore Ambiente e Protezione Civile Achille Contino e il responsabile dell’Ufficio di Protezione Civile Marzio Tuttolomondo che accoglieranno i ragazzi e illustreranno le funzioni della sala operativa e la gestione delle emergenze. Previste varie simulazioni (allagamento abitazione con raccolta dati e attivazione squadra, allagamento strada provinciale per tombini ostruiti, segnalazione movimento franoso sulla strada provinciale, innalzamento livello torrente con attraversamento sulla strada provinciale). Successivamente verrà spiegato il funzionamento e l’utilizzo della pompa idrovora con avviamento e prova pratica di svuotamento dell’area allagata. Quindi i ragazzi si sposteranno nei pressi del ponte prossimo al bivio Crocca della SP n. 3-B ove è attiva una centralina del sistema di monitoraggio e allertamento del rischio idrogeologico. L’attività pratica consisterà nella misurazione diretta del livello dell’acqua del torrente, la compilazione della scheda di monitoraggio e la simulazione di peggioramento delle condizioni meteo e decisioni operative.
Infine, intorno alle ore 17:00, i due gruppi si sposteranno alla foce del fiume Naro per l’utilizzo del modulo antincendio, la sua descrizione nei vari componenti e tutti i dettagli relativi all’utilizzo tipico, regole di sicurezza ed altro ancora (in particolare simulazione e spegnimento di un incendio). Sempre alla foce del Naro sarà illustrato l’utilizzo del drone. I due gruppi di ragazzi si alterneranno in queste attività nei due momenti previsti dal programma.
“E’ senz’altro un’esperienza significativa per questi ragazzi” afferma il Presidente Giuseppe Pendolino “che rafforza la cultura della sicurezza attraverso una concreta esperienza sul campo. Il coinvolgimento del nostro Ufficio di Protezione Civile servirà a far conoscere meglio non solo il nostro lavoro ma anche le responsabilità legate alla tutela del territorio e della vita dei suoi abitanti attraverso la conoscenza delle regole e l’importanza dei comportamenti individuali”.
QDS
Accordo di coesione, la Sicilia festeggia il suo record: è prima per livelli di spesa. Ma l’attuazione del piano è ancora al 5,6%
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i sindaci siciliani a margine della sottoscrizione dell’Accordo per la coesione il 27 maggio 2024
La rimodulazione del cronoprogramma ha scongiurato, per il momento, il rischio del definanziamento, portando il traguardo del 2026 dagli originari 400 milioni agli attuali 285. Rivisti “al ribasso” tutti gli obiettivi finanziari fino al 2029
PALERMO – Primi in Italia per livello di spesa. È il podio conquistato, e giustamente rivendicato, dalla Regione siciliana con i Fondi di sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027. I numeri sono quelli evidenziati dall’ultimo bollettino del Ministero dell’Economia e delle Finanze, aggiornati al 30 giugno scorso. In Sicilia, a quella data, risultano pagamenti per 278,66 milioni di euro.
Si tratta, in effetti, della cifra più alta tra quelle spese dalle regioni italiane. A patto, va detto, che si considerino le sole risorse ordinarie dell’Fsc: se a queste si aggiungono anche anticipazioni e fondo di rotazione (Fdr), a onor del vero, il primato spetterebbe alla Campania, con pagamenti per oltre 590 milioni di euro. Tant’è che, anche a Napoli, l’Amministrazione regionale guidata da Roberto Fico ha diramato il suo comunicato: “La Campania – si legge – è prima in Italia per volume delle risorse concretamente impegnate e pagate nell’ambito dell’Accordo per la coesione”, un risultato confermato dalle “singole componenti dell’Accordo” (espressione con cui ci si riferisce, appunto, alle anticipazioni e all’Fdr). Resta comunque il fatto che a Palazzo d’Orleans, con una nota dello scorso 17 settembre, non si è tardato a festeggiare il record siciliano.
Spesa Fsc Sicilia 2021-2027, più fondi spesi ma basso livello di attuazione
Dal punto di vista della quantità di fondi erogati, dati Mef alla mano, è incontrovertibile che la Sicilia (tolto quanto evidenziato sopra) non abbia eguali in tutta Italia. D’altra parte, però, ci sono alcune zone d’ombra che vanno chiarite. I circa 279 milioni di Fsc fin qui spesi nell’Isola provengono da un un plafond complessivo di quasi 5 miliardi di euro (il più consistente d’Italia), fornito dallo Stato con la sottoscrizione del patto di maggio 2024. Questo significa che la spesa siciliana, se al momento è la più alta del Paese, rappresenta comunque appena il 5,6% della dotazione complessiva assegnata alla Regione con l’Accordo per la coesione.
Insomma, quanto a completamento del programma Fsc 21-27 l’Isola è ancora molto indietro, considerando che dalla firma dell’intesa sono trascorsi più di due anni. Rispetto al 5,6% siciliano, anche la stessa Campania ha un miglior stato di avanzamento, pari al 6,11%. Livelli di attuazione ancora più elevati si registrano nelle regioni del Nord, dove però, va detto, gli Accordi per la coesione valgono molto meno, e dunque anche pochi milioni di spesa comportano cospicui avanzamenti percentuali.
La Liguria, ad esempio, ha già completato oltre il 44% del proprio Fsc, sebbene le siano bastati pagamenti per circa 84 milioni. Numeri più altalenanti in Lombardia e Veneto, con avanzamenti al 4,4 e al 6,1% se si considerano le risorse ordinarie dell’Fsc, ma che schizzano al 22,5 e al 13,7% se si aggiungono anche le spese a valere sulle anticipazioni. E ancora il Piemonte, che ha speso il 15,1% del suo plafond, e l’Emilia Romagna, con oltre il 16% del programma portato a termine.
Cronoprogrammi Fsc Sicilia, così si evita la perdita dei fondi
In generale, l’andamento della spesa dell’Fsc non è dei più rapidi, e questo vale per tutte le regioni italiane. Ma di certo, mettendo in primo piano le percentuali di completamento, la Sicilia non può dirsi tra le regioni più virtuose, dovendo di fatto ultimare ancora il 94,4% degli investimenti entro il 2032. Raggiungere il traguardo finale, dunque, non è ancora affatto scontato. Tanto più che, come ricordato varie volte in queste pagine, la gestione della spesa dell’Fsc non è discrezionale, ma è soggetta a un piano finanziario prestabilito.
Gli allegati all’Accordo per la coesione, infatti, dettano un preciso cronoprogramma dei pagamenti da sostenere anno per anno. Una tabella di marcia che in Sicilia, così come in altre regioni d’Italia, è stata rivista al ribasso. E in effetti, è anche grazie alla recente rimodulazione del cronoprogramma che la Regione ha scongiurato un definanziamento che, senza ritoccare le condizioni pattuite a maggio 2024, sarebbe stato praticamente certo.
L’Accordo per la coesione originario, infatti, stabiliva che in Sicilia nel 2025 i pagamenti sarebbero dovuti ammontare a oltre 491 milioni, ma la successiva rinegoziazione ha portato questo target alla più modesta cifra di 222 milioni. Allo stesso modo, il primo cronoprogramma fissava per il 2026 un obiettivo di spesa pari a 400 milioni, riquantificato dall’ultima rimodulazione in 285 milioni (un obiettivo di fatto già alla portata dei quasi 279 milioni spesi allo scorso 30 giugno). I ribassi, in sintesi, hanno riguardato tutti i target di spesa fino al 2029, anno a partire dal quale sono slittati gli importi più impegnativi.
Secondo quanto comunicato dalla Regione siciliana all’inizio di quest’anno, il via libera alla revisione dei cronoprogrammi dell’Fsc ha recepito “le richieste avanzate dalle amministrazioni in considerazione delle rimodulazioni di medio termine del Fesr 2021-2027 e delle scadenze di altri programmi in fase di attuazione o di chiusura, tra i quali il Pnrr”. In altre parole, è stato chiesto e ottenuto più margine per la gestione della spesa, anche alla luce degli impegni legati a strumenti finanziari diversi dall’Fsc, come i fondi europei. La pratica di “spostare in avanti” gli obiettivi da raggiungere, dunque, non rappresenta di per sé una criticità, nella misura in cui venga davvero impiegata per ottimizzare gli investimenti pubblici e non per neutralizzare gli effetti dei ritardi della spesa.
La sfida per la Regione siciliana, adesso, è piuttosto quella di far fronte alle annualità in cui l’attuale piano finanziario dell’Fsc colloca i traguardi economici più consistenti: in particolare il 2027, quando è prevista una spesa di oltre 694 milioni di euro (circa 409 milioni in più rispetto all’anno in corso), e il 2028, che ha un target fissato a più di 891 milioni. Nelle annualità successive, gli obiettivi di spesa supereranno anche i 900 milioni di euro. Per allora, però, oltre a poter subentrare un’Amministrazione regionale diversa da quella odierna, non è nemmeno escluso che intervenga un ulteriore “aggiustamento” del cronoprogramma.
Fsc Sicilia, nuovi cantieri e impegni crescenti
A sostenere l’incremento della spesa degli Fsc in Sicilia nei mesi scorsi hanno contribuito non solo i progressi compiuti in alcuni cantieri strategici, ma anche l’attivazione di altri grandi interventi su cui l’Amministrazione Schifani sta scommettendo molto. Consultando il portale del Dipartimento per le Politiche di coesione, risulta ad esempio un elevato stato di avanzamento della spesa (il 76%) per i dissalatori di Porto Empedocle, Gela e Trapani.
Sono stati già effettuati, inoltre, i primi pagamenti per i termovalorizzatori di Palermo e Catania, i due impianti su cui Schifani punta per rivoluzionare il ciclo dei rifiuti nell’Isola e che mobiliteranno un totale di 800 milioni. In generale sono in corso numerosi interventi, soprattutto in materia di ambiente (che rappresenta il comparto con il maggior numero di progetti). Molti anche quelli per infrastrutture, trasporti e competitività delle imprese. Poche, al momento, le misure per occupazione e innovazione, di più quelle per la formazione professionale.
Il presidente Schifani, nel salutare il primato siciliano per spesa dell’Fsc come “un risultato che evidenzia l’efficienza della governance regionale”, ha anche posto l’attenzione sul cambio di passo. Si tratta, per Schifani, di “un’accelerazione importante”. Osservazione che, forse, al momento occorre ridimensionare. Una marcia in più senz’altro c’è stata: i 279 milioni pagati al 30 giugno rappresentano un incremento di circa 26 milioni in un bimestre, cioè rispetto alla spesa del 30 aprile. Un trend del genere, non dissimile da quello di alcuni bollettini Mef precedenti (come quello del quadrimestre aprile-agosto 2025, quando l’incremento di spesa era stato di 50 milioni), potrebbe però non essere ancora sufficiente al completamento del programma entro i tempi stabiliti.
I dati attuali suggeriscono la necessità di un’accelerazione ancora più decisa della spesa, in assenza della quale (con il trend odierno di 26 milioni al bimestre, circa 3 punti percentuali in più ogni anno) la prospettiva sarebbe quella di concludere il 2032 con appena il 24% dei fondi impiegati. Resterebbero inutilizzati 3,7 miliardi di euro: una stima non troppo diversa da quella elaborata dal Qds.it l’anno scorso, con i dati dell’estate 2025.
La Regione, comunque, prevede ulteriori progressi nei mesi a venire. Il piano dell’Fsc è ancora nella fase iniziale e, oltre al fatto che subentrerà l’attivazione di nuovi cantieri (i quali presumibilmente contribuiranno nel tempo all’incremento esponenziale della spesa), Palazzo d’Orleans ha anche stimato che, entro dicembre 2026, gli impegni (cosa diversa dai pagamenti) raggiungeranno quota un miliardo di euro.
TELEACRAS
Ok all’incremento di fondi per gli Enti locali siciliani
Semaforo verde all’aumento delle risorse destinate ai Comuni siciliani: la Conferenza Regione-Autonomie locali ha aumentato il Fondo delle autonomie locali a 365 milioni di euro, rispetto ai 350 milioni dello scorso anno. L’incremento segue la trattativa condotta dall’Anci Sicilia, l’Associazione dei Comuni, con il governo regionale e il Parlamento siciliano. Secondo il presidente dell’Anci Sicilia Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano, il Fondo potrebbe aumentare ulteriormente a 385 milioni con il disegno di legge sulle variazioni di bilancio, atteso nei prossimi giorni all’Assemblea regionale. L’Anci auspica infine un incremento strutturale di altri 100 milioni di euro.
GRANDNANGOLOAGRIGENTO.IT
Sicurezza stradale: i ragazzi “On the road” a fianco di AnasCollegamento con la Sala Operativa Territoriale, simulazione di un cantiere di emergenza e visita al viadotto Maddalusa
Una giornata al fianco del personale Anas per conoscere da vicino il lavoro di chi si prende cura della rete stradale e garantisce la sicurezza della circolazione. I ragazzi del progetto “On the Road – edizione 2026” hanno partecipato oggi, ad Agrigento, alle attività formative sul campo dedicate alla prevenzione, alla gestione delle emergenze e alla diffusione di comportamenti responsabili sulla strada. L’esperienza ha dato seguito all’incontro di avvio istituzionale del progetto, svoltosi lo scorso 28 settembre, nell’ambito dell’iniziativa coordinata sul piano istituzionale dalla Prefettura di Agrigento. Attraverso un collegamento con la Sala Operativa Territoriale Anas, i partecipanti hanno potuto conoscere le attività di monitoraggio della rete e il ruolo del coordinamento operativo nella gestione degli eventi che interessano la viabilità. «Oggi i ragazzi hanno potuto vedere da vicino quanto lavoro e quanta attenzione ci siano dietro la sicurezza di una strada – ha dichiarato il responsabile della Struttura Territoriale Anas Sicilia, ingegnere Nicola Montesano –. Conoscere ciò che accade durante un’emergenza e comprendere perché si delimita un cantiere o si segnala un pericolo aiuta a dare un significato concreto al rispetto delle regole. Dietro ogni intervento ci sono persone che lavorano per proteggere altre persone».I ragazzi sono stati inoltre coinvolti nella simulazione di un cantiere per interventi di emergenza, un’occasione per comprendere l’importanza della segnalazione dei pericoli e delle misure di protezione per gli utenti e per il personale impegnato lungo la strada. La giornata ha previsto anche una visita al viadotto Maddalusa, per avvicinare i partecipanti alla conoscenza delle infrastrutture e delle attività di cura e manutenzione. «È questo il valore di un’esperienza come “On the Road” – ha proseguito Montesano –: offrire ai giovani strumenti per diventare utenti più consapevoli e responsabili. La sicurezza stradale si costruisce anche attraverso le scelte quotidiane di ciascuno di noi: prestare attenzione, rispettare i limiti e rallentare in prossimità di un cantiere significa prendersi cura della propria vita e di quella degli altri».
Con la partecipazione al progetto, Anas rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura della sicurezza stradale, affiancando alle attività di gestione e manutenzione della rete iniziative di formazione e sensibilizzazione rivolte alle nuove generazioni.