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Rassegna stampa dell'1 ottobre 2026

 


SCRIVOLIBERO
Aggiudicato appalto di due milioni di euro per la manutenzione degli immobili di proprietà del Libero Consorzio di Agrigento

L’Ufficio Gare del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha aggiudicato la gara per l’accordo quadro annuale con un solo operatore economico per la manutenzione straordinaria degli immobili di proprietà del Libero Consorzio. Si tratta di un appalto dell’importo complessivo di 2.000.000,00 di euro più Iva, compresi 120.000,00 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso), finanziati con fondi di bilancio del Libero Consorzio.
I lavori saranno eseguiti dall’impresa Fazio Antonino in avvalimento con la ICORES (ausiliaria), con sede a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), aggiudicataria della gara con un ribasso del 32,38745 %. Soddisfatto il Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino: “A breve la firma del contratto d’appalto e la consegna dei lavori, resi possibili grazie ad un importante stanziamento complessivo di oltre dieci milioni per la manutenzione di strade e immobili di proprietà dell’ex Provincia. Somma che si aggiunge alle risorse ottenute con altre linee di finanziamento regionali e nazionali che consentiranno ulteriori interventi”.



GRANDANGOLO
Ex Province, via libera agli “stipendi d’oro” per i presidenti: ad Agrigento quasi 10 mila euro al mese

La norma prevede l’aumento delle indennità dei presidenti delle ex Province. Ad Agrigento il compenso passerà da 4 mila euro a 9 mila e 660 euro al mese
In commissione Bilancio all’Ars è stata approvata una norma che introduce il compenso per i presidenti dei Liberi Consorzi, gli enti che hanno preso il posto delle Province. Si tratta di un emendamento firmato dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, votato da una maggioranza trasversale. Secondo l’emendamento approvato, e agganciato alla manovra correttiva da 600 milioni in corso di esame all’Assemblea regionale siciliana, a ciascun presidente andrà una indennità pari a quella percepita dal sindaco del Comune capoluogo. Ma ogni presidente dovrà optare per questa o per quella di sindaco del Comune che amministra già. In sostanza è vietato il cumulo. “Mentre la Sicilia affoga e mancano i soldi per tutto e per tutti, la maggioranza cosa fa? Approva, nel contesto delle variazione di bilancio, un emendamento che aumenta i costi relativi ai presidenti e ai consiglieri dei Liberi Consorzi”, affermano il componente della commissione Bilancio M5S, Nuccio Di Paola, che in sede di dichiarazione di voto ha anticipato il secco no del suo gruppo, la vicecapogruppo Roberta Schillaci e Angelo Cambiano. “È assurdo – commentano – che in un momento come questo in cui famiglie e imprese sono con l’acqua alla gola, il carrello della spesa esplode e il caro energia rischia di mettere in ginocchio l’economia della Sicilia, qui si pensa solo a garantire certa politica, per i quali i soldi si trovano sempre, mentre gran parte dei nostri emendamenti sono stati bocciati per mancanza di fondi. Per la corte di Schifani i soldi non mancano mai, per i bisogni dei siciliani sempre. Meno male che le elezioni si avvicinano, i siciliani, siamo sicuri, sapranno come comportarsi”. “La maggioranza vuole aumentare i soldi ai presidenti dei Liberi consorzi, in un momento in cui la gente non può fare benzina, il parlamento pensa ad aumentare i soldi per la politica. Un emendamento vergognoso cui noi ci siamo opposti col voto nostro voto contrario. Siamo all’ennesima follia del governo Schifani”, aggiungono i deputati regionali Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro.
Il Partito democratico si è spaccato, ma non sono mancate le critiche da parte del deputato regionale del Pd all’Ars Nello Dipasquale: “Quanto accaduto oggi in Commissione Bilancio è vergognoso. È stata approvata una norma che ha l’effetto di aumentare le indennità per i presidenti dei Liberi Consorzi, una norma che l’Assemblea regionale siciliana aveva già bocciato nello scorso mese di maggio e che oggi, invece, torna in Commissione e viene nuovamente approvata”. “Non è accettabile che l’ indennità per esempio, del Presidente del Libero Consorzio di Agrigento passi da 4 mila euro a 9 mila e 660 euro al mese, che quella di Enna passi da 3 mila euro a 9 mila 660 euro al mese, che quella del Presidente del Libero Consorzio di Siracusa passi da 2 mila 208 euro al mese a 11 mila con aumento di oltre 8 mila e 830 euro al mese. Parliamo di quasi 370 mila euro al mese – aggiunge Dipasuale – che potrebbero essere destinati a ben altre esigenze dei siciliani”. “In una Regione che deve fare i conti ogni giorno con la necessità di garantire servizi, sostenere le famiglie e affrontare le tante emergenze del territorio, ritengo incomprensibile e sbagliato destinare queste risorse ad una norma che ha l’effetto di aumentare le indennità degli amministratori”, conclude Dipasquale.



LIVESICILIA
Ex Province, indennità ai presidenti dei Liberi consorzi: bagarre all’Ars

Il voto della seconda commissione ad un emendamento di Fratelli d'Italia. Lite nel Pd
PALERMO – Aumentano i costi della politica nelle ex Province siciliane. Questo l’effetto di un emendamento alla manovrina votato dalla commissione Bilancio, che modifica la legge istitutiva degli enti di area vasta che mandarono in soffitta le vecchie Province. I presidenti dei sei Liberi consorzi comunali, che finora svolgevano l’incarico a titolo gratuito, ora avranno uno stipendio.
L’emendamento Assenza sui Liberi consorzi
Si tratta dei vertici delle ex Province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa. Un emendamento del capogruppo di FdI Giorgio Assenza introduce un sistema di calcolo delle indennità di carica: la cifra che spetterà ai presidenti sarà “pari a quella del sindaco del comune capoluogo”, ma ovviamente non cumulabile con quella percepita da sindaco. Introdotto anche un rimborso delle spese di viaggio per i consiglieri delle tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e dei sei Liberi consorzi che risiedono fuori dal comune capoluogo di provincia.
I sindaci delle Città metropolitane e i presidenti dei Liberi Consorzi comunali, i consiglieri delle Città metropolitane e i consiglieri dei Liberi Consorzi comunali, inoltre, in base alle modifiche approvate dalla commissione, “hanno diritto di assentarsi dai rispettivi posti di lavoro per l’intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli”. Nel caso in cui i lavori si svolgano in orario serale, questi “hanno diritto a non riprendere l’attività lavorativa prima delle ore otto del giorno successivo”. Nel caso in cui i lavori si protraggano oltre l’una, invece, “hanno diritto di assentarsi dal posto di lavoro per l’intera giornata successiva”. Gli oneri sono tutti in capo ai due enti di area vasta.
Commissione Bilancio Ars
Bagarre all’Ars, il Pd si spacca
Al momento del voto è stata bagarre. Il governo si è astenuto e nella sala verde della commissione Bilancio è andato in scena il ‘liberi tutti’. Astenuti anche il presidente della commissione, Dario Daidone (FdI), e Marianna Caronia (Noi moderati). Il Pd ha votato favorevolmente unendosi al resto del centrodestra e mandando su tutte le furie un altro deputato dem, Nello Dipasquale, che si è sempre battuto contro gli aumenti dei costi negli enti di area vasta bloccando una mossa analoga in Aula nel mese di maggio. Contrari M5s e Controcorrente.
Scontro Dipasquale-Cracolici
Il parlamentare ragusano è andato allo scontro con il collega di partito Antonello Cracolici. Tra due sono volate parole grosse, fino al punto da dovere sospendere i lavori. A seguire Dipasquale andato all’attacco. “Quanto accaduto oggi in commissione Bilancio è vergognoso. È passata una norma che l’Assemblea regionale siciliana aveva già bocciato nello scorso mese di maggio e che oggi, invece, torna in Commissione e viene nuovamente approvata”.
Dipasquale fa i calcoli degli aumenti e formula alcuni esempi partendo dagli stipendi dei sindaci: “L’indennità del presidente del Libero consorzio di Agrigento passerà da 4mila euro a 9mila e 660 euro al mese, quella di Enna da tremila euro a 9mila e 660 euro al mese, al presidente del Libero consorzio di Siracusa, con l’aumento, andranno 11mila euro a fronte degli attuali duemila e 208 euro al mese. Parliamo di quasi 370mila euro al mese che potrebbero essere destinati a ben altre esigenze dei siciliani”. 
Catanzaro: “No a questo tipo di aumenti”
In serata interviene il capogruppo dem Michele Catanzaro: “Presenteremo emendamenti soppressivi a tutti quegli articoli che riteniamo non utili allo sviluppo e all’economia della Sicilia – annuncia -. Personalmente sono contrario ad aumenti del genere, in particolare in questa fase nella quale i siciliani devono fare i conti con una situazione economica drammatica. Oltretutto la stessa norma era già stata esaminata e bocciata dall’aula nei mesi scorsi”. Catanzaro poi spiega “su questa e su altre norme il gruppo Pd tornerà a riunirsi a ridosso dell’esame d’aula”.
M5s: “La Sicilia affoga e loro aumentano i costi della politica”
Duro il commento dei Cinquestelle Nuccio Di Paola, Roberta Schillaci e Angelo Cambiano. “Mentre la Sicilia affoga e mancano i soldi per tutto e per tutti – dicono -, la maggioranza cosa fa? Approva, nel contesto delle variazione di bilancio, un emendamento che aumenta i costi relativi ai presidenti e ai consiglieri dei Liberi Consorzi”.
Manovrina, Caronia: “Astensione convinta in commissione Bilancio”
Di Paola (M5s): “I fondi per le mancette si usino per il caro carburanti”
Di Paola, in sede di dichiarazione di voto, ha anticipato il secco no del suo gruppo. “È assurdo – continuano – che in un momento come questo in cui famiglie e imprese sono con l’acqua alla gola, il carrello della spesa esplode e il caro energia rischia di mettere in ginocchio l’economia della Sicilia, qui si pensa solo a garantire certa politica, per i quali i soldi si trovano sempre, mentre gran parte dei nostri emendamenti sono stati bocciati per mancanza di fondi”.
Controcorrente: “Emendamento vergognoso”
Controcorrente parla di “emendamento vergognoso” che arriva “in un momento in cui la gente non può fare benzina”.  Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro affermano: “Il Parlamento pensa ad aumentare i soldi per la politica”. 



ILSICILIA
Scontro PD sull’aumento dei costi dei Liberi Consorzi, Catanzaro: “Sono contrario, il gruppo tornerà a riunirsi”

“Presenteremo emendamenti soppressivi a tutti quegli articoli che riteniamo non utili allo sviluppo e all’economia della Sicilia, il ddl era partito con 20 norme ed è diventato un calderone di più di 100 norme che servirebbero solo ad accontentare gli appetiti politici dei deputati di maggioranza.
Personalmente sono contrario ad aumenti del genere, in particolare in questa fase nella quale i siciliani devono fare i conti con una situazione economica drammatica. Oltretutto la stessa norma era già stata esaminata e bocciata dall’aula nei mesi scorsi.
Nessun problema con le altre forze di opposizione con le quali può e deve essere sempre vivo il confronto. Su questa e su altre norme il gruppo Pd tornerà a riunirsi a ridosso dell’esame d’aula”. Queste le parole di Michele Catanzaro capogruppo Pd Ars.






COMUNICALO.IT
Liberi Consorzi, via libera all’aumento delle indennità per i presidenti

In commissione Bilancio all’Ars è stato approvato un emendamento alla manovrina che introduce le indennità di carica per i presidenti dei sei Liberi consorzi, le ex Province regionali. La norma aumenta i costi per gli enti e prevede anche il rimborso delle spese di viaggio per i consiglieri delle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e dei Liberi consorzi residenti fuori dal capoluogo.
Le modifiche riconoscono inoltre agli amministratori il diritto di assentarsi dal lavoro per l’intera giornata di convocazione dei consigli. In caso di sedute serali, potranno riprendere l’attività dalle 8 del giorno successivo. Se i lavori termineranno oltre l’una, sarà possibile assentarsi per tutta la giornata seguente.
Durissime le reazioni delle opposizioni. M5S, Controcorrente e Pd hanno definito il provvedimento “vergognoso”, contestando l’aumento dei costi della politica in una fase segnata da caro energia e difficoltà economiche. Il deputato dem Nello Dipasquale ha citato il caso di Agrigento, dove l’indennità del presidente passerebbe da 4 mila a 9.660 euro mensili.
Il deputato dem Nello Dipasquale ha citato alcuni casi: ad Agrigento l’indennità del presidente passerebbe da 4 mila a 9.660 euro mensili, mentre a Enna salirebbe da 3 mila a 9.660 euro. A Siracusa, invece, l’aumento sarebbe ancora più consistente: da 2.208 a 11 mila euro al mese, con una crescita di oltre 8.830 euro. Secondo il Pd, la maggiore spesa pubblica sarebbe vicina ai 370 mila euro mensili.



QDS
Assistenza per studenti con disabilità, risorse aumentano sino a 288 milioni di euro: l’annuncio del Ministro Locatelli

“Per il terzo anno consecutivo cresce lo stanziamento complessivo, che da 200 passa a 288 milioni di euro” spiega Alessandra Locatelli
E’ arrivata l’intesa in Conferenza Unificata sul decreto ministeriale che ripartisce le risorse destinate a Comuni e Regioni per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione degli alunni e degli studenti con disabilità. A comunicarlo è stato il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha sottolineato l’aumento dello stanziamento delle risorse da 200 a 288 milioni di euro.
Ministro Locatelli: “Ulteriore passo avanti per il diritto allo studio e l’inclusione”
“Per il terzo anno consecutivo cresce lo stanziamento complessivo, che da 200 passa a 288 milioni di euro – spiega Locatelli -. Un ulteriore passo avanti per garantire il diritto allo studio e l’inclusione degli studenti con disabilità. Aumentiamo ancora le risorse e, soprattutto, introduciamo strumenti nuovi che consentono di programmare con maggiore certezza e continuità. È un risultato importante per le famiglie, per gli studenti, per gli enti territoriali e per tutti coloro che ogni giorno lavorano per rendere la scuola realmente inclusiva”.
“Maggiore stabilità per Regioni e Comuni”: ecco la novità
Per la prima volta, infatti, il riparto delle risorse viene effettuato su base triennale. La programmazione prevede inoltre una garanzia per il 2027, con il mantenimento di almeno l’85% delle risorse assegnate nel 2026, anche nell’eventualità di una riduzione numerica degli studenti con disabilità. “Una programmazione triennale significa dare maggiore stabilità alle amministrazioni e permettere a Regioni e Comuni di organizzare il servizio con un orizzonte più ampio – prosegue il Ministro Locatelli –. Un’altra novità riguarda la definizione, per la prima volta, di un obiettivo di servizio per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Si tratta di un passaggio significativo in vista del percorso che porterà, nel 2028, al passaggio ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP)”. Dal prossimo anno, inoltre, il fondo è destinato a confluire nel percorso di autonomia concordato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il trasferimento diretto delle relative risorse alle Regioni, chiamate a gestire e programmare questi servizi nell’ambito delle proprie competenze.





LENTEPUBBLICA.IT
Congedi e part time verticale, l’ARAN chiarisce le nuove regole

Il part time verticale non comporta automaticamente una riduzione di tutte le tutele riconosciute ai genitori che lavorano nella Pubblica Amministrazione.
È questo uno degli aspetti più importanti che emerge dai chiarimenti forniti dall’ARAN sul nuovo contratto del comparto Funzioni Locali. Congedo di maternità e paternità, congedo parentale e riposi giornalieri, infatti, non seguono la medesima regola quando il dipendente presta servizio soltanto in determinati giorni della settimana, del mese o dell’anno.
A fare chiarezza è l’orientamento applicativo ARAN del 23 settembre 2026, n. 39099, che prende in esame le novità introdotte dal CCNL Funzioni Locali 2022-2024. Il punto centrale è proprio questo: lavorare con un part time verticale non significa applicare indistintamente una percentuale di riduzione a ogni istituto collegato alla genitorialità.
La disciplina cambia a seconda della natura della tutela. In alcuni casi il periodo viene riconosciuto integralmente anche quando comprende giornate nelle quali il dipendente non avrebbe dovuto lavorare; in altri, invece, occorre procedere a un calcolo proporzionale. Per i riposi giornalieri viene adottata ancora una terza soluzione.
Part time verticale, perché non tutte le assenze possono essere trattate allo stesso modo
Per comprendere il chiarimento dell’Agenzia occorre partire dalle caratteristiche del rapporto di lavoro a tempo parziale verticale. A differenza del part time orizzontale, nel quale la prestazione viene generalmente resa ogni giorno ma per un numero inferiore di ore, quello verticale concentra l’attività soltanto in alcuni periodi.
Un lavoratore potrebbe, ad esempio, essere in servizio soltanto per alcuni giorni della settimana oppure per determinati periodi dell’anno. Proprio questa particolare distribuzione dell’orario rende più complessa l’applicazione di ferie, permessi e congedi.
Il nuovo CCNL del comparto Funzioni Locali 2022-2024, sottoscritto il 23 febbraio 2026, è intervenuto sull’argomento modificando l’articolo 55 dedicato al trattamento economico e normativo del personale part time.
In particolare, il nuovo comma 9-bis detta criteri specifici per le assenze e per gli istituti utilizzabili in maniera frazionata. L’obiettivo è evitare che la semplice riduzione della presenza lavorativa produca automaticamente lo stesso effetto su diritti che hanno natura e finalità differenti.
È proprio su questo meccanismo che interviene l’ARAN. L’orientamento applicativo distingue nettamente tre situazioni: congedo di maternità o paternità, congedo parentale e riposi giornalieri.
Congedo di maternità e paternità: il periodo resta interamente riconosciuto
La tutela più ampia riguarda il congedo di maternità e di paternità disciplinato dal D.Lgs. 151/2001, il Testo unico che regola le principali misure a sostegno della maternità e della paternità.
Nel caso di un dipendente con rapporto a tempo parziale verticale, il periodo di congedo viene riconosciuto per intero. La tutela comprende anche la parte che ricade nei giorni o nei periodi nei quali, sulla base dell’articolazione individuale del part time, il lavoratore non avrebbe dovuto prestare servizio.
Il principio è significativo perché separa la durata del congedo dalla concreta distribuzione dell’orario settimanale o annuale. In altre parole, la discontinuità della prestazione lavorativa non interrompe né comprime il periodo protetto.
La previsione è contenuta nell’articolo 55, comma 9-bis, lettera d), del nuovo contratto collettivo. Si tratta quindi di un’eccezione importante rispetto al normale criterio di proporzionalità che caratterizza diversi istituti applicabili ai rapporti a tempo parziale.
Per gli uffici del personale degli enti locali il chiarimento assume particolare rilievo pratico. Nel calcolo del periodo di maternità o paternità non è infatti corretto eliminare le giornate non lavorative previste dal contratto part time verticale soltanto perché il dipendente, in condizioni ordinarie, in quelle date non sarebbe stato presente in servizio.
Congedo parentale: qui entra in gioco il riproporzionamento
La situazione cambia quando si passa al congedo parentale. In questo caso il nuovo CCNL applica un criterio proporzionale legato alla quantità di giornate lavorative teoricamente previste nell’arco dell’anno.
Il numero di giorni spettanti deve essere determinato confrontando le giornate teoriche annuali del dipendente part time con quelle previste per un lavoratore a tempo pieno. La disciplina, quindi, non guarda semplicemente alla percentuale formale indicata nel contratto individuale, ma alla concreta articolazione della prestazione.
È una differenza sostanziale rispetto al congedo di maternità e paternità. Nel primo caso prevale la continuità del periodo di tutela; nel congedo parentale, invece, il contratto considera la minore presenza lavorativa annuale e adegua conseguentemente il numero delle giornate disponibili.
Questo passaggio è particolarmente importante per le amministrazioni, perché il calcolo deve essere effettuato utilizzando il rapporto fra le giornate di lavoro teoriche del part time verticale e quelle del corrispondente rapporto a tempo pieno. Non si tratta dunque di una riduzione indiscriminata dei diritti legati alla famiglia, ma dell’applicazione della regola prevista per uno specifico istituto.
Riposi giornalieri per maternità: contano i periodi effettivamente lavorativi
Ancora diverso è il meccanismo previsto per i riposi giornalieri collegati alla maternità. Anche in questo caso non è possibile utilizzare automaticamente la stessa formula prevista per il congedo parentale.
Secondo il chiarimento dell’ARAN, i riposi spettano per intero, ma esclusivamente nei periodi coincidenti con quelli lavorativi. È quindi la presenza di una giornata nella quale il dipendente sarebbe tenuto a svolgere la propria attività a determinare la possibilità di utilizzare il beneficio.
La logica è coerente con la natura stessa del riposo giornaliero. Diversamente dal congedo di maternità, che individua un periodo continuativo di protezione, il riposo interviene sulla singola giornata lavorativa riducendone la prestazione. Se quel giorno, per effetto dell’articolazione verticale del contratto, non è prevista attività, manca la prestazione sulla quale il riposo potrebbe incidere.
Il quadro che emerge è quindi più articolato di quanto possa sembrare. Part time non è sinonimo di riduzione automatica delle tutele: occorre verificare di volta in volta quale istituto viene richiesto e quale criterio il contratto collettivo gli associa.
Una regola diversa per ogni tutela: cosa devono verificare gli enti
L’orientamento ARAN offre soprattutto una chiave operativa agli uffici che gestiscono il personale delle amministrazioni locali. Davanti a una richiesta presentata da un dipendente con part time verticale, non basta conoscere la percentuale di lavoro indicata nel contratto. Occorre prima individuare esattamente la tipologia di assenza o beneficio richiesto.
Se si tratta del congedo di maternità o paternità previsto dal D.Lgs. 151/2001, il periodo è riconosciuto integralmente anche quando comprende fasi non lavorative. Per il congedo parentale, invece, il numero delle giornate va determinato attraverso il rapporto tra le giornate teoriche annuali del part time e quelle del tempo pieno. I riposi giornalieri, infine, sono utilizzabili integralmente soltanto quando coincidono con giornate nelle quali è prevista la prestazione.
È proprio questa distinzione a rappresentare l’elemento più rilevante del chiarimento. La nuova disciplina del CCNL Funzioni Locali prova infatti a superare una lettura puramente matematica del lavoro a tempo parziale, distinguendo fra istituti che proteggono un periodo della vita familiare e strumenti collegati invece alla concreta presenza in servizio.
Per dipendenti e amministrazioni il messaggio è dunque preciso: prima di applicare qualsiasi riproporzionamento è necessario verificare quale tutela viene utilizzata, quale disposizione contrattuale la disciplina e come è articolato il singolo rapporto di lavoro. Una distinzione che può evitare conteggi errati e interpretazioni troppo restrittive dei diritti riconosciuti ai genitori nel pubblico impiego.

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