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Rassegna stampa del 7 ottobre 2026

 


TELEACRAS
Variazione di bilancio, altri 150 milioni di euro

Il governo Schifani ha depositato all’Assemblea Regionale gli emendamenti alla variazione di bilancio: altri 150 milioni di euro.
Il governo Schifani ha depositato all’Assemblea Regionale gli emendamenti alla variazione di bilancio, mettendo a disposizione ulteriori 150 milioni di euro riconosciuti dallo Stato alla Regione. La manovra concentra le risorse su agricoltura, imprese, occupazione e servizi essenziali. Quasi 50 milioni sono destinati all’agricoltura: 10 milioni per la distillazione straordinaria, 20 per il comparto del grano e 19 per le cantine sociali. Altri 30 milioni serviranno a contrastare il caro gasolio, con 15 milioni per noleggio con conducente, autobus e taxi, 10 per il gasolio agricolo e 5 per la pesca. Per il settore idrico sono previsti 22 milioni: 10 per l’Ati Catania, 6 per l’Ati Siracusa e 6 per Iblea Acque. Altri 22 milioni sono destinati alle Aziende sanitarie provinciali per l’acquisto di attrezzature sanitarie. Per il sistema scolastico e universitario sono previsti 16 milioni per la climatizzazione delle scuole e 3 milioni per il reddito di merito degli studenti universitari con una media di almeno 29. La manovra prevede inoltre 3 milioni per la bonifica dell’area di Pistunina, a Messina, e 1 milione per un fondo di rotazione destinato ai Comuni per la pulizia dei terreni incolti e la prevenzione degli incendi. E il presidente Schifani commenta: “Insieme all’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, che ringrazio per il lavoro svolto, abbiamo fatto sintesi delle iniziative dei deputati della maggioranza e di alcune proposte delle opposizioni. Ne è nata una manovra che tiene conto delle esigenze dei territori e del mondo produttivo. Il confronto politico deve servire a questo, a dare risposte ai siciliani. Ora chiediamo all’Assemblea di approvare queste misure, perché le risorse ottenute si traducano in benefici concreti per cittadini e imprese”.



LENTEPUBBLICA
Personale degli enti locali: cosa cambia con la conversione in legge del DL PA 2026

Per il personale degli enti locali diverse novità arrivano con la conversione in legge del DL PA 2026: nuove assunzioni, graduatorie e ferie rappresentano solo alcune disposizioni del nuovo testo normativo.
Conservare le competenze negli uffici, garantire continuità a scuole e servizi comunali, aprire nuove possibilità ai precari: la conversione del DL 144/2026 interviene su diversi nodi della gestione del personale. Le opportunità, però, cambiano secondo i destinatari e richiedono attenzione a requisiti e scadenze.
Per il personale degli enti locali, la questione non riguarda soltanto quanti lavoratori assumere. Conta anche la possibilità di trattenere chi conosce già procedure e bisogni del territorio, utilizzare graduatorie ancora disponibili e organizzare gli uffici senza perdere professionalità costruite nel tempo. È attraverso questa chiave di lettura che acquistano significato le disposizioni della legge di conversione del decreto-legge 144/2026.
Il provvedimento affianca misure di portata generale a interventi destinati a specifiche realtà territoriali. Ne emerge un quadro articolato: nuove opportunità per chi ha lavorato con contratti flessibili, proroghe per i servizi educativi, percorsi riservati nei territori colpiti dalle emergenze e conferme sulle ferie e sulla spesa.
Personale enti locali: nei concorsi conta anche l’esperienza dei somministrati
Tra le novità più rilevanti figura l’apertura ai lavoratori in somministrazione, cioè impiegati attraverso un’agenzia per il lavoro. Il punto interessa amministrazioni che, nel tempo, hanno affidato attività e servizi anche a queste professionalità.
L’articolo 1, comma 15-sexies, consente alle pubbliche amministrazioni di prevedere, nelle selezioni per personale non dirigenziale indette entro il 31 dicembre 2027, una riserva non superiore al 20% dei posti oppure di valorizzare l’esperienza professionale acquisita.
La possibilità riguarda il lavoro flessibile, compresa la somministrazione, e richiede almeno tre anni di esperienza negli ultimi cinque, maturati nel medesimo profilo professionale presso l’amministrazione che bandisce il concorso.
La distinzione è essenziale: aver prestato servizio nell’ente non determina un’assunzione automatica. Il riconoscimento dell’esperienza passa attraverso una procedura selettiva e le condizioni previste dalla disposizione. Per gli uffici, quindi, diventa decisiva la ricostruzione dei periodi lavorati e delle mansioni corrispondenti al profilo da reclutare.
Scuole e servizi comunali: più tempo per utilizzare le graduatorie
La continuità del servizio assume un peso particolare negli asili e nelle scuole dell’infanzia. Una carenza di personale, in questi ambiti, si riflette direttamente sull’organizzazione delle famiglie e sull’attività educativa.
L’articolo 5, comma 3, lettera a), permette di utilizzare le graduatorie comunali vigenti del personale scolastico, educativo e ausiliario dei servizi gestiti direttamente dai Comuni fino all’anno scolastico 2027-2028. La disposizione adegua inoltre il riferimento contrattuale al CCNL Funzioni locali del triennio 2022-2024.
La lettera b) sposta al 31 dicembre 2028 il termine della possibilità di aumentare la relativa spesa fino al 40% di quella sostenuta nel 2009, secondo la disciplina richiamata. Si tratta di una misura organizzativa e finanziaria, non di un incremento delle retribuzioni individuali.
Anche per la polizia locale resta l’allungamento di un anno della durata delle graduatorie previsto fino a tutto il 2028, che porta a quattro anni la loro utilizzabilità nei casi interessati. Occorre però evitare generalizzazioni: non è passata la proposta di estendere questa proroga a tutti i Comuni.
Calabria e Sicilia: le stabilizzazioni seguono regole diverse
Le disposizioni territoriali affrontano situazioni di precariato differenti. Confonderle rischia di attribuire a una platea benefici o deroghe previsti per un’altra.
In Calabria, l’articolo 2, comma 1-bis, prolunga fino alla fine del 2027 la facoltà di assumere a tempo indeterminato i tirocinanti individuati dalla norma, anche in deroga al piano dei fabbisogni e ai vincoli assunzionali richiamati.
Il riferimento comprende i percorsi di inclusione sociale rivolti a disoccupati già percettori di mobilità in deroga, collegati all’accordo quadro sottoscritto il 7 dicembre 2016 dalla Regione e dalle parti sociali, nonché i beneficiari dei progetti regionali indicati dalla disposizione. Non riguarda, dunque, indistintamente qualsiasi tirocinio.
Per la Sicilia, l’articolo 2, comma 12-bis, sposta invece dal 30 giugno al 30 dicembre 2026 il termine della disciplina transitoria relativa a LSU e ASU. Le amministrazioni possono procedere ad assunzioni stabili, a tempo pieno o parziale, anche in soprannumero e con le deroghe previste rispetto alla dotazione organica e al piano dei fabbisogni. Restano fermi i vincoli assunzionali stabiliti dalla normativa vigente.
Protezione civile e ricostruzione: trattenere le competenze nei territori fragili
Un’altra parte del decreto punta sulla permanenza di professionalità impegnate in contesti di emergenza. Qui la continuità amministrativa ha un valore concreto: conoscere pratiche, interventi e caratteristiche del territorio può incidere sulla capacità di risposta degli uffici.
Per i Comuni della Città metropolitana di Napoli interessati dal bradisismo, l’articolo 16, comma 1, consente concorsi con una riserva non superiore al 50% dei posti disponibili. I destinatari sono lavoratori a termine specializzati nel rischio sismico e vulcanico, impiegati nelle rispettive strutture comunali di protezione civile.
Una previsione distinta riguarda Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, nel territorio colpito dal terremoto del 2016. L’articolo 19, commi 2 e 3, autorizza l’assunzione stabile di personale non dirigenziale reclutato a termine attraverso procedure concorsuali o selettive.
Tra le condizioni figurano il servizio presso gli Uffici speciali per la ricostruzione o gli stessi Comuni all’8 agosto 2026 e almeno tre anni di attività, maturabili entro il 31 dicembre 2026. Il conteggio può sommare periodi dedicati alle medesime attività presso gli Uffici speciali e i Comuni del cratere, anche con posizioni contrattuali differenti o presso un’amministrazione diversa da quella che assume.
Ferie, spesa e segretari: le conferme per il personale enti locali
Accanto alle assunzioni, il testo conferma interventi che incidono sulla gestione ordinaria. Per le ferie non godute, il superamento del divieto rigido di monetizzazione alla cessazione del rapporto recepisce gli orientamenti della giurisprudenza europea. La questione investe anche la responsabilità organizzativa dell’amministrazione nel consentire il riposo: un tema approfondito nella nostra analisi sulle ferie nella pubblica amministrazione dopo il decreto PA.
Sul versante finanziario, rimane il superamento del tetto storico di spesa riferito al 2011-2013 per Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni interessati dalla disposizione. Questo intervento richiede comunque una lettura coordinata con le altre regole applicabili al singolo ente: la cancellazione di uno specifico limite non equivale a una disponibilità illimitata di risorse.
Quanto ai segretari comunali, trovano conferma le nuove assunzioni e la possibilità, introdotta a regime, per i neo-segretari di svolgere l’incarico nei Comuni con popolazione compresa tra 3.000 e 5.000 abitanti.
Il decreto mantiene inoltre la proroga delle disposizioni sul trasferimento del personale in comando e la possibilità, per le organizzazioni sindacali della dirigenza, di aumentare i distacchi. I risparmi derivanti dalla mancata erogazione integrale degli incentivi di performance dei dirigenti restano destinati alla loro formazione, senza trasformarsi in compensi aggiuntivi per gli altri dipendenti.
Le richieste rimaste fuori e le scelte che spettano ai Comuni
La conversione non accoglie tutte le richieste avanzate dall’Anci. Restano fuori, tra le altre, le proposte sul rinnovo degli incarichi dirigenziali a contratto previsti dall’articolo 110 del TUEL e sulla proroga dell’ampliamento del loro numero massimo.
Per il personale enti locali, il risultato è un insieme di possibilità da valutare caso per caso. Una graduatoria prorogata, una riserva concorsuale e una stabilizzazione territoriale rispondono a esigenze differenti e non possono essere trattate come strumenti equivalenti.
La sfida per le amministrazioni consiste nel collegare queste opportunità ai servizi che devono garantire: individuare le professionalità necessarie, verificare chi possiede i requisiti, rispettare le scadenze e sostenere nel tempo le scelte organizzative. È su questo passaggio, dalle disposizioni alle decisioni degli uffici, che si misureranno gli effetti del decreto sulla vita dei Comuni.




LENTEPUBBLICA
Climatizzazione nelle scuole: il contributo del Ministero fa discutere

Climatizzazione delle scuole, pubblicato l’elenco definitivo degli istituti finanziati: sono 6.342 e riceveranno tutti la stessa somma.
Il contributo previsto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito ammonta a 3.153,57 euro per ciascuna istituzione scolastica, per un investimento complessivo di quasi 20 milioni di euro. Ma la distribuzione uniforme delle risorse riaccende il dibattito sulla capacità del provvedimento di rispondere realmente alle diverse esigenze degli edifici scolastici italiani.
Il tema è destinato ad assumere un peso crescente anche alla luce delle temperature sempre più elevate che interessano il nostro Paese. Garantire condizioni adeguate all’interno delle aule non è infatti soltanto una questione di comfort: il microclima degli ambienti scolastici incide sulla salubrità, sulla sicurezza e sulla possibilità di svolgere regolarmente le attività didattiche.
Climatizzazione delle scuole: 20 milioni per 6.342 istituti
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha concluso l’iter relativo al finanziamento destinato a migliorare le condizioni climatiche degli ambienti scolastici. Il provvedimento riguarda l’acquisto, l’installazione e la messa in funzione di apparecchi e dispositivi destinati alla climatizzazione e al miglioramento del comfort termico degli spazi utilizzati per la didattica.
La graduatoria definitiva comprende 6.342 istituzioni scolastiche. A tutte è stato riconosciuto un contributo identico, pari a 3.153,57 euro. Moltiplicando l’importo per il numero degli istituti beneficiari si arriva a 19.999.940,94 euro, praticamente l’intero stanziamento di 20 milioni previsto dal Ministero.
Restano infatti non utilizzati soltanto 59,06 euro. Dal punto di vista dell’impiego delle risorse, quindi, il finanziamento è stato quasi interamente distribuito.
Il dato che emerge con maggiore evidenza è però un altro: non è stata prevista una differenziazione dell’importo sulla base delle dimensioni o delle caratteristiche delle scuole. Un istituto con poche classi riceve la stessa somma di una struttura con centinaia di studenti e numerosi plessi.
Stessa cifra per scuole con dimensioni e necessità differenti
La scelta di assegnare un contributo uniforme semplifica la procedura, ma pone una questione sulla reale proporzionalità dell’intervento. Le istituzioni scolastiche italiane presentano infatti caratteristiche molto diverse tra loro.
Esistono scuole composte da un unico edificio e realtà che comprendono più plessi distribuiti sul territorio. Cambiano il numero delle aule, la quantità degli studenti, la superficie degli ambienti, l’età degli edifici e le condizioni degli impianti.
Possono inoltre essere molto differenti le condizioni climatiche locali e l’esposizione degli immobili al caldo. Un edificio moderno, adeguatamente isolato e dotato di schermature solari non presenta necessariamente le stesse esigenze di una struttura più datata, caratterizzata da problemi di isolamento o da ambienti particolarmente esposti all’irraggiamento.
Nonostante queste differenze, il contributo rimane invariato. La dimensione dell’istituzione, il numero degli alunni e delle classi e la quantità dei plessi non determinano l’entità delle risorse assegnate.
È questo uno degli aspetti che rende particolarmente significativo il dato dei 3.153,57 euro: la stessa cifra deve essere utilizzata per esigenze che possono essere molto diverse per natura e dimensione.
Domande a sportello: finanziate quasi tutte le candidature
Anche le modalità di accesso ai fondi meritano attenzione. L’Avviso pubblico emanato il 4 settembre 2026 aveva previsto una procedura a sportello.
Le candidature potevano essere presentate dalle ore 9 del 7 settembre fino alle ore 14 dell’11 settembre. Al termine della finestra temporale erano arrivate 6.354 domande.
Di queste, 12 sono state considerate inammissibili, mentre 6.342 candidature hanno ottenuto il finanziamento. In termini numerici, dunque, quasi tutte le richieste presentate sono state accolte.
Il fatto che lo stanziamento sia risultato sufficiente a finanziare tutte le domande ammissibili non elimina però il tema relativo al modello scelto. La procedura a sportello non ha infatti determinato una graduatoria fondata sulla gravità delle condizioni degli edifici o sull’urgenza degli interventi.
Il meccanismo si basa essenzialmente sulla presentazione delle candidature all’interno della finestra stabilita. Ma le esigenze legate al caldo non sono uguali in tutte le scuole e non dipendono dalla velocità con cui un istituto riesce a presentare la propria richiesta.
Quanto valgono 3.153 euro nelle scuole più grandi?
Per comprendere meglio la consistenza effettiva del finanziamento è possibile rapportare il contributo al numero delle classi presenti in alcune delle scuole beneficiarie. Si tratta di un calcolo puramente indicativo, perché il Ministero non ha utilizzato il numero delle classi come parametro per determinare l’importo.
Prendendo come esempio l’IC Massari-Galilei di Bari, che conta 78 classi e 1.389 alunni, i 3.153,57 euro assegnati corrispondono a circa 40 euro per classe.
All’IC Via De Andreis di Milano, con 65 classi e 1.312 studenti, il rapporto sale a circa 49 euro per classe.
Un risultato analogo si registra presso l’IC Radice-Sanzio-Ammaturo di Napoli, dove sono presenti complessivamente 64 classi e sezioni per 1.181 alunni: anche in questo caso il finanziamento equivale a circa 49 euro per classe o sezione.
Numeri che consentono di avere una percezione più concreta della portata dello stanziamento. Più una scuola è grande, più il contributo complessivo tende a ridursi se rapportato alle singole classi.
Ed è proprio da questo tipo di confronto che nasce una delle principali contestazioni mosse dalla FLC CGIL, che aveva evidenziato in precedenza l’esiguità delle risorse disponibili rispetto alla dimensione complessiva del sistema scolastico italiano.
La polemica sul finanziamento e le precedenti critiche
Il tema della climatizzazione degli edifici scolastici era già stato al centro di un confronto politico e sindacale. La FLC CGIL aveva contestato l’entità dei 20 milioni di euro stanziati, mettendo in relazione la cifra complessiva con il numero delle classi presenti nelle scuole italiane.
Da quel confronto era stata ricavata una disponibilità nell’ordine di poche decine di euro per classe. Una stima che aveva suscitato la reazione del ministro dell’Istruzione e del Merito, che aveva contestato pubblicamente il modo in cui erano stati presentati i numeri.
La pubblicazione dell’elenco definitivo permette ora di osservare il funzionamento concreto della misura. I fondi non sono stati infatti suddivisi direttamente per classe, ma assegnati alle singole istituzioni scolastiche.
Questo elemento cambia il modo di leggere il dato, ma non risolve la questione della sufficienza delle risorse. Per gli istituti di maggiori dimensioni, il rapporto tra finanziamento ricevuto e numero delle classi può risultare persino inferiore alla cifra precedentemente indicata dal sindacato.
Il caldo nelle aule è un problema di salute e sicurezza
La discussione non riguarda comunque soltanto la quantità di denaro destinata all’acquisto di apparecchiature. Il punto centrale è comprendere come affrontare in modo strutturale l’aumento delle temperature negli edifici scolastici.
Un ambiente eccessivamente caldo può infatti incidere negativamente sul benessere degli studenti e del personale. La concentrazione può diminuire, la sensazione di affaticamento può aumentare e lo svolgimento delle attività didattiche può diventare più difficile.
Il problema assume una dimensione ancora maggiore quando le alte temperature persistono per diversi giorni consecutivi e interessano edifici privi di adeguati sistemi di protezione dal calore.
Per questo motivo il tema del microclima scolastico non dovrebbe essere considerato una semplice questione accessoria. Le condizioni ambientali degli spazi destinati all’apprendimento rientrano più ampiamente nella tutela della salute e della sicurezza.
La crescente frequenza delle ondate di calore rende inoltre necessario aggiornare il modo in cui viene concepita la sicurezza degli edifici pubblici. Non basta verificare la stabilità della struttura o la conformità degli impianti: occorre interrogarsi anche sulla capacità degli immobili di garantire condizioni adeguate durante periodi di caldo intenso.
Non bastano i condizionatori: servono interventi sugli edifici
L’installazione di dispositivi per la climatizzazione degli ambienti può rappresentare una risposta utile nell’immediato, ma non può essere l’unico strumento per affrontare il problema.
Una strategia efficace dovrebbe partire dalla qualità stessa degli edifici. Isolamento termico, schermature solari, ventilazione naturale e meccanica, efficientamento energetico e riqualificazione dell’involucro possono contribuire a ridurre il surriscaldamento degli ambienti.
Intervenire sulla struttura permette inoltre di diminuire la dipendenza dai sistemi di climatizzazione, con possibili benefici anche sul fronte dei consumi energetici e dei costi di gestione.
In altre parole, il problema non dovrebbe essere affrontato soltanto attraverso l’acquisto di apparecchi destinati a raffreddare le aule quando il caldo è già arrivato. La vera sfida consiste nel rendere gli edifici scolastici più resilienti alle nuove condizioni climatiche.
Edilizia scolastica, la sfida è costruire una strategia pluriennale
Lo stanziamento da 20 milioni rappresenta quindi un intervento circoscritto all’interno di una questione molto più ampia. Per affrontare stabilmente gli effetti del cambiamento climatico sulle scuole sarebbe necessaria una programmazione pluriennale dell’edilizia scolastica.
Il primo passo dovrebbe essere una ricognizione delle condizioni degli immobili, così da individuare le situazioni maggiormente problematiche. Successivamente, le risorse potrebbero essere indirizzate sulla base di criteri capaci di tenere conto delle reali necessità delle singole scuole.
Tra gli elementi da considerare dovrebbero rientrare la dimensione dell’istituto, il numero degli studenti, la quantità dei plessi, le caratteristiche degli edifici, l’efficienza degli impianti e le condizioni climatiche del territorio.
Un sistema di questo tipo consentirebbe di superare la logica del contributo uguale per tutti e di concentrare gli investimenti dove il fabbisogno è maggiore.
Il finanziamento appena assegnato mostra dunque con chiarezza la necessità di un cambio di prospettiva. Il caldo nelle scuole non è più un fenomeno occasionale da gestire con interventi emergenziali, ma una delle conseguenze del cambiamento climatico con cui il sistema scolastico dovrà confrontarsi sempre più spesso.
Garantire edifici adeguati significa, di conseguenza, investire non soltanto nel comfort degli studenti e dei lavoratori della scuola, ma nella sicurezza, nella salute e nella qualità dell’ambiente di apprendimento.
I 20 milioni di euro rappresentano una prima misura, ma la vera partita si giocherà sulla capacità di trasformare interventi puntuali in un piano organico di riqualificazione. Perché una scuola capace di resistere alle temperature estreme non si costruisce soltanto installando un apparecchio per la climatizzazione: si realizza attraverso edifici efficienti, progettati e adattati alle condizioni climatiche del presente e del futuro.



BIBBIRRIA NEWS
“On the Road”, per una settimana Agrigento Capitale Italiana della Sicurezza Stradale.

Per una settimana Agrigento è stata la Capitale Italiana della Sicurezza Stradale, nell’ambito della prima edizione siciliana di “On the Road”, coordinata dalla Prefettura di Agrigento, nell’ottica di uno specifico Protocollo nazionale Viminale–MIT, sottoscritto nell’ottobre 2025 dal Ministero dell’Interno, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dall’Associazione Ragazzi On the Road APS per la sperimentazione nazionale “Giovani On the Road”. Per sette giorni, ventuno giovani sono stati a bordo delle pattuglie, nelle centrali operative, sulle ambulanze e nei luoghi dell’emergenza, al fianco delle donne e degli uomini delle Istituzioni. Formati, assicurati e accompagnati dall’Équipe Educativa e dai tutor, i 21 ragazzi e ragazze  hanno affiancato Questura e Polizia di Stato, Polizia Stradale, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale di Agrigento, vivendo dall’interno pattuglie, controlli, incidenti stradali, chiamate e interventi reali. Con la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Porto Empedocle hanno conosciuto la sicurezza e la tutela del mare; con ANAS – Sezione di Agrigento, per la prima volta nel format, il presidio dell’infrastruttura e la prevenzione sulla strada. Con SUES 118 di Caltanissetta e ASP di Agrigento hanno seguito l’intera catena dell’emergenza sanitaria: ambulanze, automediche, interventi sul territorio, shock room e reparti ospedalieri. Sono entrati anche nella Centrale Operativa del Numero Unico Europeo di Emergenza 112, di cui i ragazzi “On the Road” sono testimonial in Italia, approfondendo l’utilizzo dell’app “Where Are U”. Con Croce Rossa Italiana – Comitato di Agrigento e Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco hanno conosciuto da vicino il mondo dell’emergenza e del soccorso; con il Libero Consorzio Comunale di Agrigento – Protezione Civile, anche l’impiego dei droni per l’osservazione e il monitoraggio dei torrenti e dei corsi d’acqua. A restituire il senso dell’esperienza sono stati gli stessi giovani, sabato sera in Prefettura, davanti ai vertici delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine coinvolte. Nelle loro parole incidenti, persone soccorse, controlli, pattuglie e shock room, ma soprattutto pregiudizi superati e una diversa percezione della legalità, delle regole e delle persone chiamate ogni giorno a garantirle. Una “concordia” costruita sul campo tra giovani e Istituzioni, particolarmente significativa proprio ad Agrigento, nella terra del Tempio della Concordia: i ragazzi sono stati conquistati dalle donne e dagli uomini incontrati e gli operatori, a loro volta, dai ragazzi. Il percorso è culminato, sabato scorso, nella “Notte On the Road”, con i 21 giovani nuovamente a bordo e distribuiti nei diversi servizi del dispositivo interforze coordinato dalla Questura di Agrigento, osservando sul campo Forze e competenze diverse operare insieme per la sicurezza della comunità. «Questa esperienza dimostra il valore di una prevenzione costruita attraverso la partecipazione diretta dei giovani e la capacità delle Istituzioni di fare rete – sottolinea il Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo –. Per una settimana realtà e competenze diverse hanno lavorato insieme, aprendosi ai ragazzi e permettendo loro di conoscere sul campo cosa significano legalità, sicurezza, responsabilità e servizio alla comunità. Desidero esprimere il mio più vivo apprezzamento e rivolgere un sincero ringraziamento a tutte le Istituzioni, alle Forze dell’Ordine, agli operatori dell’emergenza e del soccorso, agli enti, all’Associazione e a quanti hanno contribuito alla riuscita di questa prima edizione siciliana. Un plauso particolare va ai 21 giovani, per la serietà, la curiosità e la partecipazione con cui hanno vissuto ogni momento. La concordia che si è creata tra loro e le donne e gli uomini delle Istituzioni rappresenta forse il risultato più bello di questi giorni. Investire sulla loro consapevolezza significa investire sulla sicurezza e sul futuro della nostra comunità». Per il Questore di Agrigento, Tommaso Palumbo, «avere i ragazzi accanto nelle pattuglie crea un confronto autentico, permette loro di conoscere, oltre il loro lavoro, le persone dietro le divise e accorcia le distanze tra giovani e Istituzioni». Determinante il contributo dell’Automobile Club Agrigento, presieduto da Salvatore “Totò” Bellanca, con la Direttrice Giuseppina Danile, insieme al sostegno dell’Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada, del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, di Sara Assicurazioni e di EgoGreen, che hanno creduto e contribuito concretamente alla realizzazione dell’iniziativa. «Attraverso il peer-to-peer questi 21 giovani possono diventare moltiplicatori di ciò che hanno vissuto. L’obiettivo è ripetere l’esperienza ad Agrigento e contribuire a portarla nel resto della Sicilia», afferma Bellanca. La rete ha coinvolto Questura di Agrigento, Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Comando Provinciale della Guardia di Finanza, Sezione Polizia Stradale, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Porto Empedocle, Comune e Polizia Locale di Agrigento, Libero Consorzio Comunale di Agrigento – Protezione Civile, Croce Rossa Italiana – Comitato di Agrigento, ASP di Agrigento, SUES 118 di Caltanissetta e ANAS – Sezione di Agrigento. L’iniziativa è stata supportata dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ufficio V, Ambito Territoriale di Agrigento e dall’UEPE di Agrigento – Ufficio di Esecuzione Penale Esterna, con il sostegno di ENI, partner istituzionale dell’Associazione. Per l’Associazione Ragazzi On the Road APS, presieduta da Egidio Provenzi, hanno seguito l’edizione Lorenzo Brollo, psicologo e responsabile dell’Équipe Educativa, Marco Zanchi, responsabile Sviluppo e Relazioni Istituzionali, insieme allo staff e ai tutor. Un accompagnamento che ha aiutato i giovani a rielaborare quanto vissuto, trasformando l’esperienza in consapevolezza e, attraverso il peer-to-peer, in testimonianza verso i coetanei. «Nella terra di Rosario Livatino, la legalità non poteva soltanto essere raccontata: andava vissuta – afferma Alessandro Invernici, fondatore e Vicepresidente dell’Associazione Ragazzi On the Road –. In questi giorni si è creata una straordinaria concordia tra i ragazzi e le donne e gli uomini delle Istituzioni: sono cadute distanze e qualche pregiudizio, sono rimaste le persone, prima ancora delle uniformi e dei ruoli. Non poteva esserci parola più significativa proprio qui, nella terra del Tempio della Concordia. Ora quella concordia può diventare testimonianza, peer-to-peer e prevenzione tra i loro coetanei. Nato nel 2007, “On the Road” ha coinvolto, ad oggi, oltre 1.700 giovani in più di 160 Comuni, 21 Province e 7 Regioni. Agrigento è la prima tappa siciliana e apre alla progressiva diffusione del modello nell’Isola.




AGRIGENTONOTIZIE.IT 
Inaugurazione del percorso museale al fiume Akragas, divieti e modifiche alla viabilità: come muoversi a San Leone
Il provvedimento sarà in vigore dalle 16 di giovedì 8 ottobre fino al termine dell’evento che era stato programmato nelle scorse settimane e poi rinviato per maltempo


Divieti di sosta con rimozione forzata e circolazione temporaneamente interrotta in alcune strade di San Leone. Il Comune ha disposto le modifiche alla viabilità in occasione dell’inaugurazione del percorso museale del porto Akragas in programma giovedì 8 ottobre alle 17,30. Il provvedimento entrerà in vigore dalle 16 e resterà valido fino a cessate esigenze. Il corteo delle autorità partirà dal ponte di via Maddalusa e raggiungerà l'ex locale “La Focetta” dove sono previsti gli interventi istituzionali. Subito dopo l’inaugurazione si svolgerà l’evento “Akragas, il fiume degli dei” che prevede, tra l'altro, uno spettacolo con i droni.
Il divieto di sosta con rimozione forzata riguarderà via Maddalusa nel tratto compreso tra il civico 25 e l’incrocio con via Elio Vittorini. La stessa misura sarà applicata sul lato destro di via Elio Vittorini, all’uscita del ponte, fino all’intersezione con via Nino Savarese.Sarà inoltre vietata la circolazione nel tratto compreso tra l’incrocio di viale Viareggio con via Maddalusa e quello tra via Nino Savarese e via Elio Vittorini. Il passaggio resterà consentito ai residenti, alle persone con disabilità munite di contrassegno, alle forze dell’ordine e alla polizia locale oltre che ai mezzi di soccorso e antincendio, ai taxi e alle vetture Ncc.La polizia locale predisporrà un servizio d’ordine anche per fare rispettare i divieti di sosta già presenti sul lato destro di via Maddalusa. L’entrata in vigore delle disposizioni sarà subordinata all’installazione della segnaletica provvisoria. Le modifiche sono state adottate per garantire la sicurezza stradale, tutelare l’incolumità dei partecipanti e assicurare l’accesso ai mezzi di emergenza durante la manifestazione.

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