scrivolibero.it
Crisi dell’agricoltura, il Presidente del Libero Consorzio di Agrigento promuove un’azione unitaria del territorio
Sindaci, associazione dei consumatori e rappresentanti del mondo agricolo provinciale insieme per chiedere interventi urgenti a tutela delle imprese e delle produzioni locali.
Unire le forze, superare le iniziative isolate e presentare alle istituzioni una posizione condivisa.
È questa la linea promossa dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino, che ha riunito, attorno allo stesso tavolo, sindaci del territorio, rappresentanti dell’associazione dei consumatori e rappresentanti del mondo agricolo provinciale, per affrontare la grave crisi che sta interessando il comparto agricolo in generale ed in particolare i settori olivicolo, cerealicolo e vitivinicolo.
La riunione di oggi ha rappresentato un momento importante di confronto tra istituzioni locali, produttori e soggetti impegnati nella tutela dei consumatori. Una partecipazione significativa, che ha consentito di mettere a fuoco le difficoltà delle imprese agricole e le ricadute della crisi sull’intero sistema economico e sociale della provincia.
Al centro del confronto, l’aumento dei costi di produzione e del carburante agricolo, i prezzi spesso insufficienti a remunerare il lavoro degli agricoltori, le difficoltà di commercializzazione dell’olio, la crisi del grano duro, la concorrenza internazionale e la necessità di semplificare gli adempimenti burocratici che gravano soprattutto sulle aziende di piccole dimensioni.
È emersa, altresì, con forza la necessità di tutelare le produzioni locali, garantire maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti, sostenere il reddito degli agricoltori e individuare condizioni di mercato più eque, capaci di salvaguardare tanto chi produce quanto chi acquista.Presenti e/o collegati da remoto, numerosi sindaci, i consiglieri Vito Terrana e Giuseppe D’Angelo, la deputata regionale Margherita La Rocca Ruvolo, tutti insieme uniti per trasformare questo confronto in un’iniziativa istituzionale concreta e condivisa, ponendosi come punto di raccordo tra le istituzioni, le rappresentanze agricole e gli altri soggetti coinvolti. .
Il percorso avviato porterà lunedì 12 ottobre alla presentazione di un documento al prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, con richieste di interventi urgenti e strutturali, alla valutazione di misure straordinarie di sostegno alle aziende, alla semplificazione amministrativa fino alla tutela delle filiere olivicola, cerealicola, vitivinicola ed alla verifica dei presupposti per il riconoscimento dello stato di crisi del comparto.
«L’agricoltura è una risorsa fondamentale per la nostra provincia e non possiamo lasciare sole le imprese che ogni giorno sostengono costi sempre più difficili da affrontare. La presenza dei sindaci, dell’associazione dei consumatori e dei rappresentanti del mondo agricolo dimostra quanto sia importante costruire un’azione condivisa, capace di tenere insieme le esigenze dei produttori, la tutela dei cittadini e lo sviluppo del territorio.
Come Libero Consorzio, intendiamo svolgere un ruolo attivo di coordinamento e dare forza alle richieste che arrivano dalle nostre comunità.
Il documento che presenteremo al Prefetto è un primo passo per portare queste istanze nelle sedi regionali e nazionali e sollecitare risposte concrete», dichiara il presidente Giuseppe Pendolino.
L’iniziativa non si esaurisce nella denuncia delle difficoltà ma intende avviare un percorso di interlocuzione istituzionale che coinvolga la Regione Siciliana e il Governo nazionale, nella consapevolezza che la crisi agricola non riguarda soltanto chi coltiva la terra ma incide sull’occupazione, sulla tenuta economica dei Comuni, sulla qualità delle produzioni e sul futuro delle aree rurali.
reportsicilia.it
Olio, è rivolta nell’Agrigentino: stop alla raccolta fino a domani. Dov’è la politica mentre cresce la crisi?
Elio Di Bella
L’Associazione Liberi Agricoltori, il Comitato Pro Olio Terre Sicani (aderente alla DOP Val di Mazara), il Comitato Pro Verdura e l’AIC (Associazione Italiana Coltivatori) e il movimento terra è vita, invitano tutti gli olivicoltori del territorio a sospendere la raccolta delle olive come segno di ferma protesta. Chiedono a tutti gli olivicoltori del comprensorio di sospendere la raccolta delle olive e la conseguente molitura fino a lunedì 12 ottobre, come forma di protesta per rappresentare il profondo disagio della categoria.“L’attività rimarrà ferma in attesa dell’incontro fissato per lunedì 12 ottobre tra il Presidente della Provincia, i Sindaci del territorio e Sua Eccellenza il Prefetto. Nella serata di lunedì si terranno assemblee aperte per discutere l’esito del confronto e decidere collegialmente le eventuali azioni future da intraprendere”, leggiamo nel comunicato.La mobilitazione nasce a seguito delle recenti voci di mercato che attestano la quotazione dell’olio extravergine d’oliva (EVO), sia DOP che Biologico, attorno a una cifra stimata tra i 5 e i 6 euro al chilo.Nella provincia di Agrigento, il prezzo dell’olio lo decidono le piazze di Bari, della Spagna e della Tunisia. A chi coltiva resta una scelta: raccogliere o no.Liberi Agricoltori, Comitato Pro Olio Terre Sicani, Comitato Pro Verdura e AIC chiedono agli olivicoltori di sospendere raccolta e molitura fino a lunedì 12 ottobre, quando il presidente del Libero Consorzio Giuseppe Pendolino e i sindaci porteranno al prefetto Salvatore Caccamo un documento di richieste. La protesta era partita a inizio ottobre da Caltabellotta, dove i produttori di una decina di comuni hanno fondato un comitato per la Dop Val di Mazara e fissato in 8 euro al litro il prezzo minimo.Un terzo dell’olio sicilianoSecondo l’Istituto regionale del vino e dell’olio (Irvo), la provincia produce stabilmente tra il 33 e il 35 per cento dell’olio siciliano: oltre 12 mila tonnellate nella campagna 2023/24, da 101 frantoi.Ma quelle 12 mila tonnellate sono meno del 4 per cento dell’olio italiano della stessa campagna. Lo stop agrigentino può pesare politicamente, difficilmente sposterà il mercato.Il prezzo che non copre i costiIl documento firmato il 1° ottobre a Sciacca dai sindaci cita Ismea: a settembre l’extravergine sulle piazze di Palermo e Trapani valeva 6,70 euro al chilo, contro i quasi 10 di un anno prima. Le associazioni parlano di offerte tra 5 e 6 euro anche per Dop e biologico: voci di mercato, non quotazioni ufficiali. I costi di manodopera, gasolio, energia e molitura, intanto, non sono scesi.Sul prezzo pesano le giacenze: l’extravergine italiano invenduto è quasi triplicato in un anno. La posta, in ordine di grandezza: a parità di produzione, scendere da 10 a 6,70 euro al chilo toglie alle campagne agrigentine circa 40 milioni di euro; a 5,50 euro, oltre 54 milioni, secondo una nostra stima.Le conseguenze a breveUna pausa di pochi giorni costa poco; prolungata, fa cadere le olive e brucia il valore delle partite precoci, le più pagate. Ogni giornata persa pesa sui braccianti stagionali, che per la disoccupazione agricola devono raggiungere 102 giornate nel biennio. I frantoi con le cisterne piene rischiano di non poter pagare le olive. E il sindaco di Bivona Milko Cinà ha indicato il pericolo maggiore: l’abbandono degli oliveti, anche secolari.Le responsabilità della politicaPuglia e Calabria chiedono al ministero dell’Agricoltura lo stato di crisi dalla tarda primavera, con il sostegno di tutte le Regioni. Il riconoscimento non è arrivato. Il ministro Francesco Lollobrigida ha risposto con la “Cambiale frantoi oleari” di Ismea: 40 milioni in prestiti a tasso zero, fino a 50 mila euro, riservati ai frantoi con giacenze. Prestiti, non ristori, e non per chi coltiva. Il Piano olivicolo 2026-2030 è in Gazzetta da agosto, ma i suoi 300 milioni dipendono dal ddl ColtivaItalia, ancora al Senato, e arriveranno dal 2027.La Regione, che in Sicilia ha competenza legislativa esclusiva sull’agricoltura, finora ha seguito più che guidato. Il 2 ottobre l’assessore Luca Sammartino ha sollecitato aiuti per carburante e grano; dalle fonti pubbliche consultate non risulta una risposta al documento dei sindaci. All’Ars il capogruppo Dc Carmelo Pace ha presentato un’interrogazione.Pesa la fragilità strutturale: secondo Mediobanca, nella campagna 2024/25 un frantoio siciliano ha prodotto in media 47,5 tonnellate d’olio, uno pugliese 115,6. E a Caltabellotta i produttori hanno chiesto di escludere dal tavolo le organizzazioni di categoria: non si sentono più rappresentati. Comuni, Libero Consorzio e Prefettura non hanno poteri sui prezzi: il rischio è che la catena istituzionale si limiti a inoltrare carte.Il Presidente del Libero Consorzio Comunale (Provincia), Giuseppe Pendolino, insieme alla quasi totalità dei Sindaci del territorio e ad alcuni comitati spontanei, ha redatto un documento ufficiale contenente le prioritarie richieste dalla categoria. Il documento sarà sottoposto all’attenzione del Prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, affinché possa farsi carico della questione e sollecitare con urgenza gli organi preposti. Cosa serve subitoUna richiesta autonoma della Regione di stato di crisi per l’olivicoltura siciliana.L’olio nelle variazioni di bilancio regionali sollecitate per grano e carburante, con aiuti a chi coltiva.Moratoria su mutui e imposte.Un fondo per lo stoccaggio temporaneo, gestito dai consorzi Dop e Igp.Controlli Icqrf su miscele, origine e “olio comunitario”.I fondi del Piano olivicolo anticipati nella manovra 2027; investimenti su aggregazione, meccanizzazione, irrigazione.
telemontekronio.it
Crisi olio. Associazioni chiedono di sospendere raccolta olive, lunedì vertice in Prefettura
Continua la protesta degli agricoltori del comparto oleario. Arriva dall’Associazione Liberi Agricoltori, dal Comitato Pro Olio Terre Sicani, Comitato Pro Verdura, Associazione Italiana Coltivatori e Movimento Terra è Vita, l’invito a tutti gli olivicoltori del territorio a sospendere la raccolta delle olive come forma di protesta.La mobilitazione nasce a seguito delle recenti voci di mercato che attestano la quotazione dell'olio extravergine d'oliva attorno a una cifra stimata tra i 5 e i 6 euro al chilo.Alla luce di questa grave situazione e a seguito delle rivendicazioni e delle proteste già emerse durante i numerosi incontri nei vari Comuni del territorio, ieri il Presidente del Libero Consorzio di Agrigento Pendolino, assieme ai sindaci del territorio, ha redatto un documento ufficiale contenente le richieste del comparto. Documento che sarà posto all'attenzione del Prefetto di Agrigento,Salvatore Caccamo, affinché possa farsi carico della questione e sollecitare con urgenza il Ministero dell'Agricoltura, la Presidenza della Regione Siciliana e l’Assessore Regionale all'Agricoltura. Il vertice in Prefettura è previsto per lunedì prossimo e l’appello che le associazioni e comitati rivolgono ai produttori è quello di sospendere la raccolta delle olive e la conseguente molitura fino a lunedì 12 ottobre, come forte e unitaria forma di protesta per rappresentare lo stato di profondo disagio del comparto.
Nella serata di lunedì si terranno assemblee aperte per discutere l'esito del confronto e decidere collegialmente le eventuali azioni future da intraprendere.
unioneprovinceitaliane.it
Il 19 e 20 ottobre le Province ad Imperia per l’Assemblea Nazionale. Il Presidente della Repubblica alla cerimonia inaugurale
Si apriranno con una cerimonia inaugurale alla presenza del Presidente della Repubblica – che avrà luogo il 19 ottobre a partire dalle ore 17,00 presso il Teatro Cavour di Imperia – i lavori della 39° Assemblea Nazionale dell’UPI, una due giorni in cui i quasi mille delegati da tutte le Province italiane si confronteranno sui temi all’ordine di giorno, dalle riforme istituzionali alla manovra di bilancio, dal dopo PNRR alle politiche europee per i territori.La presenza del Presidente della RepubblicaSi inizierà dunque lunedì 19 ottobre, alle ore 17, con la cerimonia inaugurale alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.Ad aprire i lavori sarà il Sindaco di Imperia e Presidente della Provincia Claudio Scajola, Vicepresidente UPI, insieme alla Presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti; seguirà l’intervento di saluto del Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci.Il Presidente di UPI, Enzo Lattuca, terrà poi la sua relazione.Il 20 ottobre, seconda giornata dei lavori, vedrà in mattinata la presenza e l’intervento del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.Il commento del Presidente UPI Enzo Lattuca“Per le Province – dichiara il Presidente di UPI Enzo Lattuca – l’assemblea annuale è sempre un momento di straordinario rilievo, perché consente a tutti gli amministratori provinciali di incontrarsi e di confrontarsi sulle questioni che impattano direttamente sulle politiche territoriali. Quest’anno però questo appuntamento assume ancora più importanza perché ci permetterà non solo di segnare un punto sulla condizione attuale delle Province, ma sarà l’occasione per lanciare la nostra piattaforma programmatica fatta di proposte concrete e fattibili alle forze politiche, chiedendo impegni precisi per la prossima legislatura. A partire da una riforma delle Province, che ne riconosca e valorizzi il ruolo di istituzione chiave per la messa a terra delle politiche nazionali ed europee di investimento e sviluppo locale. La presenza del Presidente della Repubblica alla cerimonia inaugurale – conclude Lattuca – è per noi un grande onore e una grande emozione”.Il commento del Vicepresidente UPI Sindaco e Presidente Imperia Claudio Scajola“E’ un grande onore per la città e la provincia di Imperia ospitare l’Assemblea nazionale delle Province italiane, alla cui cerimonia di apertura sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – dichiara il Presidente e Sindaco di Imperia, Claudio Scajola. “Per la prima volta – prosegue – questo appuntamento si terrà in Liguria, ed è anche per questo motivo che siamo orgogliosi di offrire un’importante occasione di incontro ai rappresentanti di tutte le più importanti Istituzioni. Mi auguro che questa Assemblea possa dare una svolta significativa al ruolo e al futuro delle Province, per i quali abbiamo lavorato ed ai quali ho dato personalmente il mio contributo”.
AGRIGENTONOTIZIE
Agricoltura in crisi, fronte comune nell’Agrigentino: lunedì il documento al prefetto
Riunione al Libero consorzio comunale tra sindaci, produttori e associazione dei consumatori che chiedono interventi urgenti contro l’aumento dei costi
Costi di produzione e carburante in aumento, prezzi che non remunerano adeguatamente il lavoro e crescenti difficoltà nella commercializzazione dei prodotti. I rappresentanti delle istituzioni e del comparto agricolo agrigentino scelgono una linea comune per affrontare una crisi che colpisce soprattutto le filiere dell’olio, del grano duro e del vino.
L’iniziativa è stata promossa dal presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino che ha riunito sindaci, rappresentanti dell’associazione dei consumatori e operatori del settore. L’obiettivo è superare le singole iniziative e presentare alle istituzioni richieste condivise.
Durante l’incontro sono state analizzate le difficoltà delle imprese e le conseguenze sull’intero sistema economico e sociale della provincia. Fra le principali criticità sono state indicate la crescita dei costi del carburante agricolo, le difficoltà di commercializzazione dell’olio, la crisi del grano duro, la concorrenza internazionale e gli adempimenti burocratici che gravano soprattutto sulle aziende di piccole dimensioni.
Dal confronto è emersa anche la necessità di tutelare le produzioni locali, garantire maggiore trasparenza sulla provenienza dei prodotti e sostenere il reddito degli agricoltori. La richiesta è quella di creare condizioni di mercato più eque sia per chi produce sia per i consumatori.
Alla riunione, in presenza o da remoto, hanno partecipato numerosi sindaci, i consiglieri Vito Terrana e Giuseppe D’Angelo e la deputata regionale Margherita La Rocca Ruvolo.
Il percorso proseguirà lunedì 12 ottobre con la presentazione di un documento al prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo. Il testo conterrà la richiesta di interventi urgenti e strutturali, la valutazione di misure straordinarie di sostegno alle aziende, la semplificazione amministrativa e la tutela delle filiere olivicola, cerealicola e vitivinicola. Sarà inoltre chiesto di verificare la presenza dei presupposti per il riconoscimento dello stato di crisi del comparto.
“L’agricoltura è una risorsa fondamentale per la nostra provincia e non possiamo lasciare sole le imprese che ogni giorno sostengono costi sempre più difficili da affrontare – afferma Pendolino –. La presenza dei sindaci, dell’associazione dei consumatori e dei rappresentanti del mondo agricolo dimostra quanto sia importante costruire un’azione condivisa, capace di tenere insieme le esigenze dei produttori, la tutela dei cittadini e lo sviluppo del territorio”.
Il Libero consorzio intende assumere un ruolo di coordinamento fra gli enti locali, le organizzazioni agricole e gli altri soggetti coinvolti. “Il documento che presenteremo al prefetto è un primo passo per portare queste istanze nelle sedi regionali e nazionali e sollecitare risposte concrete”, aggiunge il presidente.
L’obiettivo è aprire un confronto con la Regione e il governo nazionale partendo dalla consapevolezza che la crisi non riguarda soltanto chi coltiva la terra, ma produce effetti sull’occupazione, sull’economia dei Comuni, sulla qualità delle produzioni e sul futuro delle aree rurali.
LIVESICILIA
Porti, scuolabus e ospedali: la manovrina è anche ‘local’LE VARIAZIONI DI BILANCIOdi Salvo Cataldo
PALERMO – Dai due milioni di euro per le cappelle cimiteriali dei circoli e delle confraternite di Modica ai cinque milioni per il porto rifugio di Gela, passando per i due milioni di euro con i quali si potranno festeggiare i cento anni dall’istituzione delle Province di Ragusa ed Enna. Non si tratta di ‘mancette’ nel senso stretto del termine, ma tra i 125 articoli del ddl variazioni di bilancio che oggi, lunedì 12 ottobre, verrà incardinato in Aula all’Ars, ci sono diverse misure che interessano i territori di provenienza dei deputati.
Articoli che si affiancano ai grandi interventi economici per famiglie e imprese. Tutto questo in attesa dell’elenco di ‘mancette’, quelle sì, legato al Fondo investimenti territoriali creato con un articolo ad hoc nel ddl.
Soldi per il porto di Gela e altri scali
Il finanziamento per il porto rifugio di Gela, che punta a ripristinare la navigabilità dello specchio d’acqua antistante, sarà assegnato all’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale che dovrà commissionare gli interventi di dragaggio. Altri cinque milioni di euro andranno a quei comuni che hanno un porto di collegamento con le isole minori. Ci rientrerebbero Palermo (Ustica), Trapani (Egadi), Porto Empedocle (Pelagie) e Milazzo (Eolie). L’obiettivo è “mitigare il disagio derivante dal notevole traffico viario”.
Fondi al cimitero di Modica e ad altri 11 comuni per gli scuolabus
La messa in sicurezza delle cappelle appartenenti a circoli e confraternite nel cimitero di Modica (Ragusa), già raccontata da LiveSicilia, sarà invece gestita dal dipartimento regionale di Protezione civile, dal momento che l’intervento è legato ai danni provocati dal ciclone Harry. Ma le misure ‘local’, non finiscono qui. Un altro articolo del ddl finanzia con 825mila euro l’acquisto di scuolabus in undici comuni siciliani. Si tratta di Randazzo, Ribera, Giarre, Comiso, Caltagirone, Monreale, Ragusa, Alcamo, Bronte, Piazza Armerina e Pozzallo.
Sanità, risorse per Enna e Modica
Previsto poi un milione di euro in favore dell’Asp di Enna per la progettazione del quarto policlinico universitario della Sicilia, per il rafforzamento della formazione medica e il potenziamento delle apparecchiature dell’ospedale Umberto I. Altri quattro milioni vengono destinati all’Asp di Ragusa affinché possa finanziare il completamento di un edificio dell’ospedale Nino Baglieri di Modica: all’interno dovrà sorgere il dipartimento Salute mentale, con relativo parcheggio.
L’incognita del tempo
Su tutte queste misure, tuttavia, pende la spada di Damocle del tempo. La manovra, infatti, modifica il bilancio 2026 della Regione: questo significa che tutte le misure di spesa contenute dovranno trovare attuazione entro la fine dell’anno. L’Ars dovrebbe approvare il testo entro una settimana, poi ci saranno i tempi tecnici per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana: in due mesi da quel momento bisognerà impegnare le somme.
LENTEPUBBLICA
Il nuovo inventario della Pubblica Amministrazione in ottica Accrual: cos’è, perché adeguarsi e cosa fare entro il 2026
La riforma Accrual della contabilità pubblica rappresenta uno dei passaggi più rilevanti per gli enti pubblici italiani. Non si tratta soltanto di cambiare schemi di bilancio o piano dei conti, ma di costruire una rappresentazione più completa, aggiornata e verificabile del patrimonio pubblico.
In questo percorso, l’inventario assume un ruolo centrale: diventa la base informativa su cui poggia il nuovo sistema di contabilità economico-patrimoniale della Pubblica Amministrazione. E pertanto nuove soluzioni e applicativi quali la piattaforma PAccrual, sviluppata dalla Golem Net Sb, saranno sicuramente di supporto per le attività degli uffici e degli addetti ai lavori.
Il modello Accrual, previsto dalla Riforma 1.15 del PNRR, introduce infatti una contabilità fondata sulla competenza economica, con l’obiettivo di rendere più trasparenti, confrontabili e attendibili le informazioni economiche, patrimoniali e finanziarie delle amministrazioni pubbliche. Il nuovo sistema si fonda sugli standard contabili ITAS, sul piano dei conti multidimensionale e su regole comuni per la rilevazione dei fatti gestionali e del patrimonio.
In questo contesto, l’inventario non può più essere considerato un semplice elenco amministrativo di beni. Deve diventare uno strumento gestionale aggiornato, coerente con la contabilità e capace di rappresentare correttamente immobilizzazioni materiali, beni mobili, immobili, cespiti, valori, classificazioni, ubicazioni, titoli giuridici e stato di utilizzo.
Perché l’inventario è decisivo nella riforma Accrual
La logica Accrual richiede che ogni ente sia in grado di rappresentare il proprio patrimonio in modo veritiero e corretto. Questo significa conoscere quali beni possiede o controlla, dove si trovano, quale valore hanno, come sono classificati e se risultano coerenti con le scritture contabili.
Il MEF ha chiarito che il corretto aggiornamento della banca dati degli immobili pubblici è funzionale alla costituzione dell’inventario patrimoniale su cui poggia il nuovo sistema di contabilità economico-patrimoniale su base Accrual. La rilevazione dei beni immobili pubblici per l’anno 2025, infatti, è stata aperta tramite l’applicativo “Immobili” ed andava completata entro il 30 settembre 2026, anche in caso di dichiarazione negativa, secondo quanto indicato dal Portale Servizi MEF.
Adeguare l’inventario significa quindi preparare l’ente a una contabilità più evoluta, nella quale il dato patrimoniale non è accessorio, ma incide direttamente sulla costruzione dello stato patrimoniale, sulla determinazione del patrimonio netto e sulla qualità complessiva del bilancio.