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rassegna stampa del 12 marzo 2026

AGRIGENTONOTIZIE

Strade provinciali, bando da 2,8 milioni per la manutenzione nella zona centro-nord

Il Libero consorzio pubblica la gara per lavori straordinari sulla rete viaria. Le offerte dovranno essere presentate entro il 13 aprileNuovi interventi di manutenzione straordinaria in arrivo sulle strade provinciali della zona centro-nord della provincia. Il Libero consorzio comunale di Agrigento ha pubblicato il bando di gara per l’affidamento dei lavori, finanziati con fondi di bilancio dell’ente.
L’appalto riguarda un accordo quadro annuale con un solo operatore economico e prevede un importo complessivo di 2 milioni 810 mila euro, comprensivi di 84 mila 300 euro destinati agli oneri per la sicurezza e non soggetti a ribasso.
Il bando è disponibile sul sito istituzionale del Libero consorzio nella sezione dedicata a gare e appalti. Le imprese interessate dovranno presentare le offerte entro le ore 12 del 13 aprile attraverso la piattaforma digitale certificata Maggioli utilizzata dall’ente. L’apertura delle offerte telematiche è prevista per le ore 8,30 del giorno successivo nella sala gare del gruppo contratti del Libero consorzio, nella sede di via Acrone ad Agrigento.
Complessivamente gli interventi programmati per la rete stradale della zona centro-nord supereranno i 4 milioni 700 mila euro. Oltre alla gara appena pubblicata, infatti, è in corso un altro appalto – con scadenza fissata al 23 marzo – finanziato con fondi previsti dalla legge 145 del 2018.
"Le strade di questo comparto sono caratterizzate da diversi problemi, in particolare frane e cedimenti dei tracciati in vari punti – ha dichiarato il presidente del Libero consorzio Giuseppe Pendolino – ed è per questo che abbiamo deciso di intervenire anche con fondi di bilancio dell’ente per garantire la sicurezza di quanti percorrono queste arterie ogni giorno".
Gli interventi riguarderanno in particolare le strade utilizzate quotidianamente da lavoratori, studenti pendolari e titolari di attività produttive, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza e la percorribilità della rete viaria provinciale.
Il bando di gara e gli allegati tecnici sono consultabili al link: https://www.provincia.agrigento.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16603.


TELEACRAS 

Agrigento, “Mandorlo in fiore”, oggi si recupera l’accensione del Tripode
 

Non si è svolta ieri pomeriggio a causa della pioggia, e si svolgerà oggi pomeriggio, ad Agrigento, nella Valle dei Templi, innanzi al Tempio della Concordia, la
cerimonia, compresa nel “Mandorlo in fiore”, dell’accensione del Tripode dell’amicizia, e lo spettacolo dei droni “Concordia Mundi”, dalle ore 17 in poi, ad ingresso gratuito. E’ stata invece annullata la sfilata di oggi pomeriggio dei gruppi folkloristici da Piazza Pirandello a Piazza Cavour. E questa sera l’evento “America Latina Folk”, al Teatro Pirandello, inizierà alle ore 21 anziché alle 20:30.
Sarà possibile seguire la manifestazione dell’accensione del Tripode in diretta su Tele Monte Kronio, canale 80 del Digitale Terrestre, e sulla pagina Facebook “Mandorlo in Fiore Agrigento”.
L’evento sarà inoltre proiettato in diretta in Piazza Marconi, dalle ore 17.
Tutte le informazioni sul programma sono disponibili sull’app “Agrigento”, scaricabile da Play Store e Apple Store, e sulle pagine Facebook e Instagram “Mandorlo in Fiore Agrigento”. Il 78° Mandorlo in Fiore è organizzato dal Comune di Agrigento, in collaborazione con la Regione Siciliana, il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, il Parco Archeologico della Valle dei Templi, la Camera di Commercio di Agrigento, la DMO Distretto Turistico Valle dei Templi e la Fondazione Teatro Luigi Pirandello.


ILSICILIA

Voto segreto limitato, interventi dimezzati e Commissioni ridotte: le prime modifiche al regolamento Ars

Primissimi passi verso la modifica del regolamento dell’Ars. Durata poco meno di un’ora, la Commissione Regolamento ha fatto il suo esordio, convocata dal presidente dell’Assemblea Gaetano Galvagno, la seduta è stata utile per tracciare un primo quadro di quelle che saranno delle piccole nuove introduzioni, alcune delle quali molto significative, che verosimilmente potrebbero essere applicate a partire dalla prossima legislatura. Non è stato ancora fissato un secondo appuntamento, ma un tempo limite di circa quindici giorni, massimo un mese, per tornare a discute dell’argomento e apportare delle integrazioni alle proposte già avanzate.
Ma vediamo nel dettaglio le prime modifiche abbozzate.
Meno deputati nelle Commissioni
Interventi decisivi potrebbero riguardare le Commissioni e il loro organico.
La variazione del numero dei componenti delle Commissioni permanenti sarà così speculare alla riduzione a 70 del numero dei deputati regionali. La proposta è di ridurre il numero dei componenti a 11, fatta eccezione per la II Commissione Bilancio che resta immutata a 13 in ragione della sua natura di “Commissione filtro”, in quanto organo titolare di competenza trasversale rispetto agli specifici ambiti settoriali di competenza di ogni Commissione.
Interventi troppo lunghi in aula: i tagli
Tra i tasti dolenti, come più volte rilanciato dal presidente Galvagno, la lunghezza degli interventi in aula.
In tal senso modifiche sono previste per l’articolo 73 bis, con l’intento di facilitare l’adempimento costituzionale dell’approvazione dei documenti finanziari della Regione entro il termine ordinario del 31 dicembre di ciascun anno. Con le nuove introduzioni si prevede di dedicare gli ultimi cinque giorni dei 45 previsti per la sessione di bilancio alla sola votazione dell’articolato, senza discussione, per pervenire il prima possibile alla votazione finale.
Altra proposta intende concentrare il tempo a disposizione di ciascun deputato nella fase di discussione dell’articolato piuttosto che in quella precedente destinata alla discussione generale. L’obiettivo è così quello di fluidificare il dibattito parlamentare, circoscrivendo alla sola votazione finale la facoltà di intervento per dichiarazione di voto, considerando comunque che ciascun deputato ha la possibilità di intervenire nella discussione.
I tempi degli interventi sarebbero così sostanzialmente dimezzati: articolo 83 da 5 minuti a deputato, 30 totali, a 3 minuti a deputato, 15 totali; discussione generale da 15 minuti elevabili a 45 a 5 minuti elevabili a 15; articolato da 10 minuti a 10 minuti inclusi anche gli emendamenti; emendamenti da 10 minuti a zero, in quanto inclusi nella discussione sull’articolato; dichiarazione di voto da 5 minuti a 2 minuti; mozioni-illustrazione da 10 minuti a 5 minuti; mozione-discussione o dichiarazione di voto da 5 minuti a 3 minuti.
Voto segreto: la Sicilia si allinea al Senato
Abolire in toto il voto segreto o “liberi tutti” esattamente come avviene tra i banchi di Sala d’Ercole? Né bianco, né nero. La proposta avanzata in Commissione Regolamento è quella di intraprendere una via di mezzo. Il modello ideale è raffigurato dal Parlamento nazionale.
Importanti modifiche riguardano così l’articolo 122 e 127 del regolamento parlamentare, in linea con l’articolo 113 del regolamento del Senato. In particolar modo, quest’ultimo, secondo le prime modifiche, potrebbe prevedere che “di regola le votazioni avvengono per alzata e seduta, a meno che quattro deputati chiedano la votazione per divisione, cinque la votazione per scrutinio nominale e sette la votazione per scrutinio segreto esclusivamente” alle materie “riguardanti persone e le elezioni mediante schede. A richiesta del prescritto numero di deputati sono inoltre effettuate a scrutinio segreto le deliberazioni che incidono sui rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli 14, 16, 18, 20, 21, 29, 30, 31 e 32, secondo comma, della Costituzione; le deliberazioni che concernono le modifiche al Regolamento dell’Assemblea; l’istituzione di Commissioni parlamentari di indagine; qualsiasi deliberazione concernente le leggi di cui agli articoli 3, 8 bis, 9, 12, comma 2, 13 bis, 17 bis e 41 bis dello Statuto della Regione; le deliberazioni che concernono le leggi relative agli organi degli enti locali territoriali e le deliberazioni che concernono le legge in materia elettorale. In nessun caso è consentita la votazione a scrutinio segreto allorché l’Assemblea sia chiamata a deliberare sugli articoli ed emendamenti dei disegni di legge di approvazione del bilancio e di stabilità regionale o del consuntivo della Regione, di variazione di bilancio, di autorizzazione all’esercizio provvisorio“.
Novità anche per l’articolo 116, relativo alla votazione per parti separate, sempre nell’ottica di rendere più spedita la discussione degli argomenti sottoposti all’aula. Un richiamo all’articolo 102, anche in questo caso, del regolamento del Senato. Secondo le prime modifiche non sarà ammessa in ogni caso, così come avviene oggi, ma “su qualunque testo che contenga più disposizioni o che si riferisca a più soggetti od oggetti, o che sia comunque suscettibile di essere distinto in più parti aventi ciascuna un proprio significato logico ed un valore normativo, un presidente di gruppo parlamentare o il governo possono avanzare richiesta di votazione per parti separate. Sulla richiesta, che può, essere illustrata dal proponente per non più di tre minuti, l’Assemblea delibera per alzata e seduta senza discussione. Qualora la richiesta venga approvata, sulla votazione non può essere richiesto lo scrutinio segreto.



GRANDANGOLO

Manutenzione strade provinciali della zona centro-nord, al via bando

L'appalto ha un importo di 2.810.000,00 euroPrevisti ulteriori lavori di manutenzione sulle strade provinciali di competenza del Libero Consorzio grazie ad un corposo stanziamento da parte della Giunta Provinciale presieduta da Giuseppe Pendolino. E’ pubblicato infatti sulla home page istituzionale www.provincia.agrigento.it (sezione gare e appalti) il bando di gara per l’accordo quadro annuale con un solo operatore economico per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della zona centro-nord, interamente finanziato con fondi di bilancio del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. L’appalto ha un importo di 2.810.000,00 euro, compresi 84.300,00 euro per oneri di sicurezza (non soggetti a ribasso). Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 12:00 del prossimo 13 aprile 2026 esclusivamente per mezzo della piattaforma digitale certificata Maggioli in uso al Libero Consorzio. Le offerte telematiche saranno aperte alle ore 8:30 del 14 aprile 2026 nella sala gare del Gruppo Contratti del Libero Consorzio Comunale di Agrigento (Via Acrone, 27 – Agrigento).Complessivamente, dunque, per le strade della zona centro-nord andranno in gara a breve lavori per oltre 4.700.000, 00 euro, considerando anche un altro appalto (in scadenza in prossimo 23 marzo) finanziato con fondi previsti dalla Legge 145/2018 (art. 1, c.883). “Le strade di questo comparto sono caratterizzate da vari problemi, in particolare frane e cedimenti dei tracciati in diversi punti” afferma il Presidente Giuseppe Pendolino “ed è per questo che abbiamo deciso di intervenire anche con fondi di bilancio dell’Ente per garantire la sicurezza di quanti, in particolare lavoratori, studenti pendolari e titolari di attività produttive, percorrono queste strade quotidianamente”.




LENTEPUBBLICA

Come funzionano le assunzioni all'interno del PIAO? Ecco cosa sapere

Assunzioni nella Pubblica Amministrazione e PIAO: come funzionano all’interno del sistema di programmazione del personale? Scopriamo quali sono le informazioni utili da conoscere.
Negli ultimi anni il sistema di reclutamento della Pubblica amministrazione italiana è stato oggetto di una profonda trasformazione. Al centro di questo cambiamento si trova il PIAO, acronimo di Piano Integrato di Attività e Organizzazione, uno strumento introdotto per razionalizzare la programmazione delle amministrazioni pubbliche, semplificare gli adempimenti e rendere più coerenti le politiche di gestione delle risorse umane.
Il PIAO non è soltanto un documento burocratico: rappresenta oggi il quadro strategico attraverso cui le amministrazioni pianificano obiettivi, organizzazione, performance e soprattutto fabbisogni di personale, elemento fondamentale per le future assunzioni.
Comprendere come funziona il meccanismo delle assunzioni all’interno del PIAO significa quindi capire come lo Stato e gli enti pubblici decidono quando, dove e con quali modalità reclutare nuovi dipendenti. Si tratta di un tema centrale non solo per chi aspira a lavorare nel settore pubblico, ma anche per chi studia l’evoluzione della macchina amministrativa italiana.
Contesto e normativa: da semplificazione amministrativa a strumento strategico
Il PIAO nasce nel quadro delle riforme amministrative avviate negli ultimi anni per migliorare l’efficienza del settore pubblico. Il riferimento normativo principale è il decreto-legge 9 giugno 2021 n. 80, convertito nella legge 113 del 2021, noto anche come decreto sul rafforzamento della capacità amministrativa legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
La riforma è stata poi completata con il DPR n. 81 del 2022 e con il Decreto del Ministero della Pubblica amministrazione del 30 giugno 2022, che hanno definito contenuti, struttura e modalità operative del piano.
L’obiettivo era chiaro: unificare in un unico documento diversi piani precedentemente separati, tra cui:
piano triennale dei fabbisogni di personale
piano della performance
piano anticorruzione e trasparenza
piano organizzativo del lavoro agile
strumenti di pianificazione delle attività
In questo modo si è cercato di ridurre la frammentazione normativa e garantire una visione integrata della gestione amministrativa.
Dal punto di vista delle assunzioni, l’elemento decisivo è l’integrazione nel PIAO del Piano triennale dei fabbisogni di personale (PTFP), che rappresenta la base su cui ogni amministrazione stabilisce quanti dipendenti servono, con quali profili professionali e con quali tempistiche.
Programmazione e contenuto del PIAO
Il PIAO è un documento di pianificazione triennale aggiornato annualmente. In pratica ogni amministrazione pubblica – ministeri, enti locali, agenzie, università, autorità indipendenti e molti altri organismi – deve redigere questo piano e pubblicarlo sul proprio sito istituzionale.
Il documento contiene diverse sezioni, ma quelle che incidono maggiormente sul tema delle assunzioni sono:
Strategia organizzativa
Qui l’amministrazione definisce missione, obiettivi e struttura organizzativa, indicando come intende raggiungere i risultati previsti. La struttura dell’ente, le competenze interne e le esigenze operative sono elementi fondamentali per stabilire se sia necessario reclutare nuovo personale.
Piano dei fabbisogni di personale
È la parte più rilevante per il reclutamento. In questa sezione vengono individuati:
numero di dipendenti necessari
profili professionali richiesti
modalità di copertura dei posti
sostenibilità finanziaria delle assunzioni
La normativa impone che la programmazione sia coerente con i vincoli di bilancio e con i limiti di spesa del personale stabiliti dalle leggi di finanza pubblica.
Pianificazione delle competenze
Negli ultimi anni si è data particolare attenzione alle competenze digitali, tecniche e amministrative. Le amministrazioni devono indicare nel PIAO anche strategie di formazione e aggiornamento professionale, fondamentali per accompagnare le nuove assunzioni e valorizzare il personale già in servizio.
Modalità di reclutamento nella Pubblica Amministrazione
Una volta individuato il fabbisogno nel PIAO, l’amministrazione può avviare le procedure di reclutamento. Il sistema italiano prevede diversi strumenti, regolati principalmente dal decreto legislativo n. 165 del 2001 e dalle successive riforme.
Concorsi pubblici
Il concorso rimane la modalità principale di accesso alla Pubblica amministrazione. Si tratta di procedure selettive aperte, basate su:
prove scritte
prove orali
valutazione dei titoli
Negli ultimi anni il legislatore ha cercato di semplificare e velocizzare i concorsi, riducendo il numero delle prove e favorendo l’utilizzo di strumenti digitali.
Scorrimento delle graduatorie
Un’altra modalità consiste nell’utilizzare graduatorie già esistenti, derivanti da concorsi precedenti. Questa soluzione permette di coprire i posti disponibili più rapidamente senza avviare nuove selezioni.
Mobilità tra amministrazioni
La normativa consente anche il trasferimento di dipendenti già in servizio presso altre amministrazioni, attraverso procedure di mobilità volontaria o obbligatoria.
Questo strumento viene spesso utilizzato quando si vogliono coprire posti vacanti senza aumentare il numero complessivo dei dipendenti pubblici.
Reclutamenti speciali e procedure semplificate
In alcuni casi la legge prevede modalità straordinarie di assunzione, ad esempio per:
progetti legati al PNRR
Personale altamente qualificato
esigenze urgenti di determinate amministrazioni
Queste procedure possono prevedere selezioni più rapide o contratti a tempo determinato.
Il ruolo del PIAO nel sistema di reclutamento
Il PIAO non sostituisce i concorsi pubblici né le altre procedure di assunzione. Tuttavia svolge una funzione fondamentale: stabilisce a monte la necessità di reclutare nuovo personale.
In altre parole, nessuna amministrazione può avviare concorsi o altre procedure senza che il fabbisogno sia stato preventivamente programmato nel piano.
Questo meccanismo introduce alcune novità importanti.
Pianificazione più coerente
Prima dell’introduzione del PIAO, la programmazione del personale era spesso frammentata tra diversi documenti. Il nuovo sistema mira a garantire maggiore coerenza tra obiettivi amministrativi e politiche di assunzione.
Trasparenza e controllo
Il piano deve essere pubblicato online e inserito nel portale della funzione pubblica. Questo consente una maggiore trasparenza nelle decisioni relative al personale.
Collegamento con performance e organizzazione
Il PIAO collega il fabbisogno di personale agli obiettivi di performance e alla struttura organizzativa dell’ente. In teoria, quindi, le assunzioni dovrebbero essere strettamente legate alle esigenze operative reali.
Come funzionano le assunzioni in assenza dell’approvazione del nuovo PIAO?
Il PIAO ha natura triennale con aggiornamento annuale. Questo significa che le amministrazioni continuano a operare sulla base della pianificazione già approvata finché il nuovo documento non viene formalmente adottato. Di conseguenza, se il reclutamento era stato programmato nel piano precedente e sono rispettati i vincoli finanziari e normativi sul personale, le assunzioni possono considerarsi generalmente valide, anche se il nuovo PIAO non è stato ancora approvato.
Diverso è il discorso relativo alla mancata adozione del Piano delle azioni positive, documento previsto dalla normativa sulle pari opportunità nelle pubbliche amministrazioni. L’assenza di questo piano può comportare conseguenze sul piano organizzativo e amministrativo, ma non determina automaticamente l’invalidità delle assunzioni già effettuate, salvo specifiche situazioni di irregolarità procedurale.
Criticità del sistema attuale
Nonostante le finalità di semplificazione, il funzionamento del PIAO ha sollevato alcune criticità segnalate da amministrazioni, studiosi e organismi di controllo.
Complessità amministrativa
Molti enti, soprattutto di piccole dimensioni, hanno segnalato difficoltà nella redazione del piano. La quantità di informazioni richieste e la necessità di coordinare diversi ambiti organizzativi possono rendere il processo complesso.
Tempi di reclutamento ancora lunghi
Sebbene siano stati introdotti strumenti per accelerare i concorsi, in molti casi i tempi di assunzione rimangono elevati. Tra programmazione, autorizzazioni e procedure selettive possono passare anche diversi mesi.
Carenza di competenze specialistiche
Un altro problema riguarda la difficoltà di attrarre figure altamente qualificate, soprattutto in ambiti come:
informatica
ingegneria
analisi dei dati
gestione dei progetti
Il settore pubblico fatica spesso a competere con il mercato privato in termini di retribuzioni e opportunità di carriera.
Differenze tra amministrazioni
Il funzionamento del PIAO può variare molto tra amministrazioni centrali ed enti locali. Alcuni organismi dispongono di strutture amministrative solide, mentre altri incontrano maggiori difficoltà nella programmazione strategica.
Scenari futuri e possibili evoluzioni
Nonostante le criticità, il PIAO rappresenta uno dei pilastri della modernizzazione amministrativa avviata negli ultimi anni.
Gli esperti ritengono che il sistema possa evolversi in diverse direzioni.
Maggiore digitalizzazione
Una delle prospettive più rilevanti riguarda l’integrazione con piattaforme digitali per la gestione del personale e dei concorsi, con l’obiettivo di ridurre i tempi delle procedure e migliorare la gestione dei dati.
Rafforzamento delle competenze nella PA
Il fabbisogno di professionalità specialistiche è destinato ad aumentare. Per questo motivo la programmazione del personale dovrà puntare sempre più su nuovi profili professionali legati alla transizione digitale ed ecologica.
Migliore coordinamento tra amministrazioni
Un’altra possibile evoluzione riguarda il coordinamento tra enti diversi per evitare duplicazioni di procedure e favorire l’utilizzo condiviso delle graduatorie o delle banche dati dei candidati.
Un sistema ancora in evoluzione
Il PIAO rappresenta oggi uno degli strumenti più importanti per la gestione della Pubblica amministrazione italiana. Attraverso questo piano le amministrazioni definiscono strategie, obiettivi e fabbisogni di personale, ponendo le basi per le future assunzioni.
La riforma ha introdotto un approccio più integrato alla programmazione amministrativa, ma il sistema è ancora in fase di consolidamento. Le prossime evoluzioni dipenderanno dalla capacità delle istituzioni di semplificare ulteriormente le procedure, rafforzare le competenze interne e rendere il reclutamento più rapido ed efficace.
Per chi guarda al lavoro pubblico, comprendere il funzionamento del PIAO significa quindi comprendere come nasce una nuova opportunità di assunzione nella Pubblica amministrazione: tutto parte dalla programmazione, passa attraverso il piano e si traduce, infine, nelle procedure di selezione che portano all’ingresso dei nuovi dipendenti.



QDS

Smart working, la Sicilia sotto la media nazionale

Dopo la pandemia sempre più realtà fanno uso dello smart working, ma nell’Isola i dati rimangono bassiPALERMO – Mentre il resto del Paese tenta di stabilizzare il lavoro agile come nuovo standard di vita, la Sicilia fatica a tenere il passo, evidenziando un divario digitale e strutturale ancora profondo. Secondo gli ultimi dati Istat sul censimento permanente, nell’Isola solo il 9,4% degli occupati ha svolto almeno un giorno di lavoro da remoto. Un dato che scende ulteriormente se si guarda alla provincia di Enna, che con appena il 5,8% di lavoratori agili si attesta come la realtà meno connessa dell’intera Penisola. Anche tra i grandi centri urbani, Messina chiude la classifica nazionale dei comuni con oltre 150 mila abitanti, fermandosi a una quota del 9,4%. Poco meglio fa Catania con il 10,7%, mentre Palermo si conferma il polo più dinamico della regione raggiungendo il 13,4%, sfiorando la media nazionale.
Il confronto con il Centro-Nord
Il contrasto con le regioni del Centro-Nord è netto. Se la Sicilia e la Sardegna si attestano su una media del 9,7%, il Nord-Est guida la classifica nazionale con il 17,1%, seguito dal Centro al 16,1%. Il Lazio è la prima regione d’Italia con il 21,5% di smart worker, trainato da Roma che sfiora il 30%. In Lombardia (18,6%) spicca il caso di Milano, dove quasi quattro occupati su dieci (38,3%) lavorano regolarmente da casa o in modalità agile.
L’evoluzione dello smart working in Italia
A livello nazionale, lo smart working sembra aver trovato un punto di equilibrio dopo la tempesta pandemica. Il 13,8% degli occupati italiani (circa 3,4 milioni di persone) ha lavorato da remoto. Si tratta di una quota quasi triplicata rispetto al modesto 4,8% del 2019, l’anno precedente all’emergenza sanitaria. Tuttavia, il dato è in leggera flessione rispetto al picco del 15,1% registrato nel 2021, segnale di un rientro parziale negli uffici dopo la fine delle restrizioni.
Il confronto con la media europea
Nonostante il balzo in avanti, l’Italia resta comunque indietro rispetto alla media europea: in quest’ultimo censimento il nostro Paese ha registrato un 5,9% di lavoratori che operano “abitualmente” da casa, contro una media Ue del 9,1% e punte che superano il 20% in Finlandia e Irlanda.
I settori dove cresce il lavoro agile
L’analisi del documento Istat evidenzia come il lavoro agile sia una prerogativa delle professioni più qualificate e dei settori tecnologici. In Italia, il 60,2% di chi lavora nei “Servizi di informazione e comunicazione” e il 43,7% di chi opera in ambito finanziario e assicurativo ha adottato lo smart working. Al contrario, in settori come l’agricoltura (4,1%), la ristorazione (3,8%) o la sanità (5,7%), la presenza fisica resta indispensabile.
Il peso del titolo di studio nello smart working
Un fattore determinante è il titolo di studio: tra i laureati, il 29% ha sperimentato il lavoro a distanza. Ma anche in questo caso la Sicilia mostra un deficit preoccupante: nell’Isola solo il 18,4% dei laureati lavora in smart working, contro il quasi 40% di Lombardia e Lazio. Addirittura a Enna solo un laureato su dieci (10,8%) ha accesso a questa modalità lavorativa, segno che le competenze elevate non sempre trovano uno sbocco digitale nelle aziende locali.
Differenze di genere nel lavoro da remoto
Il lavoro agile in Italia è più diffuso tra le donne (15,2%) rispetto agli uomini (12,7%). Questa differenza si accentua al Sud: a Napoli, per esempio, le donne in smart working sono il 20,3% contro il 12,6% degli uomini. Lo strumento viene percepito come fondamentale per conciliare vita privata e professionale, riducendo tempi e costi di spostamento.
Le fasce d’età più coinvolte nello smart working
Dal punto di vista anagrafico, i più attivi sono i “giovani adulti” tra i 30 e i 49 anni (15,1%), ovvero la fascia di popolazione più stabilmente inserita nel mercato del lavoro e dotata di buone competenze digitali. I più giovani (under 30) e i lavoratori più esperti (over 50) si attestano invece su percentuali leggermente inferiori (circa 12,5%).
La sfida dello smart working in Sicilia
In conclusione, se per le città del Nord lo smart working è diventato un elemento strutturale di modernizzazione urbana e sostenibilità, per la Sicilia la strada è ancora in salita. La sfida per il futuro dell’Isola non sarà solo tecnologica, ma culturale e organizzativa, per evitare che la rivoluzione digitale rimanga confinata oltre lo Stretto.




ITALIAOGGI

Dirigenti pubblici, scatta l’obbligo di pubblicare i redditi: ecco le regole

Il Consiglio dell'Anac ha approvato un parere che amplia l'obbligo di pubblicazione dei redditi a dirigenti interni, esterni e titolari di funzioni dirigenziali, anche senza qualifica formale, per garantire trasparenzaL’obbligo di pubblicazione dei redditi riguarda non solo i dirigenti con incarichi amministrativi di vertice, ma anche i dirigenti interni, quelli esterni e i titolari di funzioni dirigenziali negli uffici di diretta collaborazione, anche se privi della qualifica formale di dirigente o non appartenenti alla Pa.
È quanto approvato dal Consiglio dell’Anac in un parere in merito all’ambito di applicazione degli obblighi di pubblicazione previsti dall’art. 14 del d.lgs. 33/2013 per i dirigenti pubblici.
Anac precisa che, per i titolari di incarichi dirigenziali diversi da quelli conferiti ai sensi dell’art. 19, co. 3 e 4, del d.lgs. 165/2001, la disciplina dell’art. 14 è attualmente in fase di revisione da parte del legislatore e infatti si attende l’adozione di un nuovo regolamento che potrebbe ridefinire il perimetro degli obblighi.
Leggi anche: Compensi pubblici oltre 240mila euro: ecco cosa dice la Corte dei conti
Le norme vigenti e la trasparenza amministrativa
Restano invece pienamente vigenti le previsioni del co. 1-ter dell’art. 14, non coinvolto né nella questione valutata dalla Corte costituzionale né nella relativa decisione. La norma stabilisce che ciascun dirigente debba comunicare alla propria amministrazione «gli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica». L’ente è tenuto a pubblicare tali dati sul proprio sito istituzionale, nella sezione «Amministrazione Trasparente», con aggiornamento annuale e comunque entro il 30 marzo dell’anno successivo, in coerenza con il termine del 30 novembre fissato dal D.P.C.M. 23 marzo 2012 per la trasmissione dei dati.
Secondo l’Autorità, la ratio della disposizione è garantire un controllo efficace sul rispetto dei limiti retributivi nel settore pubblico, favorendo la tempestiva accessibilità a informazioni aggregate e comparabili. L’obbligo riguarda tutti i dirigenti, compresi coloro che operano presso società a controllo pubblico non quotate.
Cosa rientra negli emolumenti complessivi
Per «emolumenti complessivi» devono intendersi non solo stipendi e voci fondamentali del trattamento economico, ma anche indennità, compensi accessori, remunerazioni derivanti da incarichi aggiuntivi o consulenze conferite da amministrazioni pubbliche, incluse le società partecipate, anche se estranee all’amministrazione di appartenenza.
Le dichiarazioni devono includere tutti gli incarichi in essere nell’anno di riferimento, a prescindere dalla durata. Per gli incarichi pluriennali il compenso deve essere indicato sia in forma complessiva sia ripartito su base annua.




ILSOLE24ORE

Enti locali, 1 miliardo per il nuovo contratto Aumenti da 135 euro

Pubblico impiego. Via libera del comitato di settore all’atto di indirizzo sul 2025/27: più spinta alla flessibilità oraria e al welfare aziendaleSono passate meno di tre settimane dalla firma definitiva del contratto 2022/24 di Regioni ed enti locali, che si farà sentire da questo mese nelle buste paga dei circa 403mila dipendenti interessati. Ma già si accende la macchina per il rinnovo 2025/27, con l’atto di indirizzo approvato dal comitato di settore.
Sul tavolo, dettaglia il documento inviato ai ministeri dell’Economia e della Pa, ci sono 988,81 milioni di euro, chiamati a finanziare i nuovi aumenti che i calcoli dell’Aran misurano in 135,5 euro lordi al mese. La notizia è ovviamente buona per il personale di Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane e Camere di commercio, che sale sul treno dei rinnovi in corsa per recuperare i ritardi accumulati nel passato a centrare l’obiettivo lanciato a più riprese dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo. Ma solleva qualche incognita in più sui bilanci locali, chiamati a gestire un nuovo costo aggiuntivo dopo i 983 milioni annui a regime chiesti dall’intesa 2022/24.
Sul punto, il quadro si è modificato con il fondo per gli stipendi dei Comuni introdotto dall’ultima manovra, con 50 milioni nel 2027 e 100 dal 2028. Ma le cifre indicano che per il momento la novità è importante sul piano simbolico, rappresentando il primo finanziamento statale per le buste paga locali, ma leggera su quello pratico. È un passo iniziale, che gli enti (e la Funzione pubblica) puntano a far crescere nel tempo, ma che dovrà farsi largo fra le tante esigenze di una finanza pubblica contraddistinta da margini di bilancio risicati.
Oltre a indicare le cifre, che valgono 329,6 milioni sul 2025 e 659,2 milioni su quest’anno prima di arrivare ai 988,81 milioni a regime dal 2027, l’atto di indirizzo fissa le priorità per il negoziato fra l’Aran e i sindacati. Tra queste torna a primeggiare il welfare aziendale, che per il comitato di settore «assume un ruolo fondamentale» per aumentare «l’attrattività del lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione»; tema vitale soprattutto per gli enti locali, dove i livelli retributivi medi restano più bassi di quelli delle altre Pa e quindi l’esodo verso posti di lavoro pagati meglio è più intenso.
Nel tentativo di invertire la tendenza, si legge nell’atto di indirizzo, «il ruolo della contrattazione nazionale è decisivo per definire la cornice delle regole»; ma occorrerà intervenire anche sui finanziamenti, prevedendo «la facoltà di integrare le risorse per il welfare integrativo mediante l’utilizzo delle risorse dei fondi».
Sui margini di finanziamento del welfare aziendale è in corso da tempo un tiro alla fune fra enti locali e ministero dell’Economia, in un quadro ora modificato però dal decreto Pa (Dl 25/2024) che permette a chi ha i conti in ordine di sbloccare il salario accessorio. E il confronto con la Ragioneria generale potrebbe riattivarsi anche sui «criteri chiari e uniformi per individuare gli elementi retributivi da computare ai fini della retribuzione delle ferie, distinguendo tra voci strettamente collegate allo svolgimento delle mansioni e voci eventuali o eccezionali», altro tema sollevato dal nuovo atto di indirizzo. Sul terreno dell’organizzazione del lavoro, invece, fra le richieste principali c’è quella di spingere sulla flessibilità per favorire la conciliazione fra vita e lavoro, in particolare per genitori e caregiver.
Con l’l’atto di indirizzo sulle «funzioni locali», definito pochi giorni dopo quello sulla sanità anticipato sul Sole 24 Ore del 27 febbraio, si completa il quadro delle trattative 2025/27 sui comparti del pubblico impiego, dal momento che il negoziato sull’istruzione è partito ieri (articolo sotto) e quello su ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici vedrà oggi una nuova puntata con l’arrivo delle cifre degli aumenti per il tabellare, fra 119,6 e 208,8 euro al mese a seconda dell’inquadramento (Sole 24 Ore di ieri).



ILSOLE24ORE

Legge elettorale (e premierato) in stand by aspettando il referendum

La data dell’incardinamento in commissione Affari costituzionali della Camera della riforma elettorale presentata dai capigruppo della maggioranza il 26 febbraio scorso era attesa in mattinata. Ma alla fine l’ufficio di presidenza della commissione non se ne è occupato. «Parlerò di legge elettorale solo dopo il referendum della giustizia», chiosa il presidente azzurro Nazario Pagano.
È la conferma del “congelamento” dello Stabilicum, come nel centrodestra hanno ribattezzato la proposta di un proporzionale con premio di maggioranza per chi supera il 40% dei voti, per motivi di opportunità politica (si veda il Sole 24 Ore del 4 marzo): in giorni in cui gli ultimi sondaggi disponibili registrano la rimonta dei No, non si vuole dare alle opposizioni l’esca per ulteriori accuse di “autoritarismo”. Proprio nelle scorse ore la segretaria del Pd, Elly Schlein, per far un solo esempio, ha rilanciato l’allarme “pieni poteri”: «Solo un governo scollegato dalla realtà di milioni di italiani, con i salari che sono tra i più bassi d’Europa e con il potere d’acquisto in forte calo, può pensare che la priorità sia quella di cambiare le regole per garantirsi - è il j’accuse -. Noi abbiamo detto chiaramente che quella legge elettorale ha un premio di maggioranza talmente alto che consentirebbe a chi vince le prossime elezioni di riuscire ad eleggere da solo il Capo dello Stato, è figlia della fretta e della paura dell’esito referendario».
Già, la paura dell’esito referendario. Non c’è dubbio che Giorgia Meloni abbia voluto provare a blindare l’accordo sulla riforma elettorale con la presentazione di un testo base in Parlamento proprio per prevenire possibili fibrillazioni interne alla maggioranza in caso di vittoria dei No. Anche a costo di qualche rinuncia, come il mancato inserimento delle preferenze, invise agli alleati azzurri e soprattutto leghisti (Fratelli d’Italia si è riservata di ripresentare il tema sotto forma di emendamenti). È possibile ipotizzare che in caso di vittoria del No le richieste di Fi e Lega riprenderebbero vigore, irrigidendo le posizioni. A farne le spese potrebbe essere ad esempio il ballottaggio tra i primi due arrivati se nessuno raggiunge il 40% ma supera il 35%: norma di chiusura fortemente voluta da Fratelli d’Italia ma invisa agli alleati, che puntano neanche troppo dietro le quinte ad affossarla. Eppure nessuno nel centrodestra mette in dubbio la necessità, in ogni caso, di superare quei collegi uninominali dell’attuale Rosatellum (37%) che porterebbero quasi sicuramente a un ingestibile pareggio tra coalizioni.
Diverso il discorso sulla riforma costituzionale che introduce l’elezione diretta del premier: non è un caso se il Ddl Casellati, approvato in Senato nell’ormai lontano giugno del 2024, giaccia inerte nella prima commissione della Camera. Nei mesi scorsi a Palazzo Chigi è stata presa la decisione di mandare avanti per prima la riforma delle giustizia, con annesso referendum consultivo, nella convinzione che fosse più condivisa: non solo i sondaggi fino a qualche settimana fa davano una netta prevalenza dei Sì, ma la separazione delle carriere e del Csm è appoggiata da parte delle opposizioni (i “centristi” di Azione, Italia Viva e Più Europa e alcune personalità del Pd). Ma se il 22 e 23 marzo dovessero vincere i No, anche il percorso lento scelto infine per il premierato - ossia approvazione entro la fine della legislatura e celebrazione del relativo referendum solo dopo le elezioni politiche - potrebbe arenarsi definitivamente. «Di certo, si aprirebbe come minimo una riflessione sul tema riforme della Costituzione, che falliscono tutte...», ammettono in molti a taccuino chiuso.













































































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